Fede: dal dono alla ricerca nel mondo occidentale

ott 27th, 2012 | By | Category: Il Serra nel Mondo

Nel primo incontro dell’anno, don Carlo Migliori, cappellano del Serra di Genova Nervi, ha introdotto il tema dell’anno soffermandosi sul grande impegno cui siamo chiamati per la ri-evangelizzazione della società occidentale

 

Don Carlo Migliori ( a dx) con il Cardinal Bagnasco

L’anno della Fede, ha esordito don Carlo, è un tempo favorevole per riflettere sul calo dei cattolici praticanti in Occidente. E se è vero che con la crescita demografica aumentano i battezzati (17,4% della popolazione mondiale), sul modo di vivere la fede non disponiamo di notizie altrettanto rassicuranti. Di qui l’urgenza di attivarci affinchè i cristiani tiepidi riescano a riappropriarsi della gioia della fede e a offrire una testimonianza autentica del Vangelo!

 

Per accedere alla porta della fede, sottolinea la lettera apostolica Porta fidei[1], è sufficiente lasciarci “plasmare dalla grazia che trasforma.” Quella porta immette alla vita di comunione con il Signore, seguendo un cammino “che inizia con il Battesimo e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della Risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo“, ha partecipato la sua gloria a chi crede in Lui (Gv 17, 22).

Citando la prima omelia di Benedetto XVI, il relatore ha rilevato che spesso i cristiani si preoccupano più delle “conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno“, ritenendo che la fede sia ancora “un presupposto ovvio del vivere (…), ma così non è.” Non solo quel presupposto viene negato, ma in larghi strati sociali è venuto meno quel “tessuto culturale unitario“, che si richiamava ai contenuti e ai valori della fede. E così “l’ambito delle certezze razionali” viene ridotto “a quello delle conquiste scientifiche e tecnologiche.” Ma per la Chiesa non ci sono conflitti tra fede e scienza “perché ambedue, anche se per vie diverse, tendono alla verità.”

Don Carlo si è poi soffermato sulla Nota dottrinale  che la Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2007 ha dedicato alla ri-evangelizzazione di quanti hanno ricevuto l’annuncio del Vangelo ma vivono una fede superficiale, lontana dai Sacramenti e dalla Chiesa. E’ l’ateismo debole, che si distingue dall’ateismo dogmatico: mentre quest’ultimo è stazionario, il primo è in continua crescita, anche a causa della limitata attuazione degli insegnamenti conciliari,  secondo cui evangelizzare non è solo insegnare una dottrina, ma “annunciare il Signore Gesù con parole e azioni.”

Ma oggi, osserva la Nota, si teme “di proporre ad altri ciò che si ritiene vero per sé“, come se ciò attentasse “alla libertà altrui.” La libertà, invece, se prescinde dall‘“inscindibile riferimento alla verità“, scivola nel relativismo, che non riconosce nulla come definitivo.[2] E quando  l’uomo non crede nella possibilità di conoscere la verità, finisce col perdere “ciò che in modo unico può avvincere la sua intelligenza” e il suo cuore.  La ricerca della verità è personale, ma non solitaria… Chi ignora quanto trasmesso dalla propria cultura o scoperto da altri, rinuncia ad arricchire se stesso.

L’annuncio di Cristo rappresenta “una legittima offerta ed un servizio” capace di arricchire i rapporti fra gli uomini. Grazie al dono della fede, intuisco la grandezza del progetto che da‘ senso e pienezza alla mia vita. E allora sento il bisogno di partecipare il dono che ho ricevuto, senza con questo limitare la libertà dell’altro che, anzi, ne viene esaltata. Non solo, l’evangelizzazione, oltre ad arricchire i suoi destinatari, ha un ritorno positivo per la Chiesa, attraverso l’inculturazione della fede.[3] Lo Spirito Santo, protagonista dell‘inculturazione, rinnova nella storia l‘evento “della Pentecoste, che si arricchisce mediante la diversità dei linguaggi e delle culture.”

La Nota della Congregazione, in linea con i Padri conciliari, ritiene che la grazia, “che Dio dona attraverso “vie a Lui note”, può salvare anche i non cristiani. Ad essi, però, mancano due beni essenziali: la conoscenza del “vero volto di Dio e l’amicizia con Gesù Cristo, il Dio-con-noi.”

