Documento: Orientamenti pastorali per la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale

lug 17th, 2012 | By | Category: Primo Piano

Pubblichiamo il documento integrale della Congregazione per l’Educazione Cattolica e Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali circa gli orientamenti pastorali per la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale che è possibile consultare in tutte le lingue sul sito www.priestlyvocations.com. Il documento pubblicato ora anche su Il Serrano on line sarà consultabile nell’archivio del portale www.serraclubitalia.it dei documenti Pove cui il movimento Serra International e Serra International Italia sono aggregati. Per il servizio della conferenza stampa di presentazione si veda anche www.ilvaticanese.it. Segue il documento.

 

CITTÀ DEL VATICANO 2012

 

INTRODUZIONE

 

1. L’Assemblea Plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica[1] ha sollecitato la pubblicazione di orientamenti pastorali per promuovere le vocazioni al ministero sacerdotale.

Per rispondere a questa richiesta, la Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali, in collaborazione con i suoi Consultori, con i rappresentanti delle Congregazioni per l’Evangelizzazione dei Popoli, per le Chiese Orientali, per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e per il Clero, ha predisposto un’Inchiesta sulla pastorale al ministero sacerdotale per avere un quadro aggiornato della pastorale vocazionale nelle diverse parti del mondo, soprattutto in ordine al sacerdozio ministeriale.

L’Inchiesta è stata inviata il 15 maggio 2008, tramite le Rappresentanze Pontificie, a tutti i delegati della pastorale vocazionale delle Conferenze Episcopali ed ai direttori dei «Centri Nazionali Vocazioni», perché potessero fornire informazioni sulla situazione delle vocazioni e formulare delle proposte di azione pastorale.

Dall’esame delle risposte delle Conferenze Episcopali e dei Centri Nazionali all’Inchiesta, è emersa la richiesta di linee guida di pastorale vocazionale, basate su una chiara e fondata teologia della vocazione e della identità del sacerdozio ministeriale.


I. LA PASTORALE DELLA VOCAZIONE AL MINISTERO SACERDOTALE NEL MONDO

 

2. La situazione delle vocazioni presbiterali è molto varia oggi nel mondo. Essa appare contrassegnata da luci e da ombre. Mentre in Occidente si affronta il problema della diminuzione delle vocazioni, negli altri continenti, nonostante la ristrettezza di mezzi, si assiste ad un incremento promettente di vocazioni sacerdotali.

Nei paesi di antica tradizione cristiana il preoccupante calo numerico dei sacerdoti, l’elevarsi della loro età media e la domanda di nuova evangelizzazione determinano il delinearsi di una nuova situazione ecclesiale[2].

Anche la diminuzione della natalità contribuisce alla riduzione delle vocazioni di speciale consacrazione. La vita dei fedeli cattolici subisce il contraccolpo della ricerca sfrenata dei beni materiali e del calo della pratica religiosa, che distolgono dalle scelte coraggiose e impegnative del Vangelo.

Sicché, come ha scritto il Santo Padre Benedetto XVI: «Proprio nel nostro tempo conosciamo molto bene il “dire no” di quanti sono stati invitati per primi. In effetti, la cristianità occidentale, cioè i nuovi “primi invitati”, ora in gran parte disdicono, non hanno tempo per il Signore»[3].

Per quanto la pastorale vocazionale in Europa e nelle Americhe sia strutturata e creativa, i risultati ottenuti non corrispondono all’impegno profuso. Tuttavia, accanto a situazioni difficili, che pur è necessario guardare con coraggio e verità, vanno registrati alcuni segnali di ripresa, soprattutto dove si formulano proposte chiare e forti di vita cristiana.

 

3. La preghiera della comunità cristiana ha sempre rafforzato nel popolo di Dio la coscienza condivisa per le vocazioni, nella forma di una “spirituale solidarietà”[4].

Ovunque matura e cresce una pastorale integrata, sia essa familiare, giovanile o missionaria, assieme alla pastorale vocazionale, si assiste ad una fioritura di vocazioni sacerdotali. La Chiesalocale diviene veramente «responsabile della nascita e della maturazione delle vocazioni sacerdotali»[5]. La dimensione vocazionale non si propone così come una semplice aggiunta di programmi e proposte, ma diviene naturale espressione dell’intera comunità.

I dati statistici della Chiesa Cattolica ed alcune ricerche sociologiche mettono in luce che, quando si propongono delle iniziative di nuova evangelizzazione nelle parrocchie, nelle associazioni, nelle comunità ecclesiali e nei movimenti[6], i giovani dimostrano di essere disponibili a rispondere alla chiamata di Dio ed ad offrire la loro vita al servizio della Chiesa.

La famiglia rimane la prima comunità per la trasmissione della fede cristiana. Si constata ovunque che molte vocazioni presbiterali nascono nelle famiglie, nelle quali l’esempio di vita cristiana coerente e la pratica delle virtù evangeliche fanno germogliare il desiderio di una donazione totale. La cura delle vocazioni presuppone, di fatto, una valida pastorale familiare.

C’è da aggiungere che spesso la domanda vocazionale al presbiterato nasce nei ragazzi e nei giovani grazie alla testimonianza gioiosa dei presbiteri.

La testimonianza di sacerdoti uniti con Cristo e felici del loro ministero e fraternamente uniti tra loro suscita nei giovani un forte richiamo vocazionale. I Vescovi ed i sacerdoti offrono ai giovani un’immagine alta e attraente del sacerdozio ordinato. «La vita stessa dei presbiteri, la loro dedizione incondizionata al gregge di Dio, la loro testimonianza di amorevole servizio al Signore e alla sua Chiesa – in una testimonianza segnata dalla scelta della croce accolta nella speranza e nella gioia pasquale -, la loro concordia fraterna e il loro zelo per l’evangelizzazione del mondo sono il primo e il più persuasivo fattore di fecondità vocazionale»[7].

            Di fatto, i sacerdoti sono spesso testimoni di dedizione alla Chiesa, capaci di gioiosa generosità, di umile adattamento alle diverse situazioni in cui si trovano ad operare. Il loro esempio suscita il desiderio di impegni grandi nella Chiesa e la volontà di donare la propria vita al Signore e ai fratelli[8]. In particolar modo, esercita una forte attrazione nei giovani l’impegno dei sacerdoti verso le persone affamate di Dio, dei valori religiosi e in una condizione di grande povertà spirituale[9].

Si avverte anche che molti giovani scoprono la chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata, dopo aver vissuto un’esperienza di volontariato, un servizio di carità verso i sofferenti, i bisognosi ed i poveri o dopo aver operato per qualche tempo nelle missioni cattoliche.

