Non c’è alternativa

set 29th, 2012 | By | Category: Primo Piano

Incontro a Istanbul: il dialogo è l’unica strada per costruire un mondo nuovo

 

“Niente è perso. Nella memoria di Dio, tutto è ritenuto”. Parla di dialogo in questi termini padre Frédéric Manns, biblista dell’Istituto Biblicum di Gerusalemme. Sono tempi difficili per il dialogo islamo-cristiano: dopo le violenze scatenate dal film contro Maometto e dalle vignette francesi, il clima è tornato a essere di paura. Alcuni addirittura ripropongono la tesi dello scontro di civiltà. Sir Europa ha chiesto a padre Manns un parere nel corso di un incontro che si tiene in questi giorni a Istanbul sul dialogo tra le due religioni.

Dopo il film contro Maometto e le vignette francesi, è ritornata forte la paura dei cristiani in Medio Oriente? 
“Sì, i cristiani hanno paura però sono ‘condannati’ al dialogo. Non c’è alternativa. Si potrebbe dire come gli inglesi: ‘to be together or not to be’. Quindi non c’è scelta: o ci si rispetta o ci si scontra. Però a me stupisce quella vicenda sulle caricature: stupisce che sia avvenuta in una nazione che si dice colta come la Francia ma che non riesce a capire che la mia libertà finisce dove comincia la libertà dell’altro. L’Europa sta diventando una società pluralista e deve fare i conti con gli altri”.

Ma perché i musulmani reagiscono così violentemente? 
“È una reazione emotiva, basata come sempre sulla paura. E guai a chi tocca il Profeta. Non si può mai scherzare con Mohammed e con l’Islam. In Europa siamo abituati a parlare e sparlare di tutto. Ma l’Islam ha una sensibilità molto più acuta, perché ha un forte senso della Trascendenza. ‘Allahu Akbar’, dicono. Che si traduce: Dio è più grande, molto più grande di quello che posso concepire di Lui. Quindi c’è questo senso della Trascendenza divina che non permette di toccare il divino, il Sacro e tutti i simboli del sacro”.

Fino allo spargimento del sangue? 
“Sì, non si scherza con i profeti. E questo l’Occidente non l’ha ancora capito”.

E allora che fare? 
“Bisogna seminare e la crescita è ancora lunga. Forse noi non vedremo nulla di quello che abbiamo seminato. Però formando i giovani, cominciando dalle scuole, rivedendo i manuali di formazione, un po’ alla volta le cose cambieranno. Bisogna creare un mondo nuovo. E La pazienza è la prima qualità del dialogo”.

Ma i cristiani hanno paura, non si danno tempo e fuggono dal Medio Oriente? 
“Da Bagdad sono andati via 5 mila cristiani. Ora in Siria, tantissimi scappano o in Libano o in Europa. Io per esempio vengo da Gerusalemme e noi francescani che siamo lì da tanti anni, abbiamo avuto più di 500 martiri ammazzati. E non posso pensare che i frati non abbiano mancato di rispetto. Il dialogo non può essere a senso unilaterale. Noi cerchiamo di seminare semi di pace: anche loro devono capire che devono rispettare gli altri anche se maggioritari. In questi giorni stanno inaugurando la moschea di Strasburgo e qui a Tarso non possiamo recuperare la nostra chiesa di san Paolo. Ad Antiochia c’è la Chiesa di san Pietro e anche lì, niente da fare. Nemmeno per il 2000 siamo riusciti a ottenere qualcosa. Il problema dell’Islam è che religione e politica non sono separati. E la violenza, la guerra santa sono idee ancora molto diffuse”.

Quale ruolo possono svolgere i leader religiosi? 
“Vede, nella moschea basta un niente per infiammare tutti. Se si parla di violenza, la gente è subito pronta a partire. Ci sono quindi grandissime responsabilità a tutti i livelli. Mai in Medio Oriente ho sentito una condanna alla violenza e il dialogo, come dicevo prima, non può per natura essere unilaterale”.

E i cristiani? 
“L’Occidente mi fa paura perché è un mondo che si sta invecchiando, non crediamo più alla speranza, al futuro, alla vita. La gente ha paura della vita in Europa. E il mondo musulmano invece è una popolazione giovane. Dialogare tra anziani e giovani sarà un altro elemento non facile da affrontare”.

Ci crede ancora nella possibilità di dialogo tra questi due mondi? 
“Il vero dialogo bisogna viverlo in mezzo alla gente. E dopo tanti scontri, la gente si stuferà della violenza: perché la gente non può continuamente vivere in tensione, nella paura del futuro, nella guerra. La gente dice basta. La gente si è stancata della violenza. E in questo senso la tradizione biblica dice che l’amore è più forte della violenza. Solo l’amore può dare una soluzione. Bisogna entrare in questa prospettiva biblica. I primi cristiani dicevano: guardate come si amano. Questo è il messaggio da dare: credere all’amore”.

Fonte Agensir – a cura di Maria Chiara Biagioni

 

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