Il cappellano del Genova Nervi ha poi sottolineato come la totalità del dono di Gesù (fino alla morte di Croce) abbia contagiato i suoi discepoli. Essi, infatti, nel continuare la sua missione, non di rado hanno affrontato il martirio. Il martirio cristiano, ancora diffuso in alcuni Paesi, è molto più di un donarsi per la causa,  è un atto di amore estremo che il cristiano, a imitazione di Gesù, compie quando percepisce che si risolverà in un bene grande per gli altri. Il martirio, dunque, “da’ credibilità ai testimoni, che non cercano potere o guadagno ma donano la propria vita per Cristo.”

Il relatore ha poi accennato alla conversione, affermando che essa implica “un cambiamento di mentalità e di azione“. E’ un  cambiamento che, come ha testimoniato di sè san Paolo, equivale alla liberazione dal regno delle tenebre e all‘inizio di una “vita nuova in Cristo”, verso il quale tendiamo a identificarci. E la Chiesa, strumento del Regno di Dio, è già presenza  del Signore nella storia, in attesa del pieno compimento, quando Egli sarà “tutto in tutti” Il Regno non è “una realtà generica“, ma la persona di Gesù, “immagine del Dio invisibile” (Redemptoris missio).

La Chiesa, i suoi pastori ma anche i laici, rileva Papa Ratzinger, hanno un impegno apostolico irrinunciabile, quello di mettersi in cammino per portare l’uomo fuori dal deserto, nella terra promessa ove troverà “Colui che ci dona la vita” E la dimensione ecumenica, osserva la Nota, riguarda ogni fedele, “anzitutto mediante la preghiera, la penitenza, lo studio e la collaborazione.” Quando l’uomo conosce Gesù, ha aggiunto don Carlo, non può non innamorarsi del suo messaggio! E scopre che Dio ci ha lasciato lo Spirito Santo, che è Amore e guida la nostra crescita umana e spirituale. Per il credente sono riconducibili all’azione dello Spirito anche le scoperte della scienza.

Il relatore, facendo suo il messaggio di speranza della Nota circa l’azione evangelizzatrice della Chiesa, ha rimarcato che “mai verrà a mancarle la presenza del Signore Gesù nella forza dello Spirito Santo.” Come ha scritto san Paolo “caritas Christi urget nos.” (2 Cor 5,14) La storia della Chiesa è ricca, anche nei periodi bui, di testimonianze luminose, di cristiani che hanno dato vita a iniziative e opere incredibili, con le quali hanno portato il Vangelo ”fino agli estremi confini della terra”. Il relativismo, oggi così diffuso in Occidente, alla fine non prevarrà.

Don Carlo ha concluso il suo ampio intervento invitando i serrani, nell’Anno della fede, a vivere con coerenza la loro vocazione. Potranno così aiutare le donne e gli uomini dell’Occidente secolarizzato ad accogliere l’amore di Dio, presente in pienezza in Gesù crocifisso e Risorto.

Sergio Borrelli 


[1]Si tratta, come noto, del documento con il quale Benedetto XVI  ha indetto l’Anno della fede, con inizio l’11.10.2012 (cinquantesimo anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II) e temine il 24 novembre 2013, solennità  di Cristo Re

[2]Già nella Fides et Ratio Gipvanni Paolo II aveva osservato che nel pensiero contemporaneo spesso “la legittima pluralità di posizioni ha ceduto il posto ad un indifferenziato pluralismo, fondato sull’assunto che tutte le posizioni si equivalgono.” Anche alcune dottrine orientali, aveva aggiunto, negano “alla verità il suo carattere esclusivo“, ritenendo che “la verità si manifesti in modo uguale in dottrine diverse, persino contraddittorie tra di loro.”

[3]Nella Redemptoris Missio, Papa Wojtyla aveva rimarcato che nel processo di inculturazione la  Chiesa “si arricchisce di espressioni e valori“, che la aiutano a conoscere meglio il mistero di Cristo e la stimolano a rinnovarsi.

 

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