La scuola è un altro ambiente della vita dei ragazzi e dei giovani, nel quale l’incontro con un sacerdote insegnante o la partecipazione ad iniziative di approfondimento della fede cristiana hanno avviato un cammino di discernimento vocazionale.

 

4. La diffusione della mentalità secolarizzata scoraggia la risposta dei giovani all’invito di seguire il Signore Gesù con più radicalità e generosità.

All’Inchiesta promossa dalla Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali, dalle Chiese locali sono pervenute molte risposte che evidenziano una serie di motivi per i quali i giovani disattendono la vocazione sacerdotale e la rimandano ad un imprecisato futuro.

Inoltre i genitori, con le loro aspettative sul futuro dei figli, riservano spazi ristretti alla possibilità delle vocazioni di speciale consacrazione.

Un altro aspetto che opera a sfavore della vocazione presbiterale è la graduale emarginazione del sacerdote nella vita sociale, con la conseguente perdita di rilevanza pubblica. Inoltre, da più parti la stessa scelta celibataria viene messa in discussione. Non solo una mentalità secolarizzata, ma anche opinioni erronee all’interno della Chiesa portano a deprezzare il carisma e la scelta celibataria, anche se non possono essere taciuti i gravi effetti negativi dell’incoerenza e dello scandalo, causato dall’infedeltà ai doveri del ministero sacerdotale quali, ad esempio, gli abusi sessuali. Ciò crea confusione negli stessi giovani, che pur sarebbero disposti a rispondere alla chiamata del Signore.

La stessa vita presbiterale, trascinata nel vortice dell’attivismo esagerato con il conseguente sovraccarico di lavoro pastorale, può offuscare e indebolire la luminosità della testimonianza sacerdotale. In questa situazione la promozione dei cammini personali e l’accompagnamento spirituale dei giovani diventano un’occasione propizia per la proposta e per il discernimento della vocazione, specialmente della vocazione presbiterale.

 

II.  VOCAZIONE E IDENTITÀ DEL SACERDOZIO MINISTERIALE

 

            5. L’identità della vocazione al ministero sacerdotale si colloca nell’alveo della identità del cristiano in quanto discepolo di Cristo. «La storia di ogni vocazione sacerdotale, come peraltro di ogni vocazione cristiana, è la storia di un ineffabile dialogo tra Dio e l’uomo, tra l’amore di Dio che chiama e la libertà dell’uomo che nell’amore risponde a Dio»[10].

I Vangeli presentano la vocazione come un meraviglioso incontro d’amore tra Dio e l’uomo. È questo il mistero della chiamata, mistero che coinvolge la vita di ogni cristiano, ma che si manifesta con maggiore evidenza in coloro che Cristo invita a lasciare tutto per seguirlo più da vicino. Cristo ha sempre scelto alcune persone per collaborare in maniera più diretta con lui alla realizzazione del disegno salvifico del Padre.

Gesù, prima di chiamare i discepoli ad un particolare compito, li invita a lasciare da parte tutto, per vivere in profonda comunione con Lui, anzi per “stare” con Lui (Mc 3,14)[11].

Anche oggi il Signore Risorto chiama i futuri presbiteri per trasformarli in veri annunciatori e testimoni della sua presenza salvifica nel mondo.

Dall’esemplarità di quella esperienza trae origine la necessità di farsi compagni di viaggio del Cristo Risorto, di intraprendere un percorso di vita che non dà nulla per scontato, ma si apre con docilità al Mistero di Dio che chiama.

 

6. Cristo Pastore è origine e modello del ministero sacerdotale[12]. Egli stesso ha disposto di affidare ad alcuni suoi discepoli la potestà di offrire il Sacrificio eucaristico e di perdonare i peccati.

«Dopo aver inviato gli Apostoli come egli stesso era stato inviato dal Padre, Cristo, per mezzo degli stessi Apostoli, rese partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori, cioè i Vescovi, la cui funzione ministeriale fu trasmessa in grado subordinato ai Presbiteri, affinché questi, costituiti nell’Ordine del presbiterato, fossero cooperatori dell’Ordine episcopale, per il retto assolvimento della missione apostolica affidata da Cristo»[13].

Per questo il sacerdote, come afferma bene la dottrina del carattere dell’Ordine sacro, viene configurato a Cristo Sacerdote che lo abilita ad agire in persona di Cristo Capo e Pastore[14]. Il suo essere e il suo agire nel ministero provengono dalla fedeltà di Dio, segnata dal dono spirituale che, nel sacramento dell’Ordine, prende dimora nel sacerdote in maniera permanente e lo differenzia dai battezzati partecipi del sacerdozio comune. Il sacerdote, infatti, in quanto unito all’ordine episcopale, partecipa dell’autorità con la quale Cristo «fa crescere, santifica e governa il proprio corpo»[15].

Il sacerdozio ministeriale si differenzia così essenzialmente dal sacerdozio comune ed è a suo servizio[16]. Infatti il sacerdozio ministeriale, «con la potestà sacra di cui è rivestito, forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio eucaristico in persona di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo; i fedeli, in virtù del regale loro sacerdozio, concorrono all’oblazione dell’Eucaristia, e lo esercitano col ricevere i sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, coll’abnegazione e l’operosa carità»[17]. A questo «tende e in ciò trova la sua perfetta realizzazione il ministero dei presbiteri»[18].

E’ chiaro che il dono trasmesso per l’imposizione delle mani va sempre “ravvivato” (cf. 2 Tm 1, 6), perché i sacerdoti «sia che si dedichino alla preghiera e all’adorazione, sia che predichino la Parola, sia che offrano il sacrificio eucaristico e amministrino gli altri sacramenti, sia che svolgano altri ministeri in servizio degli uomini, contribuiscono all’aumento della gloria di Dio e nello stesso tempo a far avanzare gli uomini nella vita divina»[19].

Questa prima dimensione del sacramento dell’Ordine, di carattere cristologico, fonda la dimensione ecclesiologica[20]. In quanto è necessario che la Chiesa stessa sia convocata dal Cristo Risorto, i sacerdoti sono abilitati dal sacramento dell’Ordine ad essere strumenti efficaci per l’edificazione della Chiesa, attraverso l’annuncio della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la guida del popolo di Dio[21]. Senza questi doni la Chiesa perderebbe la propria identità. Il sacerdozio ministeriale è così il punto nevralgico e vitale per l’esistenza della Chiesa, in quanto segno efficace della priorità della grazia con la quale Cristo Risorto la edifica nello Spirito[22].

