Inchiesta sulle Vocazioni in Francia

apr 30th, 2012 | By | Category: Mondo Cattolico

All’inizio dell’anno, la Conferenza dei Vescovi di Francia (CEF) ha diffuso i risultati di una “inchiesta sulla situazione dei candidati al ministero presbiteriale al 15 novembre 2011”, con la quale si conferma la situazione di crisi delle vocazioni senza che si possa intravedere alcun tipo di miglioramento a medio termine. Vi presentiamo e commentiamo questi risultati accostandoli alle informazioni che abbiamo raccolto sui seminaristi delle istituzioni legate alla forma straordinaria del rito romano.

A) UN NUMERO DECISAMENTE ESIGUO DI SEMINARISTI

1) La popolazione dei seminari diocesani

Come l’anno scorso, la diminuzione del numero di candidati al sacerdozio è del 3% (710 al 15 novembre 2011 contro i 732 al 15 novembre 2010 e 756 l’anno precedente).

Foto F.Pignata

Per valutare questi dati su un periodo più lungo, ricordiamo che nel 1966, alla fine del Concilio, i seminaristi francesi erano 4536. Nel 1975, negli anni più esplosivi della riforma liturgica, erano scesi a 1297 e, ai tempi di Giovanni Paolo II, nel 1996, erano 1103. Nel 2005, anno di elezione di Benedetto XVI, sono diventati 784, e oggi siamo addirittura a quota 710. Si può dunque osservare un calo di circa l’85% dal Concilio Vaticano II, che nulla sembra poter arrestare.

L’inchiesta della “Commissione per i ministri ordinati e laici in missione ecclesiale” riguarda i candidati al sacerdozio nel primo e nel secondo ciclo in tutti i seminari francesi (seminari diocesani, interdiocesani, Gruppi di Formazione Universitaria, seminari universitari, Studium “Notre-Dame de Vie” di Vénasque, comunità “Notre-Dame della Strada” a Bruxelles, Seminario Francese di Roma, senza dimenticare i postulanti al sacerdozio delle diocesi d’oltremare, delle Missioni Straniere e dell’Ordinariato Militare).

Per ottenere il numero esatto di coloro che si votano al sacerdozio nelle diocesi di Francia bisognerebbe ritoccare questo 710 verso il basso, perché in effetti include anche alcuni seminaristi che non sono destinati alle diocesi francesi – in particolare quelli delle Missioni Straniere di Parigi (25) e i seminaristi stranieri che ripartiranno per le loro diocesi d’origine immediatamente dopo la loro formazione o dopo qualche anno di servizio in Francia. Ma visto che la Commissione non ha tenuto conto nei suoi calcoli dei seminaristi della Comunità Saint-Martin (una sessantina), praticamente tutti destinati alle diocesi, possiamo prendere per buona la cifra di 710, che rappresenta il livello più basso in assoluto mai registrato dopo la Rivoluzione francese.

Foto F. Pignata

2) Le ordinazioni sacerdotali diocesane

L’inchiesta della CEF ha cercato di conteggiare anche le ordinazioni. E qui c’è stato qualche altro problema per poter dare delle cifre un po’ precise.

> Per il 2010, a giugno la Commissione della CEF ha annunciato 83 ordinazioni. A novembre ha poi rettificato alzando la cifra a 96, includendo verosimilmente 3 ordinazioni della Comunità Saint-Martin, 2 ordinazioni della Fraternità Saint-Thomas-Becket, e 8 ordinazioni delle comunità Ecclesia Dei non religiose. L’aver aggiunto nel conteggio questi nuovi sacerdoti dallo stampo così tradizionale (ricordiamo in particolare le 8 ordinazioni Ecclesia Dei che hanno fatto la scelta esplicita della forma straordinaria) è incoraggiante perché il fatto di annoverarli nel numero complessivo delle ordinazioni afferma in qualche modo il carattere “normale” delle loro vocazioni.

