Meno vuoti di prima … grati al Signore

set 17th, 2012 | By | Category: La Voce del Seminario

Lettore, ti invito a leggere un report della bella esperienza. comunitaria vissuta a Lecce dai seminaristi di Aversa presso la comunità Emmanuel. Chi scrive è un giovane seminarista che noi del club di Aversa conosciamo da tempo e che ben ha avuto modo di apprezzare l’opera serrana. Quest’anno il nostro Vescovo, S.Ecc Angelo Spinillo, ha voluto realizzare, con l’aiuto del Serra, un  progetto della carità, per stimolare nei giovani seminaristi la riflessione sulle realtà dei meno fortunati che vivono faticosamente il recupero da molteplici devianze.
Nel loro cammino, c’è stato dunque anche il cuore del Serra club di Aversa, che ha amorevolmente seguito il loro percorso attraverso i messaggi, le foto che quotidianamente i ragazzi ci hanno inviato, perchè siamo una vera famiglia!
Eccoti dunque, lettore,  questo scritto che rappresenta “una goccia di sorgente pura”…..
ML

Annualmente, come di consueto, il Seminario diocesano di Aversa, responsabilmente guidato da Mons.  Stefano Rega, insieme con i  seminaristi del Seminario maggiore di Posillipo, trascorrono un tempo, più o meno lungo, con il loro Vescovo S. Ecc. Mons. Angelo Spinillo.

Anche quest’anno, dal 4 al 7 settembre, questa originale e significativa esperienza si è ripetuta. Circa 45 persone, tra seminaristi, responsabili della formazione e il Vescovo, siamo partiti per raggiungere l’ambita Lecce che, nei primissimi giorni di settembre, non si è risparmiata nell’offrire giornate soleggiate.

I Seminaristi di Aversa "operativi" anche a Lecce

Ad accogliere la nostra comunità è stata la  comunità di  Emmanuel, nata nel Natale del 1980 da un gruppo di uomini e donne che, guidati nel cammino di fede da padre Mario Marafioti s.j., hanno voluto incarnarlo nel servizio, accogliendo persone svantaggiate senza famiglia o emarginate.

L’intento, per cui si è preferito questa comunità, non è stato banale, bensì molteplici motivazioni hanno condizionato ed indirizzato la scelta di chi, in prima persona, ha dovuto decidere.

Vivere la comunione tra noi e con chi ci avrebbe accolto, conoscere il luogo con le bellezze presenti, entrare in sintonia con una realtà esistente, spesso dimenticata, quale le tossico dipendenze, sono state le motivazioni principali del nostro discernere e privilegiare la comunità Emmanuel.

Numerose sono state le perplessità iniziali e gli interrogativi rispetto ad un’esperienza mai fatta prima: Come ci accoglieranno? Ci sentiremo a disagio? Cosa potremmo noi fare, inesperti e in pochi giorni, con dei tossico dipendenti? … Insomma, la partenza auspicava ben poco di positivo.

Dopo circa sei ore di viaggio, non troppo stressanti, siamo giunti a destinazione; ad accoglierci sono state due simpaticissime persone, Serenella e Annamaria, che ci hanno accompagnato e messi a nostro agio per tutta l’esperienza.

E’ stato un vivere a pieno quei giorni pochi, uno smentire, ora dopo ora, tutte le nostre perplessità e preoccupazioni, un confermare che trascorrere del tempo insieme con altri, nel nome del Signore, ne scaturisce giovamento.

“Amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, essendo stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva e vera” (I Pietro 1, 22-23)

Senza troppi sforzi, l’esortazione di Pietro è divenuta concreta. Lo stare insieme per tutta la giornata, condividere gli stessi spazi, pregare insieme, trascorrere ampi momenti nella giovialità e spensieratezza hanno permesso una maggiore conoscenza ed integrazione tra noi.

Non sono mancati momenti comunitari e personali con il Vescovo; abbiamo potuto “fare esperienza” del nostro Pastore, ascoltare le sue riflessioni e meditare sulla Parola di Dio che, lui stesso, frequentemente e con passione, spiegava.

Davvero interessante è stato l’incontro con uno dei fondatori della comunità Emmanuel: padre Mario Marafioti s. j.; la sua testimonianza di vita, prima ancora della sua “abilità pastorale” ci ha trasmesso meraviglia e gioia nel seguire il Signore, la sua costante ricerca della volontà di Dio ha suscitato in noi molteplici domande di senso.

Non sono mancati momenti culturali; diverse volte ci siamo recati nel centro di Lecce per conoscere ed ammirare le bellezze conservate; un intero pomeriggio, con l’ausilio di una guida esperta, è stato speso nell’apprezzare le magnifiche opere che, ancora oggi, ci rimandano alla grandezza dell’uomo e alla potenza di Dio.

“Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere e di quelli che sono maltrattati, in quanto anche voi siete in un corpo mortale”. (Ebrei 13,3)

Il cuore del nostro stare a Lecce è stato confrontarsi con la sofferenza.

Attualmente, la comunità Emmanuel gestisce tre centri centri terapeutici maschili per il settore dipendenze: Fondo Niceta, Ecosalus, Tenda di Abramo; ciascuno di noi ha potuto, grazie all’accompagnamento di volontari, esperire uno dei centri. Non scontato è il poter affermare che lo stare con chi soffre, ascoltando le loro storie e condividendo ciò che è di più profondo, ha rimandato, certamente, tanta ricchezza umana e spirituale. Concretamente si è fatto davvero poco ma il semplice stare ha reso pieno il nostro Essere – lì.

E’ così che tutte le iniziali ed esistenti perplessità si sono dileguate, divenute motivo di riflessione e di spinta in avanti. Ciascuno di noi si è detto portatore di qualcosa di nuovo, di vero e di profondo, di nuove consapevolezze e desideroso, nel nome del Signore di tendere la mano a chi forse di mano ne ha davvero bisogno.

Il profondo senso di gratitudine ha accomunato e continua ad essere presente in tutti noi.

Grazie a chi è stato la mente, l’organizzatore, di questa esperienza; grazie a chi, concretamente, ha reso possibile questa esperienza (la Diocesidi Aversa, il Serra Club); grazie al Signore perché se c’è    un’umanità che tende la mano è perché c’è una Spinta che invita a farlo e che ha un nome: Gesù Cristo.

Se è vero che il tornarsene a casa con un senso di gratitudine è perché ci si è scoperti meno vuoti di prima allora è altrettanto vero che quel qualcosa in più che ci fa Essere-in-pienezza va testimoniato, comunicato e condiviso con chi “Pieno” non lo è ancora.

Roberto Giordano

 

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