Otto storie di “officina digitale”

nov 13th, 2012 | By | Category: Mondo Cattolico

L’“Officina digitale” è “un colloquio, un ascolto reciproco”. Si basa sul “fare, in un contesto di trasmissione” e di “apprendimento vicendevole dentro una relazione formativa”. Lo ha precisato monsignor Domenico Pompili, sottosegretario e portavoce Cei, intervenendo all’incontro residenziale Anicec (animatori comunicazione e cultura) svoltosi a Roma dal 9 all’11 novembre. Il sottosegretario ha definito gli animatori “una minoranza creativa e attiva” che opera “sui territori per facilitare il colloquio tra Chiesa e cultura”. 

I lavori sono stati introdotti da monsignor Dario Edoardo Viganò, direttore scientifico del corso Anicec, e da don Ivan Maffeis, vice direttore dell’Ufficio nazionale comunicazioni sociali Cei. Monsignor Viganò ha invitato gli animatori a “non scoraggiarsi, nonostante la fatica e l’impegno”. A farsi “strumento della comunicazione sul territorio”. Ma anche “a custodire spazi di silenzio per la riflessione”.  Don Maffeis ha ricordato che “la Rete è un’opportunità da cogliere e un dono”. E, dinanzi all’“Officina”, è necessario “porsi con la stessa curiosità del garzone di bottega, che sa approfittare della possibilità che gli viene offerta per imparare”. Ha ricordato anche la campagna del Copercom “La vita è buona…” che “s’inserisce, a pieno titolo, nell’esperienza degli animatori e dell’attuale incontro”.

Tra i relatori, oltre a monsignor Pompili, anche padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, e Chiara Giaccardi, docente di Sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica di Milano.

In quest’“officina” niente incudini e martelli. Niente tute e camici. Ma donne e uomini fortemente motivati, con volti e storie diversi. Con le loro esperienze, tutte interessanti, hanno raccontato un’Italia ignorata dai media. Si sa, le buone notizie non fanno notizia…

Ha cominciato Massimo Tallarini, docente di Saronno (Varese), presentando il progetto “Inferno e Inferni. L’attualità di Dante”, che coinvolge i ragazzi del liceo dove insegna. La prima parte riguarda temi d’attualità e di storia. La seconda letture e visione in classe di film. Dopo la riflessione in comune, ha spiegato, “i ragazzi producono un videoclip di presentazione delle idee emerse”. I tanti inferni nel mondo, ha aggiunto, esistono perché “si sceglie il male. Non sono casuali ma scelte di singoli uomini”. Per Tallarini,la Retee il digitale sono utili solo se li mettiamo in relazione con la cultura.

Ascoltando Pia Pezza (insegnante di Napoli) si coglie un entusiasmo contagioso. Insieme a Stefania De Bonis, ha collaborato con la diocesi partenopea al progetto “Nuove tecnologie. Nuove opportunità. Nuove relazioni”, per sensibilizzare studenti e insegnanti (di tre scuole superiori, due pubbliche e una paritaria) contro i rischi della Rete. Con l’aiuto di alcuni esperti, sono stati organizzati quattro incontri. Si è parlato anche di cyberbullismo e furti d’identità, con gli interventi di due agenti della Polizia postale. Pia Pezza ha un sogno: vorrebbe promuovere, tramite Internet, “una rivoluzione civile, cristiana e umana” per la sua città.