Così i sacerdoti, rappresentando Cristo Pastore, trovano nella dedizione totale alla Chiesa l’elemento unificante della loro identità teologica e della loro vita spirituale. Per questo, «la carità del sacerdote si riferisce primariamente a Gesù Cristo: solo se ama e serve Cristo Capo e Sposo, la carità diventa fonte, criterio, misura, impulso dell’amore e del servizio del sacerdote alla Chiesa, corpo e sposa di Cristo»[23]. Se il sacerdozio ministeriale non trae origine da questo amore, scade a prestazione funzionale, anziché proporsi come il servizio di un pastore che offre la vita per il gregge. E’, quindi, l’amore per Cristo che costituisce la motivazione prioritaria della vocazione al presbiterato.

 

         7. Il ministero presbiterale, conferito con il sacramento dell’Ordine, nella sua natura è segnato dalla vita trinitaria[24], vita che è comunicata da Cristo e dalla sua unione con il Padre nello Spirito Santo. Ciò connota essenzialmente l’identità presbiterale[25].

Il singolo sacerdote vive nella comunione reale e ontologica del Presbiterio unito al proprio Vescovo. Infatti: «Il ministero ordinato, in forza della sua stessa natura, può essere adempiuto solo in quanto il presbitero è unito con Cristo mediante l’inserimento sacramentale nell’ordine presbiterale e quindi in quanto è nella comunione gerarchica con il proprio Vescovo. Il ministero ordinato ha una radicale “forma comunitaria” e può essere assolto solo come “un’opera collettiva”»[26].

Il sacerdote serve la communio della Chiesa nel nome di Gesù Cristo. Il Signore chiama il presbitero personalmente e lo associa alla relazione personale con sé, all’esperienza della fraternità apostolica e alla missione pastorale di origine squisitamente trinitaria. Il “noi” apostolico, riflesso e partecipazione della comunione trinitaria, segna l’identità del ministero ordinato[27].

E’ chiaro che il cammino vocazionale e la stessa formazione dovranno riprendere gli elementi essenziali dalla vita trinitaria stessa[28], propria del ministero ordinato, dove la chiamata personale di Cristo è a servizio di una vita di comunione-missione, riflesso della vita trinitaria.

Un compito importante della pastorale vocazionale, quindi, sarà quello di offrire ai ragazzi e ai giovani un’esperienza cristiana, attraverso la quale si sperimenti la realtà di Dio stesso nella comunione con i fratelli e nella missione evangelizzatrice[29]. Sentendosi parte di una famiglia di figli e figlie che hanno il medesimo Padre, che li ama immensamente, sono chiamati a vivere da fratelli e sorelle e, perseverando nell’unità, si pongono al servizio della nuova evangelizzazione «per proclamare e testimoniare la stupenda verità dell’amore salvifico di Dio»[30].

La pastorale della vocazione al ministero ordinato tende a generare uomini di comunione e missione, capaci di ispirarsi al “comandamento nuovo” (Gv 13, 34), sorgente della “spiritualità di comunione”.

La promozione vocazionale e il discernimento conseguente hanno in grande considerazione questa esperienza cristiana, fondamento di un cammino di grazia inscritto nel Sacramento dell’Ordine e condizione per un’autentica evangelizzazione.

 

8. Un prudente e saggio discernimento delle condizioni essenziali per accedere al sacerdozio sarà opportunamente perseguito per accertare l’idoneità dei “chiamati”. La pastorale vocazionale è consapevole che la risposta alla chiamata si fonda sulla progressiva armonizzazione della personalità nelle sue diverse componenti: umana e cristiana, personale e comunitaria, culturale e pastorale.

«La conoscenza della natura e della missione del sacerdozio ministeriale – si legge nella Pastores dabo vobis – è il presupposto irrinunciabile e nello stesso tempo la guida più sicura e lo stimolo più incisivo, per sviluppare nella Chiesa l’azione pastorale di promozione e di discernimento delle vocazioni sacerdotali e di formazione dei chiamati al ministero ordinato»[31].

Per questa ragione essa tende, in prima istanza, allo sviluppo della persona nella sua globalità e integralità, al fine di disporre i “chiamati” al sacerdozio ad essere conformi a Cristo Pastore, nel contesto di una profonda esperienza comunitaria.

Ogni chiamato va posto in condizione di vivere una relazione intima d’amore con il Padre che lo chiama, con il Figlio che lo con-forma, con lo Spirito che lo plasma attraverso l’educazione alla preghiera, l’ascolto della Parola, la partecipazione all’Eucarestia, il silenzio adorante.

La proposta vocazionale cammina di pari passo con l’assunzione graduale da parte del chiamato di compiti, scelte, responsabilità, anche allo scopo di consentire un discernimento profondo e ampio dell’autenticità della vocazione.

L’integrazione e la maturazione affettiva sono una meta necessaria per saper accogliere la grazia del Sacramento. Vanno evitate proposte vocazionali fatte a soggetti che, seppur lodevoli nel loro cammino di conversione, sono segnati da profonde fragilità umane.

E’ importante che il chiamato percepisca con chiarezza gli impegni che dovrà assumere, in particolare nel celibato[32].

E’ opportuno che la chiamata si radichi in un contesto ecclesiale preciso che dia spessore ai motivi della scelta vocazionale e che contribuisca a sanare le possibili devianze individualistiche della stessa[33]. Assume una fondamentale importanza, in tal senso, la qualità dell’esperienza parrocchiale e diocesana, la frequenza e la partecipazione attiva ad associazioni e movimenti ecclesiali[34].

Normalmente è da prevedere un’esperienza di vita comunitaria prima che il ragazzo e il giovane entri in seminario.

 

9. Un ruolo decisivo è svolto dagli accompagnatori vocazionali, che spesso subentrano alla figura del sacerdote che ha favorito e sostenuto gli inizi della vocazione. Sia la relazione educativa con gli animatori, sia lo stile di fraternità con altri chiamati, rende più autentico e valido il discernimento della scelta vocazionale.

Indubbiamente, la vita dei singoli sacerdoti e dell’intero presbiterio diocesano, capace di fondere la figura ideale del sacerdote e le condizioni del suo ministero nella vita ordinaria anche attraverso la sua visibilità, favorisce il cammino di crescita della chiamata presbiterale.

Le figure di sacerdoti, venerati come santi, contribuiscono non poco a dare coraggio e generosità ai chiamati. Sacerdoti completamente dedicati all’adempimento del loro ministero pastorale costituiscono i modelli di riferimento sicuri nel consolidamento delle ragioni della scelta dell’ordine presbiterale.

Basta ricordare San Giovanni Maria Vianney, il Santo curato d’Ars, additato dal Santo Padre Benedetto XVI a tutti i sacerdoti come modello luminoso durante l’anno sacerdotale del 2010. E con lui si potrebbero ricordare molti altri sacerdoti esemplari, che hanno accompagnato con abnegazione il cammino del popolo di Dio nelle chiese locali nel corso del tempo.