> Per il 2011, nel mese di giugno la CEF affermava, basandosi su conteggi incomprensibili, che le sue valutazioni “per l’anno 2011 davano 111 ordinazioni di sacerdoti diocesani. 103 per le diocesi di Francia, di cui 5 della Comunità dell’Emmanuel, e 6 delle Missioni Straniere di Parigi per la Chiesa dell’Asia”. Questo senza contare i religiosi ordinati per le loro congregazioni e i membri delle società di sacerdoti. Come si può vedere facilmente, i conti non tornano e per avere un’idea ancor meno chiara si può comunque andare a consultare il loro sito dove le cifre, nuovamente ritoccate, producono comunque risultati poco comprensibili. Poche idee e decisamente confuse. In sintesi, tra aggiornamenti e ritocchi, sono arrivati ad affermare che nel 2011 c’è stata una quindicina di ordinazioni in più rispetto all’anno precedente, ma, in effetti, non si può proprio parlare di una ripresa visto che nel 2012 il numero dei diaconi non arriva ad 80 (nel 2011 sono stati ordinati 77 diaconi che dovrebbero diventare sacerdoti nel 2012). Il 2012 rischia dunque di essere un anno decisamente magro in fatto di ordinazioni, anche aggiungendo quelle delle comunità.

B – UNO SPOSTAMENTO NOTEVOLE VERSO UNA “SENSIBILITÀ” PIÙ TRADIZIONALE

In un panorama ogni giorno più cupo (100 ordinazioni per almeno 800 ritiri per sopraggiunti limiti d’età [1]), bisogna precisare anche che i seminaristi diocesani che si dichiarano appartenenti alla Comunità dell’Emmanuel, che è di gran lunga la più classica delle nuove comunità, sono passati a 38 dai 27 dell’anno scorso.

Si noterà inoltre che le Missioni Straniere di Parigi che, per definizione non destinano i loro candidati alle diocesi francesi, attingono comunque al vivaio delle vocazioni di Francia. Adesso, a partire dall’arrivo del loro nuovo superiore generale, Padre Georges Colomb, il reclutamento è fortemente in rialzo (circa 25) ma niente a che vedere con il glorioso passato di quell’istituzione.

È opportuno sottolineare in particolare la crescita della Comunità Saint-Martin, i cui membri portano sempre l’abito talare, seguono la forma ordinaria in latino al seminario di Candé, studiano il canto gregoriano e beneficiano di un insegnamento tomista. I suoi seminaristi stanno aumentando in modo spettacolare: 60 contro i 43 dell’anno passato (cosa che è in perfetta coerenza con il rafforzamento costante della presenza della Comunità Saint-Martin nelle diocesi francesi da qualche anno). Ormai quasi tutti i vescovi, anche i più progressisti, sono favorevoli all’arrivo della Comunità Saint-Martin nel proprio territorio.

Due seminari diocesani sono sempre in testa alla classifica davanti a numerosi seminari interdiocesani: quello di Tolone e quello di Parigi, entrambi in aumento con un po’ più di 70 candidati ciascuno [2]. Beninteso, in proporzione numeri e crescita sono molto più significativi per la diocesi di Fréjus-Tolone che per quella di Parigi. Risultati dovuti a Monsignor Rey, proveniente dalla Comunità dell’Emmanuel e molto aperto alla Nuova Evangelizzazione e al motu proprio Summorum Pontificum. A Parigi la realtà dei seminaristi che, dopo aver superato il centinaio negli anni del Cardinale Lustiger, sono ripiombati a 54 nel 2007, vive oggi un momento di ripresa: 74 seminaristi nel 2011, dei quali 64 parigini. Bisogna dire inoltre che i vertici del seminario parigino sembrano ormai aperti a “tutte le sensibilità” il che significa che accettano anche i candidati più amanti della tradizione.

