Come aiutare i cristiani in Siria? si attendono le parole del Papa in Libano

set 14th, 2012 | By | Category: Mondo Cattolico

 ”Come aiutare i cristiani della Siria e i cristiani d’Oriente? Aspettiamo parole profetiche dall’Esortazione postsinodale che Papa Benedetto XVI consegnerà ufficialmente in Libano, nel settembre prossimo” spiega all’Agenzia Fides, p. Jules Baghdassarian, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Siria. P. Baghdassarian, che intende sensibilizzare gli altri Direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie nel mondo, afferma: “I cristiani in Medio Oriente sperano che il messaggio del Papa abbia un impatto sia in Oriente che in Occidente e che possa aprire nuove strade senza rompere con il passato”. Infatti, nota, “è tempo che la Chiesatorni a respirare con entrambi i polmoni”, riferendosi ad una nota espressione di Giovanni Paolo II. I cristiani d’Oriente, continua, “sono cittadini di paesi in cui la maggioranza della popolazione professa l’islam. Il loro destino è legato al paese e al ‘tipo’ di islam, che governa il paese. ! L’islam dovrebbe riconoscere ai credenti di altre fedi il loro ruolo e la piena cittadinanza, e non appoggiare regimi in cui i cristiani sono, come nel Medioevo, dhimmi, cioè con diritti limitati”.
“Quello che ci aspettiamo dai nostri fratelli in Occidente non è tanto aiuto materiale, ma comprensione, rispetto, simpatia, preghiera” spiega p. Baghdassarian, soffermandosi poi sulla situazione che vivono i cristiani in Siria. “Qui i cristiani hanno la loro dignità e sono cittadini uguali ai cittadini musulmani, che sono la maggioranza. La Siria, insieme con il Libano, è il paese arabo dove i cristiani sono trattati meglio” dice, auspicando un futuro di pace per il paese.
Sulla sorte dei cristiani siriani, p. Baghdassarian è convinto che essi non abbandoneranno il paese, nonostante conflitti e difficoltà, presenti o future. Anche se alcuni potrebbero essere indotti a fuggire, se in Siria subentrasse un governo islamista, la soluzione di accoglierli all’estero, spiega, non è pensabile, poiché “priverebbe il paese della loro storica presenza e di una testimonianza di convivenza tra islam e cristianesimo. Questa soluzione sarebbe il colpo di grazia per i cristiani d’Oriente” ammonisce. Intanto oggi, conclude, “le sanzioni economiche e l’embargo ricadono sulla popolazione innocente”, di ogni religione e gruppo etnico.

 

Il Gesuita p. Paolo Dall’Oglio in preghiera a Qusayr per fermare il conflitto confessionale

Il minareto lo sveglia nel cuore della notte ma, in tal modo, “lo aiuta nella preghiera prima dell’alba, quella dei monaci orientali”. Un’oasi di preghiera “nel bel mezzo della lotta, in una città circondata; un’orazione costante, turbata da colpi di mitragliatrice”. E’ il Gesuita padre Paolo Dall’Oglio il prete cattolico che si è stabilito a Qusayr, città a Sud di Homs, martoriata dalla violenza, per fare un’esperienza prolungata di digiuno e preghiera per la pace. Come rivelato nei giorni scorsi dall’Agenzia Fides, il suo vuol’essere “un segnale contro corrente”, un modo non violento di vivere e testimoniare la fede in Cristo nel bel mezzo del conflitto. Il Gesuita si fermerà a Qusayr per almeno otto giorni, vivendo gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola.
“Ho scelto Qusayr perchè, con la mia presenza, voglio cercare di sanare la polarizzazione confessionale che si è verificata in città. Ho ascoltato la supplica di alcune famiglie cristiane che hanno visto i propri cari rapiti e vorrei fare del mio meglio, con la preghiera e con il dialogo, per ricomporre le fratture”, spiega a Fides p. Dall’Oglio. Nella città vi è stata crescente conflittualità fra musulmani e cristiani, con una lunga scia di rapimenti, vendette, omicidi.
Bande armate di miliziani fuori controllo, riconducibili alla galassia dell’opposizione siriana, hanno compiuto violenze sui cristiani. Il cristiano André Arbache, padre di famiglia di 30 anni, nel gennaio scorso è stato rapito e poi trovato morto. Molti altri cristiani sono vittime di sequestri. Qusayr è una città dove viveva un comunità greco-cattolica fra le maggiori della Siria, di circa 10mila persone, accanto a 15mila musulmani sunniti. “I cristiani – spiega p. Dall’Oglio – sono quasi tutti fuggiti dalla città, ne sono rimasti pochissimi”.
Il Gesuita è ospite di un famiglia cattolica, dato che la casa parrocchiale a Qusayr non è un luogo sicuro. “La mia preghiera e la mia presenza vuol’essere anche un segno di speranza, perchè questa primavera siriana possa sbocciare, verso un futuro di unità e dialogo all’insegna del pluralismo”, rimarca. Intorno alla sua persona si sta ricostruendo un tessuto di relazioni strappato dalle dinamiche della violenza, che facilmente sconfina in una spirale di odio e vendetta fra persone, famiglie, comunità di diversa religione. Le parole chiave sono “riconciliazione e perdono, fratellanza nel nome di Dio”. Nella speranza di costruire, anche con la preghiera, una Siria più umana, rispettosa della dignità e dei diritti di tutti.

 

 I rifugiati siriani accolti dai Gesuiti nel convento di San Vartan

Famiglie di sfollati siriani, fuggite dal conflitto che infuri nell’Ovest del paese, hanno trovato accoglienza e ospitalità nel Convento di San Vartan, gestito dai gesuiti nel quartiere di Midan, nel cuore di Aleppo. Il convento, dedicato al Santo armeno, era un secolo fa una scuola armena, poi servita ad accoglier i rifugiati armeni. Nel novembre 2008 i gesuiti, tramite il “Jesuit Refugees Service”, dopo averlo restaurato, vi hanno aperto un Centro di accoglienza per rifugiati, con attività di dopo scuola per ragazzi e attività sociali. A beneficiarne sono stati rifugiati iracheni e bambini di famiglie povere siriane. Il Centro ha continuato ad accogliere fino al 2010 nuove famiglie dall’Iraq, che si sono gradualmente inserite nel tessuto sociale della città, stabilendosi n Siria. Oggi il Centro è aperto a sfollati e bisognosi, senza alcuna discriminazione di religione, gruppo etnico, provenienza. Data la violenza che prosegue in Siria, alcun! i sfollati interni siriani sono arrivati al Centro e hanno trovato un’oasi di accoglienza e soldiarietà.
Il dramma dei rifugiati siriani continua: secondo l’ultimo rapporto Unicef, sono oltre 54.000 i rifugiati siriani in Giordania, Libano, Iraq e Turchia. Il 50% sono bambini che hanno lasciato le scuole, soffrono la povertà e traumi causati dalla fuga.

Tags: , ,

Comments are closed.