Don Nando un prete che ha amato il Serra

set 3rd, 2012 | By | Category: Distretti e Club

 

È nell’intento di questo scritto ripercorrere la vita di un prete che, in oltre sessant’anni di ministero sacerdotale, ha mirato sempre e incessantemente a due traguardi esclusivi e privilegiati: Eucarestia e Carità e ha amato intensamente il Serra.

In un libro che racconta la storia del prete sono state raccolte le testimonianze di tanti che lo hanno conosciuto in vita e ne hanno ammirato la dedizione, al servizio dell’uomo nella prospettiva di Dio, con particolare attenzione ai giovani, realizzando per loro meravigliose opere: il Centro per la Formazione Professionale di San Salvatore di Cogorno, il Centro per il Recupero dei Giovani in stato di tossicodipendenza di Sanpierdicanne di Chiavari, il Centro Polifunzionale Benedetto Acquarone di Chiavari, il Centro per le Persone adulte in difficoltà di Castiglione Chiavarese e, in anni lontani, il Centro per le Vacanze estive di Massa Marittima.

In oltre sessant’anni migliaia e migliaia di adolescenti hanno fatto un percorso di vita in queste strutture e con molta riconoscenza ricordano l’Opera e il suo Fondatore, anche per aver radicato in loro la consapevolezza della propria dignità, maturando altresì una formazione professionale idonea alla realizzazione di un proprio personale progetto di vita.

“… Alla sera penso al passato, mi vengono in mente i giorni difficili del dopoguerra, quel l’indimenticabile discorso di Pio XII, nel 1945 — anno della sua ordinazione sacerdotale, — una frase mi folgoro: “Salviamo i fanciulli”. Da quel giorno la mia vita cambiò radicalmente e cominciai a dedicarmi ai ragazzi. Ricordo i copertoni di bicicletta cuciti con lo spago, le fatiche lungo la strada del Bocco, senza ghiaia, per andare a Bedonia con i giovani (i primi campi estivi). Le brandine, residuati militari, sistemate nell’asilo. Cose belle”. Don Nando iniziava cosi un suo raro racconto al cronista, per percorrere una lunga strada di oltre sessant’anni al servizio dei giovani, partendo proprio da quella citazione del discorso di Pio XII.

E di strada ne fece da quel giorno, fermandosi solo per una breve pausa alla conclusione di ogni tappa, dal Centro per la Formazione Professionale di San Salvatore al Centro  Polifunzionale Benedetto Acquarone di Chiavari.

Di Centro in Centro sempre con il canto suggestivo … o Madonna dei bambini, se potessimo volar … composto da don Luigi Mazzino e musicato da monsignor G.B. Campodonico, negli anni degli inizi.

Anche alla morte di don Nando quella musica si è levata dal coro della moltitudine dei presenti ad evocare ricordi struggenti in chi non è più un ragazzo.  Non tutti sanno però come sia nata quest’invocazione Madonna dei bambini. Nel 1951 fu necessario dare una veste giuridica all’istituzione sorta qualche anno prima, don Nando pensò di legare quella giovane struttura al nome della Madonna, veramente madre per tanti ragazzi bisognosi, ed invocarne perennemente la protezione. Fu così che il fondatore decise d’intitolarla, in sintonia con il proprio vescovo mons. Francesco Marchesani, “Opera Diocesana Madonna dei Bambini Villaggio del Ragazzo”. Tutt’oggi, dopo oltre sessant’anni è gelosamente custodita la fedeltà alle origini, non solo nel richiamo mariano ma anche nel ricordo a quella designazione “Madonna dei bambini” che vuole significare continuità sulla strada intrapresa.

Una fanciullezza offesa dai disastri della Seconda guerra mondiale, ferita nel corpo e nello spirito, non poteva trovare salvezza che all’ombra di Maria Immacolata.

Nella prima sede del Villaggio a Chiavari, nella casa delle Gianelline in riva al mare, chi entrava dalla porta di via Colombo, alzando lo sguardo scorgeva la statua della Vergine con le braccia aperte come ad accogliere. La statua fu poi portata in trionfo in tutte le colonie estive della diocesi, motto spesso accompagnata dallo stesso vescovo monsignor Marchesani.

