La Fede è bella

apr 30th, 2012 | By | Category: Apertura

Nella nostra società confusa, frenetica, multiculturale, multietnica e multireligiosa, molte persone desidererebbero crescere interiormente. E perciò ricercano risposte sensate ai veri e grandi interrogativi della vita: Chi sono? Dove vado? Che cosa faccio? Perché il dolore e la morte?

S.Ecc.Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro

Oltre a ciò, il desiderio di comprendere l’umanità e capire cosa vogliamo veramente dalla vita e se ancora esista il coraggio d’interrogarsi sulla fede cristiana.

Tra tutti questi “perché”, il XX secolo, che si era aperto con movimenti accomunati dalla divinizzazione dell’uomo (homo homini deus est) e dalla negazione della fede, si è poi chiuso con la coscienza dei limiti della ragione umana e col maturare della consapevolezza che solo un Dio ci può salvare.

Ne deriva una constatazione fatta propria anche da grandi laici dei tempi moderni, che con le loro riflessioni ci invitano a considerare che «la fede non. è un grande problema, ma il grande problema di fronte al quale tutti gli altri diventano risibili» (Indro Montanelli) e che «la vita senza la fede è un orrore» (Ingmar Bergman).

E tuttavia grande parte dell’umanità pensante argomenta che Dio ha abbandonato la cabina di guida del pianeta, smarrendosi nell’alto dei cieli, sostenendo ciò con citazioni letterarie: siamo come «foglie morte portate dal vento» (Mimnerno), «il sogno di un’ ombra» (Pindaro), «una vana immagine o una vuota ombra» (Sofocle):. S’afferma che l’uomo è una passione inutile, per dirla con Sartre, o un granellino di polvere sperduto nell’universo, come per Buzzati.

Conclusione? «Non esser nato è fra tutte 1a sorte migliore; ma, nato, tornare donde si venne al più presto E’ di gran lunga il meglio» (Sofocle).

Ed allora, verso quale meta s’affanna l’uomo? Platone aveva intuito che per spiegare l’umana sorte v’è solo la ragione, ma pure che questa «non è che una povera zattera su cui attraversare pericolosamente il mare della vita». Meglio sarebbe coprire il tragitto, annotava ancora il filosofo greco, «su una più solida barca, affidandosi alla divina rivelazione».

È quasi. una premonizione: con la venuta di Cristo, infatti, si ha un radicale mutamento della condizione umana, che Egli assume e trasfigura. Nulla è più come prima; più nessuno è un numero tra i tanti o un fenomeno insignificante. «Il Verbosi è fatto carne ha posto la sua tenda tra noi» (Gv I,14). La nascita di Cristo Gesù ribalta le folgoranti ma desolanti definizioni prima richiamate.

Dio s’inserisce nella storia, cioè nello spazio e nel tempo; è accanto a ognuno di noi, ne condivide le ansie, ne ascolta la voce, fa propria la vicenda umana con quanto essa ha di grande e di umano, prende, infatti, un volto come il nostro.

Ci ricorda il Santo Padre Benedetto XVI: «L’uomo moderno, adulto eppure debole nel pensiero e nella volontà, deve lasciarsi prendere per mano dal Cristo e fidarsi di Lui». Per dirla con Henry de Lubac, «l’idea di Dio e inestirpabile, perché in fondo è la Presenza stessa di Dio nell’uomo. Sbarazzarsi di questa Presenza non è possibile. L’ateo non è colui che vi sarebbe riuscito. E solamente l’idolatra che, come diceva Origène, riferisce a qualsiasi cosa piuttosto che a Dio la sua nozione indistruttibile di Dio». E san Paolo non ha scritto che «si fa trovare persino da quelli che non lo cercano»? (Rm.10,20) Più lo trovi e più il desiderio di cercarlo si fa cocente. Solo cercandolo si lascerà trovare: non lo cercheremmo se non l’avessimo trovato. Trovarlo è cercarlo ancora: vederlo è non essere mai sazi di desiderarlo, ma ciò è possibile solo a chi si fa piccolo e si lascia umilmente illuminare dalla luce del suo Volto.

+ Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro

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