Certamente, risulterà importante l’invocazione fiduciosa e insistente, rivolta alla Vergine Maria, Madre dei Sacerdoti, per essere aiutati ad accogliere con disponibilità il progetto di Dio nella propria vita ed a rispondere con fede e con amore di “sì” al Signore, che chiama sempre nuovi operai per la diffusione del Regno di Dio.

 

10. La crescita e la maturazione di una vocazione presbiterale richiede l’amore concreto perla propria Chiesaparticolare e la disponibilità totale ad ogni servizio pastorale, sperimentando la libertà interiore nel non sentirsi padroni della propria vocazione.

La partecipazione attiva alla vita di una comunità cristiana può contribuire ad evitare nuove forme di clericalismo, situazioni di accentramento pastorale inopportuno, servizi pastorali part-time, scelte ministeriali ritagliate su bisogni individuali, incapaci di guardare all’insieme e all’unità della comunità.

Per edificare una Chiesa in stato permanente di missione, la vocazione del presbitero si attua nel far crescere una comunità ricca di ministeri, nella quale esistono ampi spazi per la partecipazione attiva e responsabile dei fedeli laici.

Per divenire capaci di animare e sostenere una comunità, è opportuno che i giovani chiamati al sacerdozio imparino a collaborare ed a confrontarsi con l’intera comunità cristiana ed a stimare ogni vocazione.

La dimensione universale è intrinseca al ministero sacerdotale[35]. L’ordinazione rende il presbitero idoneo alla missione, che costituisce un aspetto essenziale dell’identità presbiterale.

E’ importante, in tal senso, educare il chiamato a preoccuparsi dei vicini e, nel contempo, a guardare i lontani.

La disponibilità alla missione definisce la verità del presbitero in ogni sua attività. Ciò significa plasmare una struttura interiore e un modo d’essere, più che un modo di fare, che si contraddistingue per il coraggio di uscire da ogni forma di particolarismo, per aprire il cuore alle necessità della nuova evangelizzazione.

III.  PROPOSTE PER LA PASTORALE DELLE VOCAZIONI SACERDOTALI

 

11. Le vocazioni sacerdotali sono frutto dell’azione dello Spirito Santo nella Chiesa. In alcuni Paesi si registra un vigoroso e promettente fiorire di vocazioni sacerdotali, che incoraggia nel proseguire sulla via della promozione vocazionale.

La Chiesa, consapevole della necessità delle vocazioni al sacerdozio, riconosce che esse sono un dono di Dio e prega il Signore con una supplica incessante e fiduciosa, perché sia generoso nel donarle.

«In realtà gli “operai” se li sceglie Dio stesso, il “Padrone della messe”, chiamando le persone con una decisione sempre gratuita e sorprendente. E tuttavia, nel mistero dell’alleanza che egli ha stabilito con noi, siamo invitati a “cooperare con la sua provvidenza utilizzando la grande forza da lui posta nelle nostre mani: la preghiera! E’ quello che Gesù ci ha chiesto: “Pregate il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe!”»[36].

La preghiera muove il cuore di Dio; diviene per i credenti grande scuola di vita, insegna a guardare con sapienza evangelica al mondo ed ai bisogni d’ogni essere umano; soprattutto unisce i cuori alla stessa carità e alla compassione di Cristo verso l’umanità[37].

L’esperienza di tante Chiese locali attesta che i giovani avvertono, in un numero considerevole, la chiamata al sacerdozio ministeriale, soprattutto nelle comunità in cui la preghiera costituisce una dimensione costante e profonda.

 

12. Prevale in Occidente una cultura indifferente alla fede cristiana ed incapace di comprendere il valore delle vocazioni di speciale consacrazione.

Tuttavia, la Chiesa, chiamata a vivere nel tempo, vede con sguardo sapiente dentro la storia la presenza di Dio che accompagna, interpella, chiama all’alleanza anche nei momenti apparentemente meno fecondi e fruttuosi; guarda «con immensa simpatia al mondo perché, anche se il mondo si sentisse estraneo al cristianesimo, la Chiesanon può sentirsi estranea al mondo, qualunque sia l’atteggiamento del mondo verso la Chiesa»[38].

La Chiesacontinua ancora oggi ad annunciarela Paroladi Dio ed a comunicare la buona notizia della salvezza con il coraggio della verità. In particolare, cerca di proporre ai ragazzi ed ai giovani la fede che interpella la vita e risponde alla sete di felicità che sta nel cuore dell’uomo.

Si tratta di proporre l’esperienza della fede come relazione personale e profonda con il Signore Gesù Cristo, rivelatore del Mistero di Dio.

Dalla risposta di fede nasce la scoperta della vocazione soprattutto quando è vissuta all’interno di comunità cristiane, che vivono la bellezza del Vangelo, e dove operano animatori ed educatori capaci di percepire i segni della vocazione.

Affinché si realizzi una proposta della fede cristiana, che susciti una risposta vocazionale, si tratta di favorire spazi autentici di relazioni umane[39] tramite l’opera di educatori ed accompagnatori adulti nella fede ed in ambiti comunitari di vita cristiana attraenti e coinvolgenti.

E’ bene proporre apertamente la vita sacerdotale ai ragazzi ed ai giovani e, nel medesimo tempo, occorre invitare le comunità cristiane a pregare con maggiore intensità «il Padrone della messe» (Mt 9,38) affinché susciti nuovi ministri e nuove persone consacrate.

A questo scopo, nelle Chiese locali è opportuno sostenere una pastorale generale che si muova con slancio evangelico, vocazionale e missionario.

 

13. Tutti i membri della Chiesa hanno la responsabilità della cura delle vocazioni sacerdotali. «Il Concilio Vaticano II è stato esplicito quanto mai nell’affermare che “il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana” (Optatam totius, n. 2). Solo sulla base di questa convinzione, la pastorale vocazionale potrà manifestare il suo volto veramente ecclesiale, sviluppando un’azione armonica, servendosi anche di organismi specifici e di adeguati strumenti di comunione e di corresponsabilità».[40]

La Santa Sedeha istituito, già 70 anni fa, la Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali allo scopo di favorire la collaborazione trala Santa Sede e le Chiese locali per la promozione delle vocazioni al ministero ordinato.

Questo organismo si impegna per la diffusione e la conoscenza del Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che il Santo Padre indirizza ogni anno a tuttala Chiesa. Inoltre, ha il compito di raccogliere e far conoscere le iniziative vocazionali più significative che arricchiscono le Chiese locali; organizza Convegni internazionali; promuove e collabora alla realizzazione di quelli continentali, al fine di favorire la sinergia tra quanti operano nel campo della pastorale vocazionale.

L’esperienza degli scorsi decenni dimostra che l’utilizzazione del Messaggio del Santo Padre aiuta le chiese locali a definire, proporre e realizzare i programmi annuali di pastorale vocazionale.

