La fedeltà di Edith

ago 24th, 2012 | By | Category: Primo Piano

Il 9 agosto 1942 moriva ad Aschwitz una delle tre patrone d’Europa

Il 9 agosto 1942 moriva ad Aushwitz Edith Stein. Nata nel 1891 da famiglia ebrea, si era convertita al cattolicesimo, entrando nel monastero delle Carmelitane di Colonia col nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Giovanni Paolo II la proclama beata il 1° maggio 1987, santa l’11 ottobre 1998, e, assieme a Santa Brigida di Svezia e Santa Caterina da Siena, patrona d’Europa il 1° ottobre 1999.


Il nazionasocialismo con la sua efferatezza imperversava sull’Europa, poche persone ne avevano afferrata l’ideologia e vivevano senza farsi illusioni sullo scempio che ne sarebbe seguito. Fra queste la dottoressa Edith Stein che insegnava allora in un collegio di Domenicane nella città di Spira.
I processi di Beatificazione e Canonizzazione rappresentano una miniera di informazioni che contribuiscono a rendere la persona di Edith Stein che nelle fotografie appare statica, estremamente vivace e percettiva: “…nei consigli dei professori interveniva sempre in favore di un trattamento giusto, indulgente e amorevole verso alunne che le sembrava fossero giudicate con troppa severità da altre insegnanti”.
Fin dall’inizio percepì l’inganno e lo denunciò ripetutamente mentre il nazismo era in ascesa. Dopo una sfilata di truppe che, attraversato il Reno, transitava a Spira al suono delle campane, insieme con la baronessa von Bodman, entusiasta, e le ragazze sue allieve, Edith Stein si trovava nella piazza del duomo. Ritornando al collegio “espresse la sua preoccupazione ‘Vedrà, ora avrà inizio una persecuzione agli ebrei e poi sarà il turno della Chiesa’”.
Con l’acuirsi della persecuzione le fu offerta un’ancora di salvezza: una cattedra in un’Università dell’America Latina.
Perché rifiutò? Sostanzialmente per due ragioni che innervano e pervadono la sua vita: la ricerca della Verità e la fedeltà al popolo.
A suo avviso, cambiare identità e trovare rifugio in qualche località nascosta o protetta da amici, sarebbe stato mancare di Verità, verso l’umanità e verso se stessa.
La fedeltà al suo popolo Israele è rimasta una corda sempre viva nella sua esistenza, riconoscendo in Gesù di Nazareth il Messia, Edith Stein non ritenne, come molti le imputarono, di aver tradito il suo popolo, per di più nel momento in cui la tragedia pesava e gravava su tutti gli ebrei.
Edith Stein, ormai dal 1939 nel Carmelo di Echt, riaffermò questa sua scelta, quando, dopo la pubblicazione della lettera nel luglio 1942 dei vescovi dei Paesi Bassi contro il dominio nazista e la violenza verso gli ebrei, scattò la grande retata di rappresaglia che imprigionò anche 300 religiosi cattolici di origine ebraica.
Il giornalista Van Kempen riuscì a contattarla nel campo di smistamento e si trovò dinanzi “una donna spiritualmente grande e forte”; egli durante il colloquio fumò una sigaretta e le chiese “se ne volesse una anche lei. Mi rispose che lo aveva fatto un tempo e che un tempo, da studentessa, aveva anche ballato”.
Non fuggì e non volle ascoltare la proposta di un impiegato olandese: “Mi disse: – Non avrei mai creduto che gli uomini potessero essere così e… che i miei fratelli dovessero soffrire tanto! – Quando non ci fu più dubbio che dovesse essere trasportata altrove, le domandai se potevo aiutarla e (cercare di liberarla); …di nuovo mi sorrise supplicandomi di no. Perché fare un’eccezione per lei e per il suo gruppo? Non sarebbe stata giustizia trarre vantaggio dal fatto che era battezzata! Se non avesse potuto partecipare alla sorte degli altri la sua vita sarebbe stata rovinata: – No, no, questo no!”.
Con questa ferma decisione affrontò la deportazione, il terribile viaggio che l’avrebbe condotta all’ultima tappa della sua vita: Auschwitz.
Alcune religiose e religiosi progettavano piani per annunciare il Vangelo, Edith Stein taceva e nel suo sguardo si leggeva l’incredulità per dei progetti d’apostolato che ben sapeva non si sarebbero mai realizzati.
Il convoglio piombato che racchiudeva 987 ebrei giungendo ad Auschwitz lasciava dietro di loro ogni speranza di sopravvivenza.
Il 6 giugno 1939 con acuta preveggenza scrisse: “Già da ora accetto la morte che Dio ha pensato per me, mi consegno con gioia in totale sottomissione alla sua santissima volontà”.
Edith Stein per la furia omicida dell’ideologia nazista passò per il camino, diventando cenere, il suo messaggio e la sua testimonianza sono vivi ela Patrona d’Europa continua a vegliare sulle nostre vie di Verità verso Dio.

Cristiana Dobner – Agensir

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