Donne uccise: un dramma della modernità

ott 21st, 2012 | By | Category: Eventi

DA GENNAIO 101 CASI

Carmela Petrucci, liceale, diciassette anni, palermitana, si frappone fra la sorella e il suo omicida di 22 anni. Cerca di salvarla dal furore dell’ex fi­danzato respinto. Le hanno trovate una accanto all’altra, le ragazze, riverse nell’andro­ne di casa al ritorno da scuola.

E’ la centounesima vitti­ma di femminicidio nell’Italia del 2012. Femminicidio, paro­la una volta lontana, usata per le feroci esecuzioni di donne da parte dei trafficanti di droga messi cani di Ciudad Juarez, è oggi entrata nel no­stro lessico di europei sem­pre più incerti di noi stessi e della forza dei nostri valori.

Non è accaduto per bizzarria ed esotismo, ma per dolore, per sdegno, per sotto­lineare che viene un momen­to in cui ciò che non si voleva guardare diventa un’osses­sione della coscienza, che ciò che ad alcuni pareva soppor­tabile – uno dei tanti dolorosi dettagli della cronaca – pren­de il corpo di un’emergenza democratica, di una ferita al patto sociale che ci unisce.

Infatti, molto spesso, non è di arretratezza che si trat­ta. La storia delle due sorelle palermitane somiglia da vi­cino, non solo geografica­mente, a quella della catane­se Stefania Noce morta il 27 dicembre 2011.

Ventiquattro anni, brillante studentessa di Psicologia, femminista militante, bat­tagliera nel movimento de­gli studenti. Il ragazzo che la uccise, dopo un amore finito, non seppe dire altro che una frase pesante come un macigno: «L’amavo più della sua vita». E’ la contiguità, l’ossessione del possesso, la perversione blasfema dell’amore a fare di un uomo un assas­sino. Raramente si uccide una scono­sciuta. Su una donna un uomo, un par­ticolare uomo, proietta ciò che ha deci­so di non essere: è da lei che pretende e si aspetta l’assoluta dedizione. Che può andare oltre la vita dell’altra, come rac­conta il dialogo teatrale di Cristina Co­mencini, che prende le mosse proprio dal grande vuoto che buca l’anima di molti ragazzi e che a Torino di recente, alle Officine Grandi Riparazioni, ha commosso tanti spettatori.

I dati, le statistiche sono arnesi diffi­cili da maneggiare. Tuttavia non credo ci sia un caso italiano, una ferita che ri­guarda solo noi, o principalmente noi. E’ un dramma della modernità, però, non dell’arretratezza, o meglio non solo dell’arretratezza. Su questo non pos­siamo darci consolazioni facili. Una zo­na buia dell’anima convive con l’epoca delle Cancelliere e delle Segretarie di Stato donna: sembra ignorarle e affon­dare nella preistoria. Nel2009 inFin­landia, Danimarca e Norvegia ci sono state in media sette donne uccise ogni milione di cittadine. Un po’ di più che in Italia: da noi 6,57. Forse alcolismo e so­litudine sono più potenti dell’emanci­pazione.

Negli anni fulgenti del primo Zapate­ro in Spagna (2004-2005) ci fu, invece, un calo significativo della violenza con­tro le donne: lui ci aveva creduto, aveva speso denari ed energie per la preven­zione, l’educazione, la promozione bril­lante di quel tipo di autorevolezza fem­minile che crede nel sostegno alle altre e che sola può far da argine al peggio.

Dunque la politica non è impotente. Se vuole. Le volontarie del «Telefono rosa», esaminando un campione di mil­le e cinquecento telefonate, hanno sco­perto che il novanta per cento delle donne che le chiamano perché già col­pite, picchiate, a rischio di vita, non de­nunciano il loro persecutore. I tempi del procedimento sono troppo lunghi, durano in media cinque anni, e nel frat­tempo la protezione per loro e per i loro bambini non è tale da rassicurarle. Qualcosa potrebbe essere cambiato. I centri di sostegno contro la violenza potrebbero essere rafforzati e infittiti.

La nostra ministra delle Pari opportu­nità Elsa Fornero l’ha firmata il 27 set­tembre scorso. Peccato che nella seduta del 20 settembre, in cui il Senato avreb­be dovuto dare solennità al suo mandato, la discussione fu sospesa alla maniera di una riunione di condominio: il vicepresi­dente Domenico Nanìa era sparito, Rosi Mauro non poteva perdere un aereo e il presidente Schifani tardava a farsi vivo in aula. Non era mai accaduto nella sto­ria della Repubblica.

Brutto segno di un brutto Parlamento. Fornero è decisa a tornare alla carica il venticinque novembre prossimo, giorna­ta internazionale contro violenza sulle donne. Intende chiedere la ratifica della Convenzione e presentare il suo pro­gramma in materia di violenza sulle don­ne. Non disperiamo.

La politica qualche volta può anche essere una cosa seria.

Mariella Gramaglia

 

Fonte:La Stampa

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