“Siete tempio di Dio” (1 Cor 3,16)

mag 11th, 2012 | By | Category: Apertura

Nella cattedrale di Aversa S.Ecc il Vescovo Mons. Angelo Spinillo ha ordinato sacerdoti quattro giovani: Davide Sglavo, Vincenzo Micillo, Antonio Sgariglia e Giuseppe Angelino.

La sua omelia, che vi proponiamo in una sintesi, ha focalizzato il valore dell’essere battezzati e quindi Chiesa, quella santa Chiesa che propone all’uomo la donazione e la salvezza. In questa occasione quattro giovani si presentano alla comunità per essere segno vivo, segno sacramentale di salvezza per i fratelli e nella chiesa e per la chiesa una ripresentazione sacramentale di Gesù Cristo capo e pastore.

S.Ecc. Angelo Spinillo


Siamo il popolo che sempre si raduna per celebrare l’amore della SS. Trinità e per vivere tutti i nostri giorni in comunione con l’eternità della nuova alleanza con Dio, donata a noi in Cristo Gesù. Egli ci chiama a vivere compiendo le stesse sue opere (Gv 14,12).

E’ così che nel nostro popolo possiamo gloriarci della presenza e della vita nella carità che tanti nostri fratelli, i Santi, hanno vissuto, ci testimoniano e ci insegnano con la luminosità della loro fedeltà alla verità, della loro generosità capace di superare i limiti di ogni tipo di condizionamento, e con l’apertura del loro cuore e di tutta la loro vita ad una fraternità capace di superare ogni confine e di offrire se stessi al bene di ogni altro figlio di Dio. Guardando ai nostri fratelli santi, guardando a loro come a dei modelli, noi possiamo gloriarci della loro presenza, perché grazie a loro, ed in loro, possiamo vedere e annunciare la vittoria della grazia di Cristo sul peccato del mondo e sulle tenebre dell’egoismo; perché grazie a loro, ed in loro, possiamo vedere e annunciare la verità della nostra vocazione, della vocazione di tutto il popolo di Dio a seguire Gesù, della vocazione alla santità, all’essere, con Lui, figli di Dio.

Questo popolo, consapevole della sua dignità, ha sentito, nel tempo, di poter scegliere dei luoghi, di edificare delle case in cui poter esprimere e celebrare in maniera particolarmente significativa la sua identità, il suo essere il popolo convocato dalla misericordia di Dio alla grazia della vita eterna, il suo essere un’umanità riunita dal dono della Parola del Vangelo e dalla comunione sacramentale con il Cristo, crocifisso e risorto, per noi liberamente obbediente alla volontà del Padre. In queste sue case, che ha chiamato “chiese”, luogo dell’unità della famiglia dei figli di Dio, questo popolo ha edificato l’altare che, come recita la preghiera di dedicazione, è “ara del sacrificio di Cristo e mensa del suo convito, che redime e nutre” l’umanità, e rafforza “nei fratelli, riuniti nella preghiera comune, il vincolo di carità e di concordia”.

Le chiese sono il segno visibile, il segno accogliente e reale in cui la comunità dei fedeli esprime e sente, continuamente richiamata nel tempo, ed in ogni tempo del suo vivere, la sua vera identità. Le chiese sono il segno del tempio, ovvero della presenza di Dio che abita in mezzo alle case degli uomini; sono il segno della casa che accoglie tutti i figli di Dio, il segno della presenza di Dio che parla al suo popolo e insegna ai credenti la via per il loro partecipare all’organizzazione della società umana e per le scelte del vivere di ciascuno. Le chiese sono il luogo in cui la comunità dei credenti vive e celebra, nei sacramenti, la sua comunione con Dio. Le chiese sono ancora il segno della bellezza e della bontà grande della presenza dello Spirito di Dio, dello Spirito che rinnova nella santità la vita degli uomini sulla terra.

S. Agostino diceva: “La dedicazione della casa di preghiera è la festa della nostra comunità”. (Disc. 336) E oggi la nostra comunità è in festa per l’annuale memoria della dedicazione della sua Chiesa Cattedrale, della nostra chiesa Cattedrale!

Ed è festa per tutti noi che in essa siamo radunati e sentiamo e vediamo la comunità dei fratelli unita nel rendere grazie al Signore che ci ha chiamato ad essere con Cristo, e ad essere noi, ciascuno secondo la sua vocazione, strumento e luogo in cui abita la carità di Dio che salva il mondo. Dice ancora S. Agostino che noi, riuniti nella Chiesa, diventiamo casa di Dio quando siamo “uniti insieme dalla carità”. Per il mistero della nostra partecipazione alla carità di Dio, noi siamo chiamati a vivere con il Signore della vita, e siamo chiamati ad essere casa della comunione con Dio per tutta l’umanità.

Nella consapevolezza che la bellezza è una delle vie che orientano gli uomini all’incontro con Dio, e nel desiderio di testimoniare il più grande onore ai segni della presenza di Dio nella vita del suo popolo, le diverse generazioni di cristiani hanno mostrato attenzione e cura per le proprie chiese, cercando di renderle sempre più significative della profondità della propria spiritualità e della propria fede.

