Fede-Ragione: rifiuto della violenza a credere

ott 12th, 2012 | By | Category: Mondo Cattolico

Premetto che non sono un teologo, ma solo un sociologo che cerca con forza di conciliare il pensiero sociale con il miracolo della fede.

Fede e ragione sono i due cardini su cui si basa la convinzione che non può esistere  una “fede vissuta” se non attraverso l’uso della ragione. Se la fede non fosse sostenuta dalla ragione ed anzi fosse messa in contrapposizione, il libero arbitrio e la possibilità di interrogarsi sul concetto di Divino non sarebbe possibile, e determinerebbe  una contraddizione con la natura stessa di Dio. Papa Benedetto XVI è molto esplicito quando afferma che è “necessario e ragionevole interrogarsi su Dio per mezzo della ragione”. D’altronde la scienza , che deriva totalmente dalla ragione, è una continua scoperta di Dio e pertanto un continuo potenziamento del valore della ragione come strumento per raggiungere la fede. Essendo inoltre Dio la verità assoluta e la ragione  strumento di ricerca della verità, la strada della ragione per raggiungere la fede è obbligata. Naturalmente essendo la fede un miracolo dello Spirito Santo tutta la ricerca rientra nel disegno del Creatore che ci ha concesso il libero arbitrio.

Nel passato e ancora oggi, in taluni ambienti, a mio avviso poco attenti alla corretta analisi sociologica, viene potenziato il mito della ragione a scapito della fede, così come in alcune culture religiose, l’integralismo rifiuta la ragione come costante ricerca della verità, per  determinare una fede convinta. Nell’ultimo secolo posizioni politiche come il marxismo ed il nazismo sono stati esempi drammatici di come la ragione senza fede, indirizzata verso obiettivi di potere economico e politico, abbiano causato crimini orrendi.

Ancora oggi le guerre sante sono costellate di martiri e di sangue innocente versato in nome di concetti di fede che nulla hanno di legame con la spiritualità e la trascendenza divina.

Ecco l’imperativo di dare alla ragione il giusto spazio e alla fede la giusta ragione.

Il Santo Padre ancora una volta ci indica la strada da percorrere “solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza” ritroviamo l’equilibrio perduto. La teologia, intesa “come interrogativo sulla ragione della fede, deve avere il suo posto nell’università e nel vasto dialogo delle scienze“.

Nella Pentecoste «lo Spirito Santo era fuoco che ha trasformato il mondo, fuoco che è tuttavia anche ragione, che è spirito. Con il fuoco si può distruggere, ma con il fuoco si può trasformare e rinnovare».

E oggi noi dobbiamo annunciare senza timidezza che «il fuoco di Dio è fuoco che trasforma, che coinvolge con  passione,  ma certamente fuoco d’amore e di fratellanza e comprensione; fuoco che  unito al pensiero chiarisce ulteriormente il rapporto tra fede e ragione.

In questa analisi irrompe con prepotenza il concetto di violenza.

Tenendo ben presente che la violenza è in netto contrasto con il concetto di divino che si immerge nell’amore e nella fratellanza tra gli esseri umani, essendo tutti fratelli nel disegno di Dio, non esiste giustificazione nè di fede nè di ragione per chi utilizza la violenza come imposizione di valori religiosi.

Giampiero Camurati

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