Umilta’ e superbia a confronto

giu 11th, 2012 | By | Category: Apertura

Con un’ampia e apprezzata relazione il can. Guido Gallese (responsabile per la pastorale giovanile della diocesi di Genova, docente di Filosofia in seminario) ha approfondito, presso il Serra di GE Nervi, il senso cristiano della virtù dell’umiltà

 

Il relatore ha preliminarmente osservato che, nell’attuale civiltà dell’immagine, l’umiltà non gode di buona fama…: mentre il superbo viene elogiato in quanto appare sicuro di sé, la persona umile viene percepita come insicura e perdente. Ma le risposte giuste, sui due temi, le da’ la Bibbia, la quale insegna che possiamo conoscere Dio e la sua azione soltanto con un atteggiamento umile.

il Presidente Lagomarsino a destra ed il can. Guido Gallese al centro

E’ una verità che, nei decenni seguiti alla rivoluzione del Sessantotto, abbiamo dimenticato. Temendo di non essere accettati dal mondo, abbiamo smarrito la nostra identità. E così, nel pur comprensibile tentativo di dialogare con tutti, abbiamo accantonato le posizioni verticali (rivolte a Dio), a favore di quelle orizzontali (rivolte a orizzonti terreni, limitati).

Di fatto, rischiamo di vivere senza Dio, specie quando, di fronte alle verità scomode del Vangelo, lo adattiamo alle nostre esigenze. Ad esempio, ignorando l’invito ad amare i nostri nemici e a pregare per loro. E’ un atto di superbia, simile alla mentalità ateistica di quanti non ammettono che sopra ciascuno di noi c’è un Altro, e credono di conoscere cosa sia giusto e cosa non lo sia.

Oggi viviamo in un contesto relativista, che non ha smaltito le incrostazioni ideologiche risalenti al periodo sessantottino. E, tuttavia, molti giovani, come quelli seguiti da don Gallese, evidenziano una profondità di vita non sempre colta dai mass media. Diversamente dai ragazzi del periodo sessantottino, non sono isolati dalla società civile, ma si impegnano nel volontariato e nell‘associazionismo giovanile. Molti alimentano la loro vita interiore con la partecipazione, ogni giorno, all’Eucaristia e con il ricorso settimanale al sacramento della Riconciliazione.

Questi giovani hanno centrato un punto fondamentale, di cui spesso ci sfugge l’importanza: il cristiano non ha la presunzione di salvarsi da solo. E Gesù non è semplicemente un grande uomo, una persona illuminata, che ha fissato gli insegnamenti necessari per la salvezza, e li ha testimoniati con le opere e con la Croce. In realtà, e non è una sfumatura linguistica, Egli è venuto a salvarci, non a dire cosa dobbiamo fare per salvarci da soli. E’ sufficiente un atto di umiltà, la capacita di riconoscere che la salvezza è ottenuta non dai miei meriti, ma per Grazia.

E qui il prof. Gallese, che prima di seguire la vocazione sacerdotale, si era laureato in Matematica, ha introdotto la similitudine della forza di gravità. Gli scienziati hanno scoperto molte leggi sui movimenti dei corpi attratti da questa forza, hanno calcolato la distanza della Terra dal Sole (circa 150 milioni di Km.), la velocità della luce (circa 300 mila Km al secondo) e il tempo che un raggio di sole impiega per giungere sulla terra (circa 8 minuti e 20 secondi).

Sappiamo molto, dunque, sul funzionamento della gravità, ma nessuno è riuscito a scoprirne la natura e le cause, cioè per quale motivo la terra viene attratta e ruota intorno a un corpo celeste posto a una distanza così lontana. Ma, nonostante la fiducia cieca di alcuni scienziati nella capacità di trovare una spiegazione a tutto, non riusciamo ad andare oltre.