Oggi, nell’anniversario della consacrazione della Cattedrale, noi celebriamo il nostro essere Chiesa di Cristo, il nostro essere chiamati dalla misericordia di Dio e per la presenza dello Spirito Santo a vivere consacrando, dedicando la nostra povera esistenza alla volontà, all’amore del Padre. Da questa dedicazione della nostra vita, della nostra persona alla carità di Dio scaturirà ogni bontà e la bellezza dell’umanità nuova, dell’umanità che vive la sua vocazione alla santità, e che vivendo intensamente la sua vocazione alla santità agisce nella storia e riempie di vita, di luce e di bellezza ogni realtà ed ogni tempo dell’umanità e del mondo.

La vocazione alla santità, che è propria di tutti i battezzati e che risplende come un segno di salvezza, di vita e di comunione, nelle chiese che la comunità cristiana ha sempre edificato, come “la città che sta su un monte” (Mt 5,17), è la vocazione che in maniera particolare celebriamo, ancora oggi, nell’ordinazione sacerdotale di Don Giuseppe, Don Antonio, Don Davide e Don Vincenzo.

Come abbiamo detto, ogni battezzato è chiamato a vivere con il Signore e ad essere segno e strumento, sacramento di salvezza per tutta l’umanità. Nella Chiesa e con tutta la Chiesa, i presbiteri sono chiamati e consacrati per il ministero sacerdotale, ovvero ad essere, come spiega l’Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis, al n. 15: “I presbiteri sono nella chiesa e per la chiesa una ripresentazione sacramentale di Gesù Cristo capo e pastore, ne proclamano autorevolmente la parola, ne ripetono i gesti di perdono e di offerta della salvezza.., ne esercitano l’amorevole sollecitudine fino al dono totale di sé per il gregge che raccolgono nell’unità e conducono al Padre“.

Oserei dire che per questo il sacerdote è destinato a vivere dentro la Chiesa in maniera più intensa e viva di chiunque altro tra i fratelli. La consacrazione sacerdotale, deve fare della vita del sacerdote una testimonianza vivente e reale della bontà e della bellezza dell’essere partecipi dell’amore di Cristo per tutta l’umanità; la consacrazione sacerdotale deve fare della vita del sacerdote una vita di santità, una totale, incondizionata partecipazione al sacrificio di Gesù che salva l’umanità, che si offre, come ostia in riscatto per il peccato dell’umanità e per annunziare al mondo la risurrezione alla vita nuova nell’amore eterno di Dio.

I 4 neo sacerdoti

Come le nostre chiese e più dei nostri edifici di culto, insieme con gli altri fratelli nella fede, ma in una forma ancora più intensa e più totale, la vita del sacerdote deve poter essere bella, ricca della bellezza coinvolgente della carità, e deve poter essere buona, ricca della bontà infinita dell’amore, e deve poter essere santa della santità di Dio che vive in ogni luogo ed in ogni tempo la pienezza del bene.

Il sacerdote deve, così, poter essere segno vivo, segno sacramentale di salvezza per i fratelli cui il Signore, che lo ha chiamato e consacrato con il suo Santo Spirito e con il crisma che lo conforma a Cristo sacerdote, lo manderà.

Carissimi Don Giuseppe, Don Antonio, Don Davide e Don Vincenzo, con tutti i confratelli sacerdoti e con il popolo santo di Dio qui raccolto, questa sera, vi auguriamo di vivere in tutti i giorni della vostra vita la consapevolezza del dono di Dio, la chiamata ad essere con Gesù, per il dono dello Spirito Santo, consacrati a vivere la risurrezione nella pienezza della carità, e a farvi testimoni dell’amore di Dio nel servizio pastorale proprio del sacerdozio e di tutta la Chiesa. Con le parole di uno scrittore contemporaneo, ancora vi auguriamo che possiate contribuire a fare della chiesa “una bottega di gioia”. E’ vero, forse che, come dice questo scrittore “Nell’ombra del battistero e del confessionale, nel buio del tabernacolo, la preziosa merce che non costa nulla ha poco smercio”, ma è anche vero che, come il buon pastore che cerca la sua pecorella smarrita, “Il prete… suonerà le campane, uscirà nel frastuono rombante della metropoli o sui sentieri alti di neve e andrà attorno fino a sera per vedere se gli riuscirà di collocare un po’ di gioia… La gioia sua… il sacerdote dovrà pagarla con un alto prezzo che si chiama santità”. (da: Luigi Santucci, L’imperfetta letizia, in: L. Sapienza, Se fossi tu?, Roma 2003, pg. 227)

Maria SS., che nelle Litanie lauretane invochiamo “Tempio dello Spirito, Arca dell’alleanza, Porta del cielo”, vi custodisca nella consacrazione e nella comunione sacerdotale con il suo Figlio Gesù,e con la sua preghiera sostenga il vostro ministero sacerdotale perché il vostro cuore possa essere veramente pieno della presenza dello Spirito di Dio, e siate per i fratelli come il segno forte della presenza di Dio che chiama tutti gli uomini alla comunione con Lui, e la vostra azione pastorale, al seguito di Gesù possa sostenere il nostro cammino nella ricerca del regno di Dio in tutte le vicende della storia umana.

Tags: , , , , , , ,

Comments are closed.