Tra le diocesi più piccole, come non segnalare il caso di Vannes che raggruppa una trentina di seminaristi, e quello di Bayonne che è passata a una quindicina dai 2 che aveva nel 2009? Bisogna dire che a Vannes (Monsignor Centène) come a Bayonne (Monsignor Aillet, nominato alla fine del 2009), i vescovi possono essere considerati pienamente in armonia con il pontificato di Benedetto XVI, e che questo ha una certa incidenza sulla dinamica delle vocazioni locali. Senza esagerare si può stimare che i seminaristi diocesani francesi direttamente sensibili alla riforma della riforma voluta dal Santo Padre, motu proprio compreso, siano un 30% del totale, senza contare che a questi seminaristi diocesani bisognerebbe aggiungere tutti coloro che scelgono la via dei seminari detti tradizionalisti.

C – IL VIVAIO TRADIZIONALISTA

1) I criteri con i quali ogni anno portiamo avanti il nostro studio sui seminaristi tradizionalisti sono i seguenti:

- non vengono conteggiati quelli delle comunità di cui il ministero non è assimilabile ad un ministero diocesano, in modo particolare tutte le comunità religiose;

- sono esclusi inoltre gli studenti del primo anno, detto “anno di spiritualità”, che corrisponde all’annualità propedeutica per i seminari diocesani;

- vengono distinte due categorie: la Fraternità San Pio X e i tradizionalisti “ufficiali” (comunità Ecclesia Dei, seminaristi “straordinari” fuori comunità, ovvero presi in carico da diocesi);

- sapendo che le comunità tradizionaliste sono internazionali, vengono presi in considerazione solo coloro che aspirano al sacerdozio in Francia.

2) Date queste premesse i risultati del nostro studio sono i seguenti:

- La FSSPX conta 49 seminaristi francesi (48 a Ecône, 1 a Winona), esattamente come l’anno scorso, che rappresentano un terzo dei candidati al sacerdozio totali della Fraternità (150), un rapporto costante da diversi anni. Ciò è in piena coerenza con il fatto che l’apostolato della Fraternità San Pio X è molto stabile in Francia da una dozzina d’anni, e dunque il numero di potenziali seminaristi non aumenta più al momento;

- i tradizionalisti “ufficiali” francesi contano 91 seminaristi, al posto dei 95 dell’anno passato. Anche in questo caso la quasi stabilità si può spiegare con il fatto che il numero delle parrocchie non aumenta che lentissimamente, il che rende piuttosto difficile il loro apostolato sacerdotale.

Il totale è dunque di 140 candidati francesi tradizionalisti, la cui vocazione è di stampo pastorale. In quanto ai sacerdoti francesi ordinati per la forma straordinaria del rito romano, sono stati 18 nel 2011 (di cui 11 per la FSSPX) contro i 16 sacerdoti ordinati nel 2010 (8 per i lefebvriani).

3) Cosa va sottolineato in questi risultati?

> Il numero dei seminaristi “ordinari” va crollando, mentre quello degli “straordinari” rimane stabile, in una proporzione che continua a crescere lentamente in favore dei secondi (un po’ più di un 16%).

> C’è dunque una certa stabilità dopo la crescita continua degli anni precedenti (nel 2005 il numero degli aspiranti sacerdoti secondo il rito tridentino era 120, 130 nel 2007, 136 nel 2008, 140 nel 2009, 144 nel 2010 e 140 nel 2011) .

> Come la liturgia riformata dopo il Concilio, almeno nell’interpretazione che ne è stata data, sembra avere permesso il maremoto della secolarizzazione nella società cristiana, così tutto ciò che va con la liturgia tradizionale fiorisce oggi con grande vigore: catechismo, formazione dottrinale dei giovani, scuole, movimenti, ma soprattutto le vocazioni sacerdotali.

[1] Per risanare il deficit sacerdotale in Francia ci sarebbe bisogno di 20.000 seminaristi. Si possono vedere, a questo proposito, le analisi di Padre Thierry-Dominique Humbrecht, “L’Avenir des Vocations”, Parole et Silence, 2006.

[2] A seguire vengono dei seminari interdiocesani con circa 50 seminaristi (Lione e Tolosa), poi quelli di Orléans e di Issy-les-Moulineaux con una quarantina di seminaristi, e poi i numerosi seminari che contano una trentina di studenti: Lille, Seminario Francese di Roma, Vénasque, ecc.

Tags: , , , ,

Comments are closed.