Il ruolo del Vescovo nella promozione delle vocazioni e, in particolare, di quelle sacerdotali è centrale e preminente. «La prima responsabilità della pastorale orientata alle vocazioni sacerdotali è del Vescovo (Christus Dominus, n. 15), che è chiamato a viverla in prima persona, anche se potrà e dovrà suscitare molteplici collaborazioni. Egli è padre e amico nel suo presbiterio, ed è innanzitutto sua la sollecitudine di “dare continuità” al carisma e al ministero presbiterale, associandovi nuove forze con l’imposizione delle mani. Egli sarà sollecito che la dimensione vocazionale sia sempre presente in tutto l’ambito della pastorale ordinaria, anzi sia pienamente integrata e quasi identificata con essa. A lui spetta il compito di promuovere e di coordinare le varie iniziative vocazionali».[41]

Sarà impegno del Vescovo favorire che la pastorale giovanile e vocazionale sia affidata a sacerdoti e a persone capaci di trasmettere, con l’entusiasmo e con l’esempio della loro vita, la gioia di seguire il Signore Gesù alla scuola del Vangelo.

A livello diocesano, il Vescovo costituisce il Centro per le vocazioni, composto da sacerdoti, consacrati e laici, quale organismo di comunione a servizio della pastorale vocazionale nella Chiesa locale con il compito di promuovere le vocazioni di speciale consacrazione nel contesto di tutte le vocazioni.

Il Centro per le vocazioni cura la formazione degli animatori vocazionali, suscita e diffonde nel popolo di Dio una cultura vocazionale, partecipa all’elaborazione del programma pastorale diocesano, collabora in particolare con gli organismi diocesani di pastorale familiare, di catechesi, di pastorale giovanile.

Nelle diocesi e nelle parrocchie sono da incentivare e sostenere i gruppi vocazionali, che propongono itinerari di educazione cristiana e di preliminare discernimento vocazionale[42].

I Centri nazionali o interdiocesani delle vocazioni, su mandato delle Conferenze Episcopali e, normalmente, sotto la guida di un Vescovo coordinano i Centri diocesani vocazioni.

 

14. La grazia della chiamata trova un terreno fecondo in una Chiesa che, attraverso le sue comunità e tutti i fedeli, crea condizioni per risposte vocazionali libere e generose.

Il Beato Giovanni Paolo II ha chiesto ai Vescovi «di rinvigorire il tessuto sociale della comunità cristiana per mezzo dell’evangelizzazione della famiglia, di aiutare i laici a innervare i valori della coerenza, della giustizia e della carità cristiana nel mondo giovanile»[43].

La testimonianza di comunità cristiane, che sappiano rendere ragione della fede, diventa in questi nostri tempi ancor più necessaria affinché i cristiani, impegnati a seguire Cristo, possano trasmettere il suo amore. La comunione dei credenti in Cristo dispone a ricevere la chiamata del Signore che invita alla consacrazione ed alla missione.

La promozione della vocazione sacerdotale avviene già nelle famiglie cristiane; se animate da spirito di fede, di carità e di pietà, costituiscono come il “primo seminario” (cf. Optatam totius, n. 2) e continuano «ad offrire le condizioni favorevoli per la nascita delle vocazioni»[44].

Sebbene nelle famiglie cristiane si coltivi un senso di rispetto per la figura del sacerdote, in esse tuttavia si manifesta, soprattutto in Occidente, una certa difficoltà ad accogliere la vocazione sacerdotale o di consacrazione di un figlio.

Esiste uno spazio educativo comune tra la pastorale familiare e la pastorale vocazionale. A tale scopo occorre rendere più consapevoli i genitori del loro ministero di educatori della fede, radicato nel Sacramento del Matrimonio, perché nel cuore della famiglia si sviluppino le condizioni umane e soprannaturali che rendano possibile la scoperta della vocazione sacerdotale.

La parrocchia è, da parte sua, il luogo per eccellenza in cui si proclama il Vangelo della vocazione cristiana e, in particolare, si presenta l’ideale del sacerdozio ministeriale. Essa è il terreno fertile dove germogliano e maturano le vocazioni, a condizione che sia «famiglia di Dio, quale insieme di fratelli animati da un solo spirito per mezzo di Cristo nello Spirito»[45] e, quindi, caratterizzata dallo stile di vita delle prime comunità cristiane (cf. At 2, 42; 4, 32).

Nella parrocchia appare evidente la varietà delle vocazioni ed è più consapevole e viva l’urgenza delle vocazioni sacerdotali, necessarie per assicurare la celebrazione dell’Eucaristia e del Sacramento della Riconciliazione.

La comunità parrocchiale è un grembo fecondo, capace di offrire a quanti sono in cammino verso il ministero sacerdotale un prezioso contributo di formazione umana e spirituale.

I presbiteri ed i consacrati, soprattutto coloro che operano nelle comunità parrocchiali, sono decisivi per una proposta esplicita della vocazione sacerdotale ai ragazzi, agli adolescenti ed ai giovani, grazie ad una sapiente e convincente azione educativa, capace di far emergere la domanda vocazionale.

Anche i catechisti e gli animatori della pastorale nelle parrocchie, mentre offrono una proposta globale del messaggio cristiano, possono individuare e offrire preziosi collegamenti tra i temi della catechesi e la presentazione delle vocazioni specifiche, soprattutto di quella sacerdotale. «In particolare i catechisti, gli insegnanti, gli educatori, gli animatori della pastorale giovanile, ciascuno con le risorse e modalità proprie, hanno una grande importanza nella pastorale delle vocazioni sacerdotali: quanto più approfondiranno il senso della loro vocazione e missione nella Chiesa, tanto più potranno riconoscere il valore e l’insostituibilità della vocazione e della missione sacerdotale».[46]

 

15. Ai seminaristi va ricordata una consolidata verità pastorale: «Nessuno è più adatto dei giovani per evangelizzare i giovani. I giovani studenti che si preparano al presbiterato, i giovani e le giovani in via di formazione religiosa e missionaria, a titolo personale e come comunità sono i primi e immediati apostoli della vocazione in mezzo ad altri giovani»[47]. Inoltre, sono da tenere in considerazione i gruppi ecclesiali organizzati, i movimenti e le associazioni, in quanto preziosi luoghi pedagogici della proposta della vocazione sacerdotale. Al loro interno, l’incontro con il Cristo è favorito da una concreta attenzione alle persone, da una proposta spirituale chiara e incentrata sulla preghiera. Non poche vocazioni sono nate a partire da queste esperienze[48].

Nella scuola, gli insegnanti impegnati in un servizio che per sua natura è vocazione e missione, possono ampliare l’opera educativa della famiglia nell’orizzonte della cultura e mai trascurando la dimensione vocazionale della vita.

