Vescovo Palletti su Fede e ragione

ott 5th, 2012 | By | Category: Apertura

Mons. Luigi Palletti, Vescovo Ausiliare della diocesi di Genova, ha concluso il ciclo di incontri formativi del Serra di GE Nervi, con un’ampia riflessione sul delicato tema della presunta incompatibilità tra fede e ragione

 

Il relatore ha subito precisato che la sua riflessione voleva essere non confessionale, non intendeva piegare la ragione alla fede. Il Signore, infatti, se ha creato la ragione, non può averne paura. Anche il cristiano, quindi, come evidenzia l’enciclica Fides et Ratio, non ha bisogno di sottomettere la ragione alla fede. Naturalmente, dovrebbe valere anche il contrario. Sì  eviterebbero così i due opposti estremismi del razionalismo illuminista e, dall’altro lato, del fondamentalismo fideistico, che si manifesta quando, in nome della fede, si rischia di limitare la libertà di pensiero.

In realtà, fede e ragione dovrebbero interagire, non c’è incompatibilità. Vanno evitati, quindi, i luoghi comuni e le contrapposizioni che impediscono a entrambe di esprimersi in modo autorevole. Se rileggiamo il primo versetto del salmo 18 (“I cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento”), ci rendiamo conto che la realtà viene osservata non in modo freddo, ma come un’opera d’arte, nella quale si scorgono le tracce del Creatore. Nell’uomo biblico, quindi, ciò che si vede con la ragione viene rafforzato con lo sguardo della fede.

Dietro la realtà non c’è qualcosa, ma Qualcuno, ha aggiunto il relatore. Cosi, alla base di un quadro di Van Gogh non vi è solo un insieme di elementi fisici (la tela, i colori, la cornice) e di reazioni chimiche. C’è un quid di aggiuntivo, frutto del genio artistico dell’autore, che fa acquisire al quadro un valore di gran lunga superiore al (basso) costo dei componenti.

La similitudine del quadro aiuta a percepire le più ampie potenzialità conoscitive del  credente. L’idea che l’uomo sia frutto del caso  non convince la maggioranza delle persone. Esse, intuendo il progetto che le riguarda, si chiedono: se il quadro (che è un’opera d’arte, ma non è intelligente), ha un autore, come può essere frutto del caso la Creazione o, addirittura, l’uomo?

Dunque, con la ragione possiamo decifrare, almeno in parte la Creazione, che non è un progetto criptato Però, dice san Paolo, coloro che, di fronte alle opere grandiose della Creazione, non vogliono risalire al suo Autore, sono inescusabili. Essi, anziché ammettere che Dio si è manifestato agli uomini attraverso la Creazione, si sono inventati degli  idoli insignificanti (Rm 1, 18-25).

Ma se fede e ragione si pongono su due piani distinti, va tenuto presente che le realtà complesse non possono essere analizzate con un solo approccio, pur di alto livello, come la ragione. E’ necessaria una molteplicità di approcci, tra di loro complementari. Così, nel caso di Van Gogh, se mi fermo al materiale utilizzato per i suoi capolavori, riuscirò a valutarne la qualità. Ma per un giudizio completo non posso fermarmi ai criteri fisico-chimici, dovrò cogliere il plusvalore artistico che il pittore olandese ha impresso ai colori, alla tela, alla cornice…

A maggior ragione, ha aggiunto mons. Palletti, non è ragionevole pensare che la conoscenza della creatura più complessa (l’uomo), possa esaurirsi con il metodo scientifico, peraltro fondamentale per analizzarne alcuni importanti aspetti, che attengono al funzionamento dei suoi organi. Nel caso delle verità di fede, infine, si parte da un dato rivelato (ad esempio, l‘Incarnazione),  che viene sottoposto a riflessione. Ma, anche se non è verificabile con il metodo empirico[1], è necessario che il dato rivelato sia ragionevole, la fede non può essere in contrasto con la ragione.

Di fatto, ogni giorno siamo protagonisti, spesso inconsapevoli, di vari atti di fede, accettiamo verità trasmesse dai genitori, dagli insegnanti o da persone cui riconosciamo doti di esperienza  La fiducia con la quale accolgo dati e opinioni (che non sempre posso verificare), è una dinamica frequente e comune a tante persone. E‘ una modalità di conoscenza distinta da quella razionale (che si fonda sul constatare), ma coabita, interagisce e non si contrappone ad essa.

Come accennato, fede e ragione hanno “competenze” specifiche: la prima è capace di leggere il creato e le sue regole di funzionamento, che sa adattare alle nostre esigenze. Ci sono aspetti primari della persona, però, che non possiamo conoscere se non mediante il credere. Ad esempio, l’amore tra un uomo e una donna si fonda su un atto di fiducia totale, va oltre la ragione, senza per questo diventare irragionevole: chi ama non può dimostrare il suo sentimento con il metodo matematico. E i due possono conoscersi in profondità non con la sola ragione, ma accogliendosi reciprocamente.

Naturalmente, per entrare nell’intimità di Dio ci vuole ancora di più, è necessario un attto di fede teologale, qualcosa di non scientifico ma che è, comunque, ragionevole. Non sembra obiettiva la tesi secondo cui la ragione consente di pensare, la fede no. La differenza, se mai, risiede nel fatto che la prima si esercita su dati verificabili, la seconda su dati rivelati. Più precisamente, la teologia utilizza ed elabora la ragione, si pone delle domande, ma sulla base del dato rivelato, non del dato recepito per constatazione. Il dato di fede, dunque, non può essere dimostrato con la sola ragione, che resta come dimezzata, arriva fino a un certo punto e si ferma davanti all‘inconoscibile.

Ma la ragione diventa irragionevole quando, incontrando limiti insuperabili per i suoi mezzi, conclude che i temi della Trascendenza non sono reali. A sua volta, la fede può scivolare nel fondamentalismo quando attribuisce valore assoluto ad alcune espressioni bibliche, enucleandole dal contesto storico, ambientale e culturale. Se mi fermo all’interpretazione letterale dei testi, arrivo a credere che la Creazione sia stata fatta in sei giorni e che la terra sia al centro dell’universo, con il sole che le ruota intorno.Come osservò a suo tempo Galileo, scienziato credente, la Bibbia ci insegna non come va il cielo, ma come si va in cielo

La fede, se è matura, non impedisce, quindi, la capacità di ragionare, anzi la amplifica, non si ferma a ciò che è misurabile. La capacità di ragionare dei credenti non è “di serie B”, anzi può essere più completa, dato che alla materia constatabile aggiunge quella non constatabile. All’intimità, al ti voglio bene, ci arrivo solo con la rivelazione. Lo stesso vale per Dio.

In conclusione, fede e ragione non devono sconfinare l’una nel campo dell’altra, ma sono coessenziali. Come sottolineava Giovanni Paolo II con la Fides et Ratio “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità.” Ma queste due ali possono alzarsi verso gli orizzonti sconfinati della conoscenza, verso i quali l’uomo si sente attratto, solo quando riescono a recuperare “l’unità profonda che le rende capaci di essere coerenti con la loro natura nel rispetto della reciproca autonomia” (n. 48).                                                                                                                                    Sergio Borrelli



[1] Vi sono eccezioni significative, come i miracoli di Lourdes, alcuni dei quali sono stati verificati con il metodo scientifico, tanto da indurre a conversione medici che non erano credenti. 

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