L’esperienza di Lorenzo Lattanzi, docente di Macerata e presidente provinciale dell’Aiart (Associazione italiana ascoltatori radio e televisione), nasce in parrocchia. Il progetto che porta avanti si chiama “In Rete per fare ‘goal’”. Si muove su due piani: educativo e associativo. Oggi “gli adulti – ha osservato – giocano a fare i bambini”. E questo complica tutto. Da sette anni, grazie all’aiuto di una rete interassociativa, promuove incontri che coinvolgono genitori, catechisti, insegnanti e giovani. Come presidente provinciale dell’Aiart, è spesso relatore in convegni e in incontri di media education. Per Lattanzi “camminando si apre il cammino”…

Marilena Marino, cantautrice di Bastia Umbra (Perugia), ha creato un blog, Nobell.it, per abbattere “le barriere culturali” ed evitare “l’isolamento” di chi “è animato da vero spirito cristiano e vuole testimoniare il Vangelo, ma si trova nell’impossibilità di far udire la propria voce in questa società seriamente secolarizzata”.La Retedeve rappresentare “un nuovo umanesimo”, offrendo “una possibilità di cambiamento”. Compito primario di “noi animatori – ha affermato – dovrebbe essere l’inculturazione del Web”, a partire dalla “riscoperta delle Sacre Scritture”.

Da Busseto (Parma), la testimonianza di Stefania Manganelli (educatrice). L’iniziativa messa in campo è “La Parrocchiasu Facebook”. La parrocchia è quella di San Bartolomeo. Il progetto scaturisce dal suo cammino di fede, da “una vera rigenerazione”, ha confessato. Di qui il corso Anicec e l’attuale impegno su Facebook. La pubblicazione di eventi e della lectio divina, l’invio di messaggi personalizzati ai giovani e le “grandi domande dei bambini” raggiungono “in modo garbato e incisivo molte persone”. I giovani, “che hanno ripreso a frequentare l’oratorio – ha sottolineato –, sono tra i più piacevolmente sorpresi dell’attenzione nei loro confronti”. Pur di fare “rete”, Stefania si avvale anche del settimanale “Il Quotidiano” e della produzione di dvd. Ma ciò che conta è “una comunicazione orientata alla comunione”. Ha concluso, con gli occhi che le brillavano, comunicando che suo figlio entrerà in seminario.

L’esperienza di Ida Marengo, insegnante di Cuneo, riguarda la realizzazione di una rete territoriale che collega musei, chiese e beni culturali delle diocesi di Alba, Cuneo, Fossano, Mondovì e Saluzzo. Non solo materiali accessibili e condivisibili tramite i siti, ma iniziative per valorizzare il patrimonio artistico e religioso del territorio (come gli “Itinerari del sacro”) o attività di formazione (quella, ad esempio, dei “Volontari per l’arte”). In particolare, ha segnalato la recente apertura, a Cuneo, del Museo diocesano “San Sebastiano”, che impiega nuove tecnologie.

Il giovane Emanuele Perlangeli, della diocesi di Lecce, ha illustrato il progetto “Mosè” (supporto digitale interattivo per ambienti ecclesiali). “All’interno di questa possibilità, offerta dalla Regione Puglia, come giovani impegnati nella diocesi e nelle nostre parrocchie – ha spiegato – vogliamo provare a dare nuovo impulso agli ambienti parrocchiali tramite la realizzazione di un supporto digitale ed interattivo, capace di integrare tecnologia, praticità e nuove modalità per favorire il servizio ecclesiale attraverso nuovi linguaggi e nuovi contenuti”. In sostanza, è un dispositivo touch-screen (tablet) con un software per la gestione delle utility, fruibili da parroci, operatori, collaboratori, gruppi parrocchiali, visitatori e turisti.

Infine, la testimonianza di Francesca Politi, giovane studentessa di Catania. L’ha offerta con l’entusiasmo tipico della sua età, prendendo spunto dalla preparazione della tesi di laurea (“La comunicazione web 2.0 della Chiesa cattolica: un’indagine sull’uso missionario dei social network”). “Il contatto virtuale, attraverso la relazione favorita proprio dai social network, può trasformarsi in incontro reale”, ha esordito. Ma gli animatori “devono conoscere le varie piattaforme digitali. Scegliere il tipo di condivisione. Migliorare l’interazione”. E, soprattutto, “non dimenticare l’evangelizzazione”.

Patrizio Ciotti 

 

Fonte: Copercom

 

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