Il cammino dell’Europa tra etica, politica ed economia

set 4th, 2012 | By | Category: Eventi

Quale futuro per l’Europa nel Mediterraneo? Il cammino dell’Europa tra etica, politica ed economia.  

Nella sua limpida Lectio magistralis, dopo aver ringraziato le diverse Autorità politiche, accademiche e religiose presenti, i promotori e gli organizzatori dell’evento e gli altri relatori, il Card. Tarcisio Bertone si è soffermato sugli aspetti etici, politici ed economici connessi al cammino dell’Europa unita e al suo sviluppo nel bacino Mediterraneo; Europa e Mediterraneo costituiscono infatti due realtà tanto complesse quanto attuali e concrete di cui tutti noi facciamo comune esperienza nella nostra vita quotidiana, sia a livello personale che a livello sociale. Trattandosi di un tema molto impegnativo per la vastità dei suoi contenuti e per le sue implicazioni teoriche e pratiche, il Cardinale ha inteso orientare l’attenzione dell’uditorio su alcuni elementi fondamentali e imprescindibili e sollecitare la riflessione e il confronto con alcune domande, poste soprattutto agli studenti universitari e a tutti i giovani calabresi. La risposta a queste domande e la ricerca delle soluzioni comporta, secondo il Card. Bertone, l’assoluta «necessità di coltivare prospettive ampie e universali, proiettate a edificare quel tipo di società in cui vogliamo vivere».

«L’Europa unita — ha detto il porporato — è divenuta quanto mai prossima e concreta. Il Mediterraneo, lungi dall’essere percepito come una sorta di confine naturale fra mondi profondamente diversi o addirittura inconciliabili, va ripresentandosi sempre più come un nodo centrale della terra, un vero e proprio luogo di incontro tra i popoli. Più che un mare che divide, il Mediterraneo è soprattutto un mare che unisce le opposte sponde, mediante attività commerciali ed economiche. Le rotte, tuttavia, riguardano non soltanto le merci ma anche le idee, le tradizioni etiche, politiche, culturali e religiose.

Ma ci domandiamo: questo mare è in grado di accettare una nuova sfida della storia, ovvero quella di essere il cuore culturale e spirituale nella costruzione dell’Europa unita? Questo crocevia di civiltà può essere anche oggi il motore trainante al servizio della pace e del dialogo tra i popoli?»

«Il “Mare Nostrum” — ha proseguito il Segretario di Stato Vaticano — è ancora oggi come un grande cantiere in costruzione per una rete pulsante e globale di idee e di culture in dialogo positivo. Per rendere operativo questo cantiere dobbiamo basarci innanzitutto su dei pilastri ragionevolmente capaci di sostenere l’attuale costruzione europea. Essi possono essere da un lato la riscoperta dei fondamenti ultimi del Diritto (Ciò che è Giusto), dall’altro la rivalutazione della dimensione politica (Ciò che si deve fare).

Entrambe, la Giustizia e la Politica, si pongono naturalmente nell’orizzonte del Bene Comune e della sua ragionevolezza ultima».

Evidenziando poi il contributo del Cristianesimo all’elaborazione del Diritto nel mondo occidentale, il Card. Bertone ha fatto riferimento a due recenti discorsi del Papa Benedetto XVI, rivolti rispettivamente al mondo politico britannico (il 17 settembre 2010) e al Parlamento tedesco (il 22 settembre 2011), in cui il Santo Padre ha messo in risalto la ragione, l’etica, il bene comune e la centralità della persona umana.

A Londra il Papa ha evidenziato il ruolo pubblico e costruttivo della religione cristiana: «Il ruolo della religione nel dibattito politico non è tanto quello di fornire delle norme, [...] ancora meno è quello di proporre soluzioni politiche concrete, cosa che è del tutto al di fuori della competenza della religione, bensì piuttosto quello di aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi. Questo ruolo “correttivo” della religione nei confronti della ragione, tuttavia, non è sempre bene accolto, in parte poiché delle forme distorte di religione, come il settarismo e il fondamentalismo, possono dimostrarsi esse stesse causa di seri problemi sociali. E, a loro volta, queste distorsioni della religione emergono quando viene data una non sufficiente attenzione al ruolo purificatore e strutturante della ragione all’interno della religione. E un processo che funziona nel doppio senso».

A Berlino il Papa ha affermato: «Contrariamente ad altre grandi religioni, il Cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato; ha invece rimandato alla natura e alla ragione, quali vere fonti del diritto; ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e ragione soggettiva: un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio».

Il Card. Bertone ha poi fatto esplicito riferimento alle encicliche “Caritas in veritate” (cap. IV) di Papa Benedetto XVI e “Redemptor hominis” (n. 14) del suo Beato predecessore Giovanni Paolo II, che in merito alla centralità della persona umana invitano a guardare all’uomo, in tutta la sua irripetibile realtà (perché è “persona”) dell’essere e dell’agire, dell’intelletto e della volontà, della coscienza e del cuore.

Rimarcando poi le radici storiche del costante impegno della Chiesa per la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana, il card. Bertone si è poi soffermato sul periodo dell’Umanesimo e del Rinascimento (secoli XIV e XV) in cui si verificò «un vasto ed impetuoso moto culturale europeo», preludio dell’età moderna, caratterizzato dalla riscoperta e dalla centralità dell’uomo fra tutti gli interessi morali e spirituali: si tratta — ha detto — di «uno dei punti di svolta della storia della città europea», della «maggiore rivoluzione, prima di quella industriale, di cui l’Europa sia stata teatro».

Il primo collaboratore del Papa si è fermato sulle tre sfide che coinvolgono i popoli europei all’inizio del terzo millennio e li sollecitano ad agire concretamente nello spirito di condivisione e rispetto reciproco, secondo le esigenze della dignità della persona umana, che in Europa hanno trovato il primo riconoscimento: la sfida etica, la sfida politica e la sfida economica.

Per quanto riguarda la sfida etica, «appare sempre più evidente — ha detto il Cardinale che l’Europa moderna non può essere tenuta insieme, in profondità, da fondamentalismi, da moralismi o da pluralismi retti dall’arbitrio, ma può essere unita soltanto da un ethos comune, che sia in grado di generare un consenso di base su criteri e atteggiamenti in sintonia con la natura della persona umana. A ben vedere, è l’Europa dei padri-fondatori, quella basata sulla cultura e sui valori del Cristianesimo, quella in cui l’etica non era disgiunta dalla politica e dall’economia, che è in grado anche oggi, di affascinare, di entusiasmare e di tenere insieme popoli, visioni e culture diverse».

Dinanzi ai continui e profondi mutamenti sociali che stanno trasformando il volto dell’Europa essa deve ritrovare «il legame fra essere ed agire, il nesso fra etica e politica e il contributo positivo della religione alla sua crescita», quali strumenti utili e necessari per affrontare le sfide del tempo presente. Riprendendo il discorso di Papa Benedetto XVI al Parlamento tedesco, il Card. Bertone ha ricordato che se i diritti umani e i principi razionali di uguaglianza e responsabilità, che costituiscono la nostra memoria culturale europeaa, poggiano sempre più su se stessi piuttosto che sulla convinzione dell’esistenza di un Dio creatore, essi perdono il loro fondamento e rischiano di smarrire la loro ragion d’essere, mentre la cultura europea privata della dimensione religiosa può essere considerata amputata, disintegrata.

Per quanto riguarda la sfida politica citando le parole del Papa Paolo VI nell’Esortazione apostolica “Octogesima adveniens”, il porporato ha ricordato che per i fedeli cristiani «la politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri».

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