Il loro servizio può aprire a una scelta di vita di totale donazione a Dio e ai fratelli, infondendo «nell’animo dei ragazzi e dei giovani il desiderio di compiere la volontà di Dio nello stato di vita più idoneo a ciascuno, senza mai escludere la vocazione al ministero sacerdotale»[49].

Anche il periodo universitario, in molti paesi, sta diventando per i giovani un tempo fecondo per le proprie scelte di vita. Ciò merita la massima attenzione: gli anni della giovinezza sono preziosi e decisivi per la ricerca del senso pieno della propria esistenza.

Gli animatori del tempo libero e dello sport all’interno delle istituzioni ecclesiali, al di là dei motivi specifici che ispirano le loro attività e dei valori umani che esse permettono di realizzare, non debbono perdere di vista l’obiettivo più alto: la formazione integrale e armonica della persona. Una simile formazione umana, nella misura in cui si incontra con la proposta educativa cristiana, costituisce di fatto un terreno fertile per la proposta della vocazione sacerdotale.

La direzione spirituale è una forma privilegiata di discernimento e di accompagnamento vocazionale. Da parte dei sacerdoti si richiede la convinta disponibilità all’ascolto e al dialogo, la capacità di suscitare e dare risposta agli interrogativi fondamentali dell’esistenza, una notevole saggezza nel trattare le questioni inerenti le scelte di vita e la vocazione al ministero presbiterale.

La direzione spirituale ed il counselling vocazionale richiedono una preparazione specifica nella formazione iniziale e permanente dei presbiteri.

 

16. La promozione della vocazione sacerdotale trova i suoi punti di forza nelle proposte di formazione alla vita cristiana, fondate sull’ascolto della Parola di Dio, sulla partecipazione all’Eucaristia e sull’esercizio della carità.

L’annuncio della Parola passa per la predicazione che avvia e indica i modi e le forme di attuazione del Vangelo nella vita dei singoli fedeli e delle comunità ecclesiali. «Occorre una predicazione diretta sul mistero della vocazione nella Chiesa, sul valore del sacerdozio ministeriale, sulla sua urgente necessità per il Popolo di Dio»[50].

Anche la catechesi è una via ordinaria della promozione delle vocazioni, quando aiuta i ragazzi ed i giovani a valutare la vita come risposta alla chiamata di Dio e li accompagna ad accogliere nella fede il dono della vocazione personale.

La catechesi di preparazione al Sacramento della Confermazione è un’occasione per far conoscere ai cresimandi i doni dello Spirito, i carismi, i ministeri e le diverse chiamate che ad essi si collegano.

In ogni forma di catechesi non va trascurata la presentazione della vocazione sacerdotale. «Una catechesi organica e offerta a tutte le componenti della Chiesa, oltre a dissipare i dubbi e a contrastare idee unilaterali o distorte sul ministero sacerdotale, apre i cuori dei credenti all’attesa del dono e crea condizioni favorevoli per la nascita di nuove vocazioni »[51].

L’Eucaristia, centro della vita del cristiano e della comunità, favorisce la proposta di un itinerario liturgico sacramentale, che possa alimentare ordinariamente il cammino di ogni vocazione.

Anche la frequenza costante e periodica al Sacramento della Riconciliazione risulta decisiva per il discernimento della vocazione sacerdotale.

L’Anno Liturgico costituisce la scuola permanente di fede della comunità cristiana, scandisce i tempi e i momenti della sua vita ordinaria e accompagna la maturazione vocazionale dei fedeli.

Le varie iniziative di preghiera, fra le quali eccelle l’adorazione eucaristica, preparate e realizzate in maniera significativa e con profondo senso liturgico, possono mettere in evidenza l’importanza straordinaria della vocazione sacerdotale.

La testimonianza della carità conosce nella Chiesa un’espressione multiforme e sorprendente. E’ fondamentale che un tale impegno di iniziative si rafforzi attraverso precisi cammini formativi, che spingano alla gratuità e al servizio del Regno di Dio e che tendano alla personale e comunitaria configurazione a Cristo.

Cresce la sensibilità dei giovani verso la condizione dei più deboli e dei poveri; molti si mostrano pronti a servire, ad immedesimarsi con il prossimo nelle gioie e nelle fatiche della vita.

Alcuni scelgono il volontariato caritativo come forma di servizio ai sofferenti, agli anziani e ai poveri. Altri si impegnano nell’educazione dei ragazzi nella catechesi, nelle associazioni cattoliche, nelle attività del tempo libero. A loro si aggiungono quanti vivono la testimonianza preziosa del volontariato missionario con la sua dirompente capacità di cambiare la vita di una persona, aprendola alle urgenti e gravi necessità materiali e spirituali, largamente presenti nei Paesi in via di sviluppo.

Le vocazioni, che fioriscono nell’ambito della testimonianza cristiana della carità, risultano solide ed autentiche, seriamente  motivate al servizio.

 

17. Nelle comunità ecclesiali occorre incoraggiare un vero e proprio movimento di preghiera per domandare al Signore le vocazioni. Infatti, «la preghiera cristiana, nutrendosi della parola di Dio, crea lo spazio ideale perché ciascuno possa scoprire la verità del proprio essere e l’identità del personale e irripetibile progetto di vita che il Padre gli affida. È necessario, quindi, educare in particolare i ragazzi e i giovani perché siano fedeli alla preghiera e alla meditazione della parola di Dio: nel silenzio e nell’ascolto potranno percepire la chiamata del Signore al sacerdozio e seguirla con prontezza e generosità»[52].

Vanno sostenute e incrementate alcune iniziative che mostrano una comunità concorde nella preghiera per le vocazioni.

Così il Centro Diocesano Vocazioni potrebbe proporre ed organizzare l’iniziativa del “monastero invisibile”, che impegna molte persone, giorno e notte, nella preghiera continua per le vocazioni sacerdotali.

Il “giovedì vocazionale” costituisce un momento tradizionale di preghiera comunitaria mensile per i sacerdoti e le vocazioni sacerdotali, centrato sull’adorazione eucaristica.

La “Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni” e la “Giornata del Seminario” rappresentano due momenti di notevole rilievo per la preghiera, la catechesi e l’annuncio vocazionale nelle comunità cristiane.

 

18. Il servizio all’altare è sovente premessa ad altre forme di servizio nella comunità cristiana. Questa esperienza, sapientemente integrata con l’educazione alla preghiera liturgica, all’ascolto della Parola, alla vita sacramentale, può essere configurata come un vero e proprio itinerario aperto alla vocazione sacerdotale.

Per questo motivo la pastorale vocazionale al ministero sacerdotale dedica una speciale attenzione ai ministranti. Numerosi sacerdoti e seminaristi, prima di entrare in Seminario, hanno fatto parte dei gruppi dei ministranti e hanno prestato servizio all’altare.

