Contemplazione come rivoluzione

ott 11th, 2012 | By | Category: Primo Piano
L’intervento dell’arcivescovo anglicano Rowan Douglas Williams

L'arcivescovo di Canterbury R. D. Williams a colloquio con il Santo Padre

L’arcivescovo di Canterbury Rowan Douglas Williams, primate di tutta l’Inghilterra e della comunione anglicana, intervenuto nel corso della quibnta congregazione generale del Sinodo dei vescovi, ha notato che “il concilio Vaticano II, che tanto ha fatto per la salute della Chiesa e ha contribuito a far sì che la Chiesa riprendesse gran parte dell’energia necessaria per proclamare con efficacia la buona Novella di Gesù Cristo al mondo di oggi. Per molti della mia generazione, anche al di là dei confini della Chiesa cattolica romana, quel concilio ha rappresentato il segno di una grande promessa, un segno che la Chiesa era sufficientemente forte da porsi alcune domande impegnative sull’adeguatezza della propria cultura e delle proprie strutture per il compito di condividere il Vangelo con lo spirito complesso, spesso ribelle, sempre inquieto, del mondo moderno”. Poi, parlando del senso della contemplazione ha ricordato che “Essere contemplativi come lo è Cristo significa essere aperti a tutta la pienezza che il Padre vuole effondere nei nostri cuori. Con le nostre menti rese silenziose e pronte a ricevere, con le fantasie che noi stessi abbiamo generato su Dio e su noi stessi ridotte al silenzio, abbiamo finalmente raggiunto il punto in cui possiamo cominciare a crescere. E il viso che dobbiamo mostrare al nostro mondo è il viso di un’umanità in incessante crescita verso l’amore, un’umanità così incantata e impegnata dalla gloria di ciò a cui tende, che siamo pronti a intraprendere un viaggio senza fine per trovare la via che ci conduce più profondamente nel cuore della vita trinitaria”. E ha continuato: “la contemplazione è ben lungi dall’essere semplicemente qualcosa che fanno i cristiani: è la chiave della preghiera, della liturgia, dell’arte e dell’etica, la chiave dell’essenza dell’umanità rinnovata che è in grado di vedere il mondo e altri soggetti nel mondo con libertà (libertà dalle abitudini incentrate su di sé, avide, e dalla distorta comprensione che ne deriva). Per dirla chiaramente, la contemplazione rappresenta l’unica risposta definitiva al mondo irreale e folle che i nostri sistemi finanziari, la nostra cultura pubblicitaria e le nostre emozioni caotiche e incontrollate, ci incoraggiano ad abitare. Imparare la pratica contemplativa significa imparare ciò di cui abbiamo bisogno per vivere fedelmente, onestamente e amorevolmente. Si tratta di un fatto profondamente rivoluzionario”.

 

Fonte L’Osservatore Romano

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