Analogamente, nel mondo spirituale ci sono forze che esercitano un potere di attrazione verso l’uomo. Il riferimento è a Gesù che, dopo la separazione causata dal peccato originale, ha ricreato un legame di attrazione, tra il Padre e l’uomo. L’evangelista Luca segnala che Gesù, nel momento della crocifissione, ha consegnato lo Spirito al Padre, spogliando se stesso per donare l‘Amore di Dio agli uomini . Da allora. la vita spirituale di ciascuno di noi si sostanzia nel lasciarci immergere nella comunione con lo Spirito Santo. Il legame d’amore, dunque, è reso operativo dallo Spirito, in un modo che posso ricambiare in pienezza, come avviene all’interno della Santissima Trinità.

Come accennato, se sono umile e non lascio il Signore da parte, il suo Amore gratuito mi verrà incontro. Un po’ come nell’episodio della tempesta sedata, quando, di fronte al mare in burrasca, i discepoli credevano di cavarsela da soli. Salvo poi a dubitare della volontà salvifica di Gesù che …dormiva, e a chiedere il suo intervento risolutore. Il relatore ha poi citato l’esperienza di Alex Giorgetti. , anche lui convinto sostenitore della virtù dell’umiltà.

Ammettere che solo il Signore salva, dunque, non è un esercizio di mortificazione fine a se stessa, ma è un atto di ragionevolezza prima che di umiltà, l‘esatto opposto della superbia. Significa aver compreso che l’uomo, anche se creato a immagine e somiglianza di Dio, ha dei limiti insuperabili. La stessa prospettiva della morte è l’espressione massima di questi limiti. Anche se “la gloria di Dio è l‘uomo vivente“ (Sant’Ireneo), l’uomo che rifiuta l’aiuto di Dio commette un peccato di superbia. La salvezza arriva principalmente attraverso i sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione. Cercare la Riconciliazione con assiduità è un buon gesto di umiltà.

Tornando al paragone con la forza di gravità (che attira la materia), se riconosco che l’amore di Dio è la forza, invisibile ma efficace, che attira l’uomo, tutto riceve un senso: la morte, la vita… In conclusione, nonostante certe apparenze (secolarizzazione, crescita dell’ateismo), il cristianesimo è ancora la risposta al nostro desiderio d’infinito. Ma può manifestare la sua vitalità solo se accettiamo di affidarci a Dio, di lasciare agire in noi la sua Grazia.

 

La serata si è conclusa con la testimonianza di un ospite inatteso, ma graditissimo: Annalisa, una giovane di 23 anni, laureata in Scienza dell’Educazione, che ha scelto di seguire la sua chiamata tra le suore di clausura del Carmelo. I serrani sono stati contagiati dalla freschezza e dall’entusiasmo di questa giovane che, in pochi minuti, ha ripercorso le tappe principali del suo percorso. Un cammino che punta verso l’Alto, ma non privo di periodi segnati da contraddizioni e buio interiore. Alla fine Annalisa ha deciso di donarsi totalmente a Colui che la cercava e la voleva tutta per sé.

La presenza di questo Sposo esigente era stata intuita in molte occasioni. Ad esempio in Congo quando, all’età di 18 anni, l’ha intravisto nel sorriso di tanta gente, che viveva con dignità e gioia la sua profonda miseria. Ci sono stati altri momenti importanti, in particolare l’esperienza di servizio a favore dei giovani incontrati presso il Centro San Matteo di Genova, che fa capo a don Gallese.

Pure Annalisa ha vissuto la fase in cui faceva affidamento sulle sue sole forze. Ma presto si è sentita vulnerabile, ha smarrito la sua identità, ha voluto bene a un ragazzo, però non trovava la sua strada. Non andava più a Messa, non riusciva a donare Gesù che ,peraltro, continuava a chiamarla. Un viaggio a Medjugorie ha segnato la svolta, ed è cambiato tutto. Annalisa ha incontrato la Luce, quella vera, e ha visto con chiarezza la Strada che il Signore le aveva preparato: il Carmelo.

Sergio Borrelli

 

 

 

 

 

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