Cattolicità nell’agire politico

lug 26th, 2012 | By | Category: Mondo Cattolico

Dalla lectio magistralis di S. Em il CardinaleTarcisioBertone in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Giurisprudenza all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro

«Ogni credente deve sentirsi  spinto a mettere a disposizione di tutti la sua prospettiva in una forma che sia sostanziata dalla carità, pur nella lacerazione delle scelte difficili, nella fatica delle decisioni non da tutti comprese, nel disturbo provocato talvolta dalle contraddizioni e dalle conflitualità sistematiche. I cattolici che esercitano la carità nell’agire politico ad ogni livello non possono certo mancare al confronto con tutti i soggetti in campo. Mai rassegnati all’irrilevanza, i laici cattolici sono chiamati a concorrere generosamente al bene comune, rendendo così pubblicamente ragione della fecondità sociale e politica della propria fede vissuta e della propria dottrina creduta. E  tutto questo ha delle conseguenze decisive per i contenuti ed il metodo dell’impegno politico.

Purtroppo si assiste sempre più frequentemente ad un impoverimento della politica, quando essa è guidata da calcoli di convenienza e da logiche utilitariste di mera ricerca del consenso. Tutto ciò potrebbe far sì che la perenne contesa tra utilità e verità trascorra più sul lato dell’utile e del vantaggioso che su quello del vero. Se si vuole che il bene comune -  che richiede anche sacrificio — sia “credibile”, è lo splendore della verità che dovrà illuminare i vantaggi, i profitti e gli utili, ponendoli al servizio della dignità umana, della persona e di quella cellula fondamentale della società che è la famiglia».

In quanto docente e studioso di Morale sociale e Diritto canonico, il Segretario di Stato Vaticano si è quindi soffermato sul complesso rapporto tra giustizia e carità, oggetto di studio scientifico fin dal Medio Evo e, nel XX secolo, nel periodo del Concilio Vaticano II. La costituzione conciliare “Gaudium et Spes” ne tratta almeno 7 volte. L’argomento è stato mirabilmente trattato anche da Papa Benedetto XVI nell’enciclica “Deus caritas est”, che merita una lettura integrale. Tenendo presente che entrambe le virtù sono necessarie e complementari e che nessuna delle due può fare a meno dell’altra senza perdere di autenticità, “non ci occorre uno Stato che regoli e domini tutto, ma invece uno Stato che generosamente riconosca e sostenga, nella linea del principio di sussidiarietà, le iniziative che sorgono dalle diverse forze sociali (tra cuila Chiesa, spinta dall’amore di Dio) e uniscono spontaneità e vicinanza agli uomini bisognosi di aiuto». Ritenere che le strutture giuste rendano superflue le opere di carità significa avere una concezione materialistica dell’uomo e ragionare col pregiudizio che l’uomo possa vivere “di solo pane”.

Per quanto riguarda la sfida economica, citando la Caritas in veritate del Papa Benedetto XVI, il Card. Bertone ha ricordato che «la sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio perché umana, dev’essere strutturata e istituzionalizzata eticamente». Dunque (n. 45) «l’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento; non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona». Ciò significa che l’economia, proponendo la centralità della persona, contribuisce a soddisfare i suoi bisogni più autentici.

Una politica che ponga al centro l’uomo nelle sue dimensioni integrali, piuttosto che i singoli interessi particolari, non solo potrebbe favorire una ripresa economica più stabile e a beneficio di tutti, ma anche contribuirebbe in modo positivo a superare quella crisi di fiducia che ha coinvolto non solo gli operatori economici ma anche, soprattutto in Occidente, anche il mondo delle istituzioni. In questo rinnovato impegno vi deve essere la valorizzazione del lavoratore, del cosiddetto “capitale umano”, che è la più grande ricchezza di cui l’umanità dispone.

Nelle parole del Cardinale non poteva mancare, accanto al riferimento alla centralità della persona, il necessario richiamo alla centralità della famiglia, quale soggetto educante aperto alla vita, segno di carità e di speranza e strumento di crescita e di sviluppo dell’Europa; la famiglia richiede pertanto il necessario aiuto e un adeguato investimento educativo. «Educare — ha precisato il Card. Bertone — non significa però dare solo informazioni tecniche ma far crescere la persona n sua totalità». Secondo le parole del Papa,  “per educare occorre sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura», sicché «il relativismo etico non solo pone seri problema all’educazione ma anche mina il futuro stesso dell’Europa.

In considerazione delle loro dimensioni transnazionali, le nuove molteplici sfide che l’Europa si trova davanti non possono essere affrontate efficacemente dai singoli popoli per superare i problemi socio-culturali connessi ai flussi migratori o all’ambiente è necessaria una sufficiente coesione, fondata su una sana laicità, sulla capacità di discernimento e sul senso di comune responsabilità: «Una sana laicità richiede la distinzione -  piuttosto che la separazione — fra dimensione temporale e dimensione spirituale. Tale concetto rappresenta un importante patrimonio ma può facilmente ridursi ad ideologia se, nel nostro continente, non sa trarre giovamento dal ruolo “ispiratore” della religione cristiana.  Non si dovrebbe, infatti, ignorare, il contributo particolare che il Cristianesimo può offrire nelle grandi questioni della pace e della convivenza tra diversi popoli e comunità. Le istituzioni religiose e spirituali cristiane possono così collaborare con le istituzioni politiche in uno spirito di sana laicità, richiamando quei valori etici e spirituali condivisi sui quali si dovrebbe edificare la società europea. Tale dialogo tra fede e ragione, fra istanze laiche e religiose, può aiutare ad affrontare fruttuosamente e con equilibrio le attuali sfide: dalla crisi economica ai problemi ambientali a quelli migratori. Massima attenzione si deve tuttavia porre alla possibilità d’integrare e vicendevolmente arricchire le legittime diversità culturali e religiose presenti in Europa.  Ciò comporta l’impegno a realizzare una vera “convivialità delle culture”, evitando ogni tentazione di contrapposizione tra civiltà lo richiede non solo una fedeltà creativa a  quanto il Cristianesimo ha già seminato nella cultura europea ma anche la situazione di accentuata pluralità in questo continente».

 

“Comunità nuova”

Tags: , , , ,

Comments are closed.