Di quella statua, in semplice gesso colorato – ora collocata nella sala mensa di San Salvatore – una copia in marmo è stata poi posta nel cortile d’ingresso del Centro professionale, ove si trova ancora oggi in atteggiamento accogliente.

La statua lignea di don Nando, opera d’arte di uno scultore figlio dell’istituzione, mastro Garbarino, è stata ivi collocata in occasione del primo anniversario della morte del Fondatore.

Nella stesura di un libro dedicato a don Nando c’è capitato d’incontrare giovani e meno giovani, tutti orgogliosi nel dichiarare di essere stati allievi e/o operatori del Centro di formazione professionale. Sono state raccolte testimonianze che riportano note di vivacità, d’affetto, di simpatia.

Così come le testimonianze dei più anziani che sono stati al Villaggio nella sede di villa Parma, a Lavagna o nel conservatorio delle Gianelline a Chiavari.

Basta una piccola scintilla,un accenno a San Salvatore, al Villaggio, perché emerga questo “tesoro sommerso” che rivela come l’opera compiuta da don Nando nell’arco di oltre sessant’anni abbia lasciato un’impronta in loro.

Sono certamente svariate migliaia questi ex-allievi e quelli che sono stati in contatto con noi ne rappresentano una parte significativa.

La testimonianza dei “villaggini” intervistati sarà una gioia per quanti, per ragioni di lavoro o di distanza, sono rimasti nell’anonimato per lunghi anni.

D’altra parte ci a stato possibile parlare di don Nando con un gruppo ridotto di “antichi” allievi ancora impegnati in varie mansioni delle strutture dell’Opera; ci sono, tra loro, e al di fuori, splendidi esempi di collaboratori volontari che sono stati vicini al fondatore e gli sono stati accanto in tanti anni della sua lunga, intensa e proficua attività.

Concludendo, ci pare significativo cogliere nelle testimonianze raccolte un denominatore comune: lo spiccato valore acquisito negli anni di formazione “villaggina” del senso della libertà, inculcato giorno dopo giorno. Don Nando proponeva, innanzi tutto, la libertà; desiderava che i giovani comprendessero fin da ragazzi che la libertà è rispetto, impegno, amore. Che aprissero gli occhi davanti alla natura, prima rivelazione di Dio all’uomo. Che si ponessero di fronte alla realtà umana con mente pura: con ammirazione, non con cupidigia che avvilisce e dissacra.

Che guardassero al lavoro come ad uno strumento per realizzare le proprie potenzialità e per costruire il proprio futuro d’onestà e progresso.

Queste cose il Villaggio le ha sempre portate nell’anima e ha lasciato che emanassero spontaneamente: dall’esempio vissuto, più ancora che dalla parola proclamata.

Libertà come valore morale, come lotta contro il proprio egoismo, come capacita di comunicare con anima aperta.

Capacità d’accoglienza; capacita, anche, di dissentire, ma con lealtà e franchezza.

II Villaggio oggi, dopo questo percorso voluto da don Nando, non è una serra di fiori rari da custodire e proteggere, è costituito da giovani di diversa origine, mentalità, tendenze ed esperienze. Tutti debbono realizzarsi secondo una linea improntata a franchezza, a lenta ricostruzione dei valori da apprezzare poco alla volta, a rifondazione di sé, sempre attraverso un’adesione consapevole. Da una simile base di libertà interiore nascono i progetti concreti per ciascuno: basta spesso la testimonianza vissuta. In altri casi si può instaurare un dialogo che possa far emergere valori obliati ma non spenti del tutto.

Non di rado la società oggi si trova davanti a soggetti che sembrano ribelli. Perché? Forse non hanno conosciuto la dolcezza del focolare: conoscano, intanto, la dolcezza del Villaggio, cosi come don Nando ha lavorato una vita per realizzarlo.

II fondatore del Villaggio del Ragazzo ha speso tutta la sua vita nell’intento di favorire e sviluppare il senso della libertà, insegnando a spogliarsi il più possibile delle dipendenze, per favorire il senso critico della vita, tendendo sempre a promuovere la persona umana nel rispetto delle idee dei singoli individui.

II senso religioso impresso in tutta la sua vita è stato l’amore, e il Serra Club lo intende testimoniare.

Francesco Baratta

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