Don Pino Puglisi: una luce posta sul moggio

set 26th, 2012 | By | Category: Primo Piano

Quando sento parlare di don Pino Puglisi nella maggior parte delle testate giornalistiche, si racconta del suo servizio nel quartiere di Brancaccio. Tranne qualche libro scritto su di lui, pochi riescono a fornire un profilo che tocchi i suoi 56 anni e non solo i tre anni da Parroco di S. Gaetano.

Desidero offrire la mia esperienza e la mia personale lettura di alcune fasi della sua vita, dato che ne sono stato amico, confidente e collaboratore diretto dal 1983 al 1990.

La prima volta che incontrai don Pino Puglisi fu ad una riunione del Centro Nazionale Vocazioni (CNV), di cui ero membro, nel 1981. Fu Mons. Pizzo ad introdurlo a tutta l’èquipe. In quel periodo lavoravamo alla realizzazione della Mostra Vocazionale che portava il titolo “Sì! Ma verso dove?”.

Gli incontri di studio, riflessione comune e programmazione del CNV, erano sempre molto positivi, propositivi ed arricchenti. La diversità dei vari doni naturali, della vocazioni specifiche della Chiesa lì rappresentate e la stessa preparazione culturale e pastorale di ciascuno non erano un ostacolo, ma una ricchezza, segno visibile dell’unica Chiesa.

In una delle riunioni del CNV dell’inizio del 1983 comunicai a don Puglisi di aver avuto un trasferimento nella comunità religiosa dei Missionari OMI di Palermo. Gioì immediatamente. I suoi occhietti esprimevano chiaramente un entusiasmo semplice. “Sei il benvenuto! Il Signore ti aspetta. Ha bisogno anche di te. Vedrai che insieme faremo cose belle”. Tale augurio poi si rivelò una realtà. Dopo continuammo a parlare e, sapendo che avevo partecipato a tutte le fasi della mostra vocazionale “Sì! Ma verso dove?” e che avevo avuto la responsabilità dell’esposizione di Assisi, mi “ingaggiò” prima del tempo per collaborare con il Centro Diocesano Vocazione (CDV) di Palermo ed in particolare per l’animazione della medesima mostra che a partire dal mese di Ottobre 1983 si sarebbe svolta nel palazzo arcivescovile. messo a disposizione dal Card. Salvatore Pappalardo.

Il 29 Settembre 1983 sono giunto a Palermo, dove sono rimasto fino al Settembre 1990.

Il primo incontro con don Puglisi a Palermo lo ebbi verso la metà di Ottobre proprio nel palazzo arcivescovile dove ero andato per vedere come fosse stata sistemata la mostra vocazionale.

Fu subito festa! Un fraterna festa, fatta ad un amico di sempre, di ritorno da un lungo viaggio. Ci fermammo insieme a pregare nella cappella del Palazzo arcivescovile. Lì ebbi la netta sensazione che Dio, attraverso di noi avrebbe potuto compiere quelle “cose belle” di cui mi aveva detto a Roma. Ebbi chiaro che per l’Amore reciproco che ci legava, “avrebbe fatto di Cristo il cuore del mondo”.

Al primo incontro del CDV conobbi Agostina, Don Gianni dei Passionisti, Don Agostino Ziino, p. Carlo Aquino, la famiglia Porcaro ed altri.

In quei primi incontri al CDV perfezionammo l’inserimento della mostra “Sì, ma verso dove?” all’interno della grande Missione popolare indetta e voluta dal Card. Salvatore Pappalardo e come percorso esistenziale da offrire alle scuole della città.

Ogni giorno centinaia di giovani salivano le scale del palazzo arcivescovile, per visitare la mostra vocazionale. Io impegnavo 2 o 3 mattinate alla settimana nell’animazione, Fu interessante il giorno in cui don Puglisi scoprì le mie doti di cantautore. Tale scoperta lo entusiasmò ancora di più. Il linguaggio della musica moderna a cui erano sensibili i giovani, permetteva di raggiungere il cuore dei ragazzi e dei giovani. Il suo entusiasmo non era strumentale. Don Puglisi apprezzava profondamente ed accoglieva con grande semplicità il mio modo di esprimermi che era molto diverso dal suo. Da quel giorno, ogni qualvolta c’era qualche iniziativa a favore dei giovani, don Puglisi mi ricordava sempre di portare con me la chitarra. In Lui non c’era gelosia. Non ci teneva ad essere e/o apparire “il primo della classe”. Dare spazio a ciascuno era uno stile di vita. Una sua conquista culturale. Solo Dio conosce tutte le volte in cui don Puglisi si è messo da parte per far parlare la mia chitarra, o un altro animatore, perché riteneva che in quel momento l’annuncio avrebbe avuto una maggiore incisività sui destinatari. E tale mettersi da parte avveniva al momento giusto. Era come se fosse un “direttore d’orchestra” che sa quando deve intervenire uno strumento o l’altro. Don Puglisi aveva questa capacità di costruire armonia con le persone ed i talenti di ciascuno. Una delle espressioni ricorrenti era che “Tutti non possiamo fare tutto, ma se ciascuno fa qualcosa, il mondo può cambiare”.

