BenedettoXVI: tra i giovani cala il consenso

set 3rd, 2012 | By | Category: Primo Piano

 

Il Santo Padre, che nel 2005 godeva della fiducia del 73% della popolazione del Nord Est d’Italia, ha visto il suo consenso progressivamente erodersi fino all’attuale 55,6%. La maggioranza dei consensi viene raccolta a partire da quanti hanno più di 35 anni ed in particolar modo tra gli anziani con più di 65 anni, nei quali la quota di fiducia sfiora il 79%. La contrazione dei consensi si è avuta nei giovani tra i 15 e i 34 anni; mentre nel 2005 la fiducia era simile a quella degli over 65 anni, è ora scesa al 28,8% nei giovani tra i 15 e i 24 anni e al 32,2% in quelli tra i 25 e i 34 anni.

La raccolta dei consensi raggiunge l’81,9% tra i praticanti assidui, il 48,1% tra quanti frequentano solo saltuariamente i riti religiosi e solo il 20,5% tra i non praticanti.

Detto risultato è il frutto di un’indagine commissionata da “Il Gazzettino”, il quotidiano delle Tre Venezie, all’Osservatorio sul Nord Est ed il commento è stato affidato a Giovanni Vian, docente di Storia della Chiese Cristiane all’Università di Venezia. I ragazzi frequentano sempre meno le chiese e i credenti sono diminuiti. I giovani e i giovanissimi sono nati e cresciuti in un’epoca in cui le grandi ideologie sono venute a mancare. Privi di questo back ground e molto proiettati ad un’omologazione, che è anche il frutto della globalizzazione, si sono probabilmente poco interessati alla propria identità di fedeli. A questa situazione ha concorso una comunicazione del Magistero che arrivava con maggior efficacia a uomini e donne dai capelli grigi. E’ proprio l’aspetto del dialogo che dovrebbe essere maggiormente curato, specie nei confronti degli adolescenti. E’ indispensabile riflettere sulla contemporaneità, sulle sue trasformazioni degli ultimi decenni e soprattutto sulle nuove generazioni che non sono più quelle di due decenni fa. Occorre reinterpretare i giovani per ascoltarli e riportarli nelle chiese.

Le conclusioni del prof. Vian sono un avvertimento diretto sì al Ministero della Chiesa, ma non solo. E’ tutta la Chiesa – ecclesia, assemblea – che deve considerare la situazione della realtà italiana ed “aggiustare” la propria azione.

I dati sopra rilevati interessano un’area nazionale piuttosto limitata, ma possono indicare una tendenza generalizzata non proprio incoraggiante. D’altro canto, anziché vivere in un mondo di ricordi, e quindi irreale, è bene conoscere la realtà della situazione italiana per poter meglio indirizzare la propria attività. Certamente, il Magistero avrà tratto le proprie conclusioni, ma noi Serrani, cosa abbiamo intenzione di fare? Le classi di età tra i 15 e i 24 anni e tra i 25 e i 34 sono quelle quasi esclusivamente interessate dalle vocazioni sacerdotali e religiose; in altre parole, dette classi di età dovrebbero definire i campo d’azione del Serra nel suo impegno di promuovere le vocazioni. Il nostro Movimento non può limitarsi a colloquiare con persone con i capelli grigi o bianchì, ma dovrebbe attrezzarsi per poter prendere contatti con i giovani, per occupare uno spazio che, se lasciato libero, viene senz’altro occupato da altri, magari con insegnamenti non coerenti con quelli della Chiesa. Le omissioni sono un peccato, peccato che ce ne ricordiamo solo nel corso della recita del Confiteor.

Benito Piovesan

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