I ritiri e gli esercizi spirituali vocazionali, organizzati per i giovani, hanno una importanza notevole per consentire loro di vivere l’esperienza  del silenzio, della preghiera prolungata e del confronto conla Paroladi Dio. Essi possono costituire momenti singolari di riflessione sul progetto di vita, come scoperta personale della propria chiamata vocazionale.

Anche le “comunità vocazionali residenziali” aiutano i giovani nell’orientamento e nel discernimento vocazionale in vista del seminario. Esse costituiscono una sorta di “pre-seminario”, con la presenza stabile di sacerdoti preparati, che propongono “una regola di vita” scandita da momenti di vita fraterna, di studio personale, di condivisione della Parola, di preghiera personale e comunitaria, di celebrazione dell’Eucaristia, di direzione spirituale.

 

19. Il Seminario minorepuò offrire ai ragazzi ed agli adolescenti  l’opportunità di essere accompagnati, educati e formati nel discernere il desiderio di diventare sacerdoti. Inoltre: «per la sua natura e la sua missione, sarebbe bene che il seminario minore divenisse nella diocesi un valido punto di riferimento della pastorale vocazionale, con opportune esperienze formative per ragazzi che sono alla ricerca del senso della loro vita, della vocazione o che sono già decisi a intraprendere la strada del sacerdozio ministeriale, ma non possono ancora iniziare un vero cammino formativo»[53].

 

 

 

CONCLUSIONE

 

20. La cura delle vocazioni al sacerdozio è una sfida permanente perla Chiesa.

In occasione del LXX anniversario della sua costituzione, la Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali, per incoraggiare tutte le comunità cristiane ed in esse quanti sono specialmente impegnati nella pastorale vocazionale, offre alle Chiese particolari questo documento, come compendio per la promozione della vocazione al sacerdozio ministeriale.

L’ambiente più favorevole alla vocazione al sacerdozio è ogni comunità cristiana che ascolta la parola di Dio, che prega con la liturgia e testimonia con la carità. In tale contesto la missione del sacerdote è percepita e riconosciuta con più evidenza.

Il documento vuole sostenere le comunità ecclesiali, le associazioni, i movimenti nel loro impegno a favore delle vocazioni, orientando i loro sforzi verso una pastorale vocazionale capace di far maturare ogni scelta di dono di sé nella vita e di favorire, in particolare, l’accoglienza della chiamata di Dio al ministero sacerdotale.

 

Il Santo Padre ha approvato il presente documento e ne ha autorizzato la pubblicazione.

 

Roma, 25 marzo 2012, Solennità dell’Annunciazione del Signore.

 

 

Zenon Cardinale Grocholewski

Prefetto

 

+Jean-Louis Bruguès

Segretario

 

INDICE

 

 

INTRODUZIONE, p. 2

 

 

I.   La pastorale della vocazione al ministero sacerdotale nel mondo, p. 3

 

II.  Vocazione e identità del sacerdozio ministeriale, p. 8

 

III. Proposte per la pastorale delle vocazioni sacerdotali, p. 17

 

 

CONCLUSIONE, p. 30

 

 

 

 


[1] L’Assemblea Plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica ha trattato il tema nelle riunioni del 2005 e del 2008.

2 «Specialmente in alcune regioni, infatti, proprio il numero troppo esiguo di giovani sacerdoti rappresenta già adesso un serio problema per l’azione pastorale. Insieme a tutta la comunità cristiana, chiediamo con fiducia e con umile insistenza al Signore il dono di nuovi e santi operai per la sua messe (cf. Mt 9, 37-38). Sappiamo che qualche volta il Signore ci fa aspettare, ma sappiamo anche che chi bussa non lo fa invano. E quindi continuiamo, con fiducia e con pazienza, a pregare il Signore affinché ci doni nuovi santi “operai”» (Benedetto XVI, Discorso ai Partecipanti alla LVII Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, 24 maggio 2007, in Insegnamenti III-1 [2007] 917-918).

3 Benedetto XVI, Omelia per la Concelebrazione Eucaristica con i Vescovi della Svizzera (7 novembre 2006), in Insegnamenti, II-2 (2006) 573.

4 «Attorniamoli, questi nostri fratelli nel Signore, con la nostra spirituale solidarietà. Preghiamo perché siano fedeli alla missione a cui oggi il Signore li chiama, e siano pronti a rinnovare ogni giorno a Dio il loro “sì”, il loro “eccomi”, senza riserve. E chiediamo al Padrone delle messe, in questa Giornata per le Vocazioni, che continui a suscitare molti e santi presbiteri, totalmente dediti al servizio del popolo cristiano» (Benedetto XVI, Homilia in presbyterali Ordinatione duorum et viginti diaconorum Romanae Dioecesis, 29 aprile 2007: AAS 99 [2007] 350).

5 Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), n. 41: AAS 84 (1992) 726.

 

 

6 Cf. Pastores dabo vobis, n. 68: AAS 84 (1992) 775-778.

7 Pastores dabo vobis, n. 41: AAS 84 (1992) 727.

8 «Il servizio d’amore è il senso fondamentale di ogni vocazione, che trova una realizzazione specifica nella vocazione del sacerdote» (Pastores dabo vobis, n. 40: AAS 84 [1992] 725).

9 «Il vostro entusiasmo, la vostra comunione, la vostra vita di preghiera e il vostro ministero generoso, sono indispensabili. Può capitare di sperimentare qualche stanchezza o paura di fronte alle nuove esigenze e alle nuove difficoltà, ma dobbiamo aver fiducia che il Signore ci darà la forza necessaria per attuare quanto ci chiede. Egli – preghiamo e siamo sicuri – non lascerà mancare le vocazioni, se le imploriamo con la preghiera e insieme ci preoccupiamo a cercarle e custodirle con una pastorale giovanile e vocazionale ricca di ardore e di inventiva, capace di mostrare la bellezza del ministero sacerdotale» (Benedetto XVI, Discorso tenuto ad Assisi per l’incontro con il Clero, i Religiosi e le Religiose nella Cattedrale di san Rufino, 17 giugno 2007, in Insegnamenti III-1 [2007] 1138).

10 Pastores dabo vobis, n. 36: AAS 84 (1992) 715-716.

11 Cf. Pastores dabo vobis, n. 34: AAS 84 (1992) 713.

12 Cf. Pastores dabo vobis, n. 23: AAS 84 (1992) 694.

13 Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto sul ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum ordinis (7 dicembre 1965), n. 2: AAS 58 (1966) 992; cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium (21 novembre 1964), n. 28: AAS  57 (1965) 33-36.

14 Cf. Presbyterorum ordinis, n. 2: AAS 58 (1966) 992.

[15] Ibid.

