Non sono numeri i migranti

ott 22nd, 2012 | By | Category: Eventi

Il Dossier Statistico Immigrazione  Caritas/Migrantes 

XXII Rapporto sull’Immigrazione

 

In aumento gli immigrati in Italia, ma pochi passi avanti per l’integrazione socio-politica.

Sono discriminati nell’accesso al lavoro, nei diritti sociali e familiari, nei livelli di assistenza e continuità delle terapie e nei livelli di cittadinanza. Gli infortuni sul lavoro continuano ad essere al primo posto tra le cause di ricovero ospedaliero nei maschi e le IVG tra le donne.

Esistono problemi di grave limitazione dei diritti – anche sanitari – nei CIE.

Coesione sociale e partecipazione per evitare un’integrazione subalterna nel nostro paese, realtà marginale, preda dell’esclusione.

Milioni di persone sono coinvolte nel fenomeno delle migrazioni, ma esse non sono numeri! Sono uomini e donne, bambini giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace”. Così Benedetto XVI in occasione dell’ Angelus nella domenica della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 15 gennaio 2012, per ridare centralità alla dignità degli immigrati in quanto persone.

E’ triste dover ribadire questa elementare verità in un momento in cui proprio i numeri propongono una migrazione diventata ormai inevitabilmente strutturale e necessaria (a livello mondiale negli ultimi anni i migranti sono aumentati di 64 milioni di unità e attualmente sono 214 milioni, 4,2 milioni dei quali sono italiani. I cittadini residenti nell’UE nel 2011 sono stati più di 33 milioni, pari al 6,6% della popolazione totale (in Italia sono più di 5 milioni), con un aumento che per il 2011 è stato di 416.100 unità). (vedi tabella).

Malgrado la crisi, i migranti ci danno una mano, ci stanno aiutando a superare il guado della sfavorevole congiuntura economica. Eppure l’Europa, Italia compresa, ostacola le migrazioni vedendo nei migranti un pericolo ed un ostacolo al superamento della crisi stessa.

L’Italia tra il 2007 ed il2011 haperso un milione di posti di lavoro in parte compensati da 750 mila assunzioni di stranieri in settori e mansioni non ambiti dagli italiani. Anche nel 2011, mentre gli occupati nati in Italia sono diminuiti di 75 mila unità, gli occupati nati all’estero sono aumentati di 170 mila. Nello stesso tempo, però, tra gli stranieri è aumentato il numero dei disoccupati (310mila, di cui 99mila comunitari) e il tasso di disoccupazione (12,1%, quattro punti in più rispetto alla media degli italiani), mentre il tasso di attività è sceso al 70,9% (9,5 punti più elevato che tra gli italiani). Ci danno un mano ma pagando un grande prezzo a causa della crisi, dello sfruttamento, del lavoro nero e di un maggiore rischio infortunistico rispetto agli italiani.

Altro settore in cui ci stiamo dimostrando poco accoglienti è quello dell’Asilo. Nel 2011 sono state presentate 37.350 domande di asilo in Italia in prevalenza da persone provenienti dall’Europa dell’Est e dal martoriato continente africano; quasi 1/3 delle domande prese in esame è stato definito positivamente (una su tre ha riguardato il riconoscimento dell’asilo e le altre la protezione sussidiaria o umanitaria). Gli sbarchi dal Nord Africa, confluiti per lo più a Lampedusa, hanno coinvolto circa 60mila persone, in partenza prima dalla Tunisia e poi dalla Libia (28mila). L’Italia per far fronte alle esigenze di accoglienza dispone di 3mila posti che fanno capo ai Servizio per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), in collaborazione con gli enti locali, le Regioni e il mondo sociale, e di 2mila posti assicurati dai Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) mentre è di altri 3m ila posti la capienza dei Centri di accoglienza per immigrati. Da ultimo le Regioni – con il coordinamento della protezione civile – hanno dichiarato la disponibilità di altri 50mila posti, di cui la metà è stata effettivamente utilizzata per accogliere le persone in fuga dal Nord Africa. Un sistema che malgrado gli sforzi si è rivelato fragile (sentenza del Tribunale di Stoccarda del 12 luglio 2012), inumano per una situazione di effettiva restrizione della libertà per semplici reati amministrativi e molto costoso (1,3miliardi). Sarebbe bastato, come propugnato diverse volte dalla Caritas Italiana, concedere un permesso di soggiorno temporaneo per evitare che ben 7.431 persone (un numero peraltro sottostimato) restassero in lista d’attesa per accedere allo SPRAR e poter fruire così di un percorso di seconda accoglienza.

Bisogna però evitare che la presenza immigrata, pur essendo strutturale allo sviluppo del paese, diventi una realtà marginale, preda dell’esclusione. Servono allora politiche sociali e familiari più incisive e accompagnate da un’adeguata dotazione di risorse, un’esigenza che nell’ambito delle ONG è stata sintetizzata con lo slogan “pacchetto integrazione” .

Caritas italiana – Fondazione Migrantes

Info: migrantespa@gmail.com

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