Nel CDV gli incontri di verifica erano una tappa importante che precedeva ogni ulteriore programmazione. 3 P, come familiarmente lo chiamavamo, non esitava a lasciarsi mettere in questione, ad accogliere, a fare così come era stato deciso da tutti, perché a tutti interessava “fare di Cristo il cuore del mondo”.

La mostra vocazionale era ormai un centro di gravitazione. Intere classi scolastiche accompagnate dai differenti docenti venivano quotidianamente. L’animazione della mostra era affidata a delle équipes composte sempre da un sacerdote o un religioso, una religiosa, da laici e dei giovani. P: Puglisi non si risparmiò nell’essere in prima persona animatore, ma anche nell’essere vicino ad ciascuno ed in modo particolare ad accompagnare ed incoraggiare i giovani impegnati nell’animazione.

Don Puglisi era molto impegnato anche nella Missione popolare. Con lui programmavamo incontri per i giovani nelle differenti Parrocchie del settore. Molti incontri avvenivano a tavola, nella nostra comunità missionaria. Ha voluto conoscere meglio i singoli Padri della comunità, amava informarsi sull’esperienza carismatica del nostro Fondatore e lo sviluppo dell’Istituto. Non smetteva di essere aperto ai doni di Dio perla Chiesa.

La sua azione pastorale non è stata un’opera di un “navigatore solitario, ma l’azione della Chiesa composta da persone di vocazioni diverse. E’ in questo contesto di ecclesialità che dal1984 inavanti, offrivamo ai giovani momenti intensi di preghiera con ritmo mensile. Siamo arrivati fino a 600 presenze. Attraverso queste iniziative si era molto attenti alla formazione delle coscienze attraverso l’ascolto, l’accompagnamento individuale. Tutto quanto veniva proposto aveva sempre l’impronta della comunione dei carismi presenti nella Chiesa di Palermo.

E’ nel contesto della formazione delle coscienze, che si può ricondurre, come privilegiata, l’attività pastorale svolta dal Servo di Dio don Pino Puglisi, che sarà beatificato il prossimo 25 Maggio 2013. Un’attività, la sua,  che ha pervaso tutto il suo ministero sacerdotale e non solo gli ultimi tre anni trascorsi come Parroco nel quartiere di Brancaccio.

Non sono pochi i racconti di don Pino insegnante di religione al Vittorio Emanuele II. Molti giovani hanno scoperto o riscoperto la fede cristiana attraverso l’accompagnamento individuale ed il modo semplice di “essere con” loro.

Per questa sua attenzione peculiare alle persone il Card. Pappalardo gli affidò un’esperienza di accompagnamento e discernimento vocazionale di un gruppo di giovani. Tra loro vie era anche l’attuale Vescovo Ausiliare di Palermo Mons. Carmelo Cuttitta, suo parrocchiano a Godrano da quando aveva otto anni.

Don Pino, già quand’era Parroco a Godrano (PA), e precisamente dal 1970 al 1978 aveva svolto un’azione evangelizzatrice capillare di casa in casa, con l’ausilio dei cristiani appartenenti al movimento “Presenza del Vangelo”. Attraverso l’annuncio delle beatitudini evangeliche con la formazione delle coscienze individuali e familiari, era riuscito a compiere un’azione di pacificazione sociale in un Paese che da anni era permeato da lotte, faide ed omicidi.

E’ a Brancaccio (dal 1990 al 1993) che don Pino Puglisi fa l’esperienza dello scontro con un ambiente ad alta densità mafiosa. E’ qui che emerge l’audacia dell’apostolo che non lascia nulla di intentato pur di arrivare ad illuminare e formare le coscienze a cominciare dai bambini. E’ quanto afferma il nostro Vescovo nella sua lettera pastorale: “La Chiesavivendo pienamente incarnata nel territorio insieme con gli uomini di buona volontà, si scontra con tutti i micro e macro-fenomeni legati alla criminalità di stampo mafioso – che non si esauriscono solo nell’organizzazione di “Cosa nostra” e delle sue filiali, ma si radicano innanzi tutto in una cultura diffusa del fatalismo, della diffidenza verso lo Stato, dell’indifferenza verso il bene comune: un vero e proprio sottobosco culturale che dilaga e risulta devastante più di quanto noi possiamo immaginare”.[1]

Come Gesù don Pino Puglisi ha preferito pescare con la canna da pesca, anziché con la rete.

I dodici apostoli pescati da Gesù sono divenuti il fondamento della Chiesa. Don Pino Puglisi mi ha lasciato il senso di Cristo e della Chiesa comunione.

Un altro martire, il Servo di Dio Padre Mario Borzaga, omi, ucciso a 28 anni nella Missione del Laos insieme al suo catechista diciottenne Paolo Xyooj ha scritto: “Noi missionari siamo fatti così: il partire è una normalità, andare una necessità. Domani le strade saranno le nostre case; se saremo costretti ad ancorarci ad una casa, la trasformeremo in una strada verso Dio”.

Adesso anche per il “ragazzo di strada” che premette il grilletto, si apre un cammino di conversione, che con l’aiuto del Beato don Pino Puglisi potrà farlo camminare sulla strada che lo condurrà a Dio.

 

 p. Sergio Natoli omi



[1] Paolo Romeo, Vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo, Arcidiocesi di Palermo, 29 nov 2009, http://www.diocesipa.it/documenti/pdf/Lettera%20Pastorale%20Arcivescovo.pdf, pag 39-40

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