16 Cf. Lumen gentium, n. 10: AAS  57 (1965) 14.

[17] Lumen gentium, n. 10: AAS  57 (1965) 14-15.

[18] Presbyterorum ordinis, n. 2: AAS 58 (1966) 993.

[19] Ibid.

[20] Cf. Pastores dabo vobis, n.16: AAS 84 (1992) 681.

[21] Cf. Presbyterorum ordinis, nn. 4-6: AAS 58 (1966) 995-1001.

[22] Cf. Pastores dabo vobis, n. 15: AAS 84 (1992) 679.

[23] Pastores dabo vobis, n. 23: AAS 84 (1992) 691.

[24] «L’identità sacerdotale – hanno scritto i Padri sinodali – , come ogni identità cristiana, ha la sua fonte nella Santissima Trinità [...] E’ all’interno del mistero della Chiesa, come mistero di comunione trinitaria in tensione missionaria, che si rivela ogni identità cristiana, e quindi anche la specifica identità del sacerdote e del suo ministero. Il presbitero, infatti, in forza della consacrazione che riceve con il sacramento dell’Ordine, è mandato dal Padre, per mezzo di Gesù Cristo, al quale come Capo e Pastore del suo popolo è configurato in modo speciale, per vivere e operare nella forza dello Spirito Santo a servizio della Chiesa e per la salvezza del mondo» (Pastores dabo vobis, n. 12: AAS 84 [1992] 675-676).

[25] «Si può così comprendere la connotazione essenzialmente “relazionale” dell’identità del presbitero: mediante il sacerdozio, che scaturisce dalle profondità dell’ineffabile mistero di Dio, ossia dall’amore del Padre, dalla grazia di Gesù Cristo e dal dono dell’unità dello Spirito Santo, il presbitero è inserito sacramentalmente nella comunione con il Vescovo e con gli altri presbiteri, per servire il Popolo di Dio che è la Chiesa e attrarre tutti a Cristo» (Pastores dabo vobis, n. 12: AAS 84 [1992] 676).

[26]Pastores dabo vobis, n. 17: AAS 84 (1992) 683.

[27] Cf. Presbyterorum ordinis, nn. 7-9: AAS 58 (1966) 1001-1006.

[28] Cf. Pastores dabo vobis, n. 17: AAS 84 (1992) 682-684.

29 «Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità» (Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Novo millennio ineunte, 6 gennaio 2001, n. 43:  AAS  93 [2001] 297).

30 Giovanni Paolo II, Messaggio per la XLII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (17 aprile 2005), in Insegnamenti XXVII-2 (2004) 115.

[31] Pastores dabo vobis, n. 11: AAS 84 (1992) 674.

32 «Merita una menzione particolare la formazione al celibato dei candidati al sacerdozio. È importante che essi imparino a vivere e a stimare il celibato come dono prezioso di Dio e come segno eminentemente escatologico, che testimonia un amore indiviso a Dio ed al suo popolo e configura il sacerdote a Gesù Cristo, Capo e Sposo della Chiesa. Tale dono, infatti, in modo precipuo “esprime il servizio del sacerdote alla Chiesa in e con il Signore” e rappresenta un valore profetico per il mondo d’oggi» (Benedetto XVI, Lettera Ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese, 27 maggio 2007, n. 14: AAS 99 [2007] 577).

[33] Cf. Pastores dabo vobis, n. 9: AAS 84 (1992) 670-671.

[34]Cf. Pastores dabo vobis, n. 68: AAS 84 (1992) 775-778.

35 Cf. Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri (31 gennaio 1994), nn. 14-15.

36 Giovanni Paolo II, Discorso ai Membri del Serra International (7 dicembre 2000), in Insegnamenti XXIII-2 (2000) 1050; cf. Discorso ai Soci del Serra International” (29 marzo 1980), in Insegnamenti III-1 (1980) 759-761.

37 Cf. Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXVIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (6 maggio 2001): AAS 93 (2001) 98-102.

38 Paolo VI, A Betlemme: invito alla fraternità, unione e pace (6 gennaio 1964): AAS 56 (1964) 177; L’Osservatore Romano Anno CIV – n. 5 (7-8 gennaio 1964) 2.

 

 

[39] Cf. Novo millennio ineunte, n. 45: AAS 93 (2001) 298-299.

[40] Pastores dabo vobis, n. 41: AAS 84 (1992) 726-727.

41 Pastores dabo vobis, n. 41: AAS 84 (1992) 727; cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto sulla formazione sacerdotale Optatam totius (28 ottobre 1965), n. 2: AAS 58 (1966) 714; cf. Codex Iuris Canonici, can. 385.

[42] Cf. Pastores dabo vobis, n. 41: AAS 84 (1992) 728.

43 Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXX Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (2 maggio 1993), in Insegnamenti  XV-2 (1992) 135.

[44] Pastores dabo vobis, n. 41: AAS 84 (1992) 728.

[45] Lumen gentium, n. 28: AAS  57 (1965) 34.

[46] Pastores dabo vobis, n. 41: AAS  84 (1992) 728.

47 Congregazioni per le Chiese Orientali, per i Religiosi e gli Istituti Secolari, per  l’Evangelizzazione dei Popoli, per l’Educazione Cattolica (a cura di), Sviluppi della cura pastorale delle vocazioni nelle Chiese particolari: esperienze del passato e programmi per l’avvenire. Documento conclusivo del II Congresso internazionale dei vescovi e altri responsabili delle vocazioni ecclesiastiche, Roma, 10-16 maggio 1981 (2 maggio 1982), n. 41.

[48] Cf. Pastores dabo vobis, n. 41: AAS  84 (1992) 726-729.

49 Pastores dabo vobis, n. 41: AAS  84 (1992) 728. Cf. Congregazione per l’Educazione Cattolica, Educare insieme nella scuola cattolica (8 settembre 2007), n. 19.

[50] Pastores dabo vobis, n. 39: AAS  84 (1992) 723.

[51] Ibid.

 

[52] Pastores dabo vobis, n. 38: AAS  84 (1992) 721.

 

53 Congregazione per i Vescovi, Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi Apostolorum successores (22 febbraio 2004), n. 86.

 

Alla conferenza stampa di presentazione del documento Pove in rappresentanza di Serra International e Serra International Italia erano presenti: Ugo La Cava Rapporti Serra Italia con la Consulenza Episcopale, Cosimo Lasorsa Fondazione Junipero Serra, Giovanni Sapia Fondazione Junipero Serra e Governatore Distretto 72, la giornalista e serrana Viviana Normando Direttore de Il Serrano on line e per la Fondazione Paolo di Tarso Direttore de Il Vaticanese, tutti su invito del Presidente Pove mons. Francis Bonnici e su delega di Cesare Gambardella, rappresentante Serra International presso Santa Sede, Consultore Pove.

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