Il peccato del clericalismo…

giu 2nd, 2012 | By | Category: Primo Piano

Non so a voi, ma a me ieri è capitato di ascoltare una omelia saggia e coraggiosa.

Io sono uno di quei venti italiani su cento che ogni santa domenica cerca di andare a Messa. E ascolta il commento alla Parola di Dio, talvolta con curiosità e interesse, qualche volta con sussiego intellettuale e in qualche caso persino con noia.

No, ieri non c’era proprio modo di annoiarsi. Ieri era la Pentecoste, ovvero la discesa dello Spirito Santo che duemila anni fa segnò la nascita della Chiesa. Il parroco avrebbe potuto tranquillamente cavarsela con la più sana dottrina e finirla lì.

No, don Carlo (nome di fantasia) non se l’è sentita di far finta di nulla e che nella Chiesa cattolica tutto fili liscio come l’olio. Lui ha preso di petto la questione delle lotte intestine che sembrano fare a brandelli la Chiesa e ha raccontato una storia.

Ve la riporto come lui l’ha raccontata, comprese le inevitabili imprecisioni storiche: il Segretario di Stato Vaticano ai tempi di Napoleone venne a sapere che l’Imperatore di Francia aveva deciso di distruggere la Chiesa. Decise così di mandargli un messaggio di questo tenore: “Non ci sono riusciti i cardinali a demolirla…”. L’atmosfera in chiesa si è subito rilassata, insieme con il sorriso strappato a tutti. La decisione del parroco di affrontare senza remore la vicenda dei “corvi”, di raccontare il suo e nostro sgomento, di rassicurare i fedeli con le stesse parole del Papa (“la Chiesa è fondata sulla roccia che è Gesù”), è la scelta di un uomo saggio che sa bene quanto bruci la ferita nella coscienza di chi crede nella Chiesa e la considera una madre.

E la propria madre è sempre bella, a prescindere dal passare degli anni, delle rughe che possono devastarne il volto, persino delle ferite che le possono essere inferte dai figli più infedeli, violenti e irriconoscenti. Insegnamento semplice che va dritto al cuore, come solo un vecchio parroco che ne ha viste e sentite di tutti i colori, sa offrire con umiltà.

Certo, queste sono ore dolorose nelle quali, come in occasione dell’imperdonabile scandalo della pedofilia che ha deturpato il volto della Chiesa, occorre la consapevolezza che la fede nel Gesù di Nazareth va preservata dentro il cuore degli uomini e delle donne di oggi. Dentro il nostro cuore. Scusate se scrivo in prima persona (un giornalista non dovrebbe mai farlo), ma in questi momenti di angoscia per la Chiesa, ognuno può parlare solo per se stesso, per la propria famiglia e al massimo per la propria comunità ecclesiale. Ma primariamente per se stesso. La domanda è semplice: dinanzi a tutto il male che ho toccato con mano, che nel mio caso ha anche colpito direttamente un amico (Dino Boffo) e persone (Ettore Gotti Tedeschi) che per avventura della mia vita ho conosciuto da vicino e che sono stati duramente colpiti dalle trame vaticane sino al punto di vedere la loro reputazione gravemente compromessa, posso ancora dire di amare la Chiesa? La mia risposta è un “sì”, proprio per aver condiviso il dolore dei giorni più bui, nei quali ho fatto fatica a trovare parole di consolazione. Ma non posso non pensare che gli uomini e le donne passano e che la Chiesa resta salda sulla roccia.

Almeno sino a quando un solo uomo, una sola donna, crederanno di riconoscere il volto di Cristo nel più povero fra di noi. Il che non esclude il nostro amore per la verità, anzi lo rende persino più esigente. Così come ci aspettiamo, al più presto, gesti e scelte forti che restituiscano serenità al popolo di Dio. Senza mai trascurare il legittimo bisogno di verità e di trasparenza che tutti gli altri, credenti e non credenti, si aspettano da noi. Noi non volteremo le spalle alla Chiesa, ma la Chiesa non volti le spalle al suo Gesù. Diversamente, resterà solo una questione affidata alle nostre coscienze.

È già accaduto nella storia millenaria della Chiesa che i tradimenti e le infedeltà siano stati così grandi da deturpare il volto di Cristo. Ma è sempre venuto qualcuno, dal profondo del popolo, a restituire la speranza. È una certezza che ci accompagna. E che gli storici della Chiesa, come già stanno facendo in queste ore, provvederanno a raccontare e testimoniare. In questi giorni, in più occasioni, il Papa ha evocato l’eredità preziosa del Concilio Vaticano II. I credenti sanno bene che il ruolo del popolo di Dio, autentica conquista del Concilio, si è largamente appannato in questi anni di neoclericalismo. Non ce ne vogliano i nostri vescovi e i nostri cardinali: è ora di smetterla.

Più la Chiesa si clericalizza, più crescono le trame torbide e gli intrighi inconfessabili. Nei quali anche i credenti laici ci mettono la loro gravissima parte di infedeltà, di stoltezza e di durezza di cuore. Forse è questa la lezione più grande di queste ore oscure: il clericalismo ci rende tutti meno veri e credibili.

Domenico delle Foglie

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno-Copercom

Tags: , ,

Comments are closed.