Meditiamo il “Padre nostro”:Venga il tuo Regno

apr 12th, 2012 | By | Category: Pastorale Vocazionale

Il Padre nostro, preghiera filiale del viandante, osservava Cassiano è “una breve formula, un esemplare di preghiera che contiene tutta la pienezza della perfezione ” e Tertulliano lo definiva “il compendio di tutto il Vangelo “.

Ai Serrani e ad altri Amici, con il vivo augurio che possa essere di aiuto nel pellegrinaggio, offriamo questo scritto sulla preghiera del Signore.

E un intimo dialogo tra “creatura dinanzi al suo creatore”; solo dopo aver reso trasparente la propria coscienza si può scoprire ciò che maggiormente appesantisce il cuore, rallentando la corsa verso il Padre, cioè la “tentazione di credersi sufficiente a se stesso” e “quando la paura avanza, trovare più vicine mani d’uomo alle quali aggrapparsi”.

Ma è anche in questi momenti, anzi soprattutto in questi momenti, che si fa vivo il dono dello Spirito che fornisce quella forza che è anche gioia necessaria per gridare: “Papà” !

E allora basta affidarsi a questa paternità per librarsi dalla schiavitù della debolezza del cuore di pietra e così acquistare il cuore di carne e la dignità di figlio per ereditare insieme al Figlio la vita eterna.


Lo attendo, Signore,

alla porta di ogni delusione, al risveglio di ogni sogno

di realizzare le mie speranze umane;

Basilica S.Pietro - Foto Pignata

lo cerco, con l’ansia di chi non sente preziosa l’attesa;

lo sfioro, Signore, con mano tremante,

questo tuo regno, negli occhi di un corpo malato

che mi dà nel suo sorriso

più amore di ogni più splendida preghiera.

Ma mi mancano gli occhi Padre.

Mi mancano occhi così grandi da

abbracciare la vita che corre lontano dal mio recinto;

così profondi da cogliere

nel più nascosto abisso

i fiori che tu fai germogliare.

Non attendo una promessa lontana,

non la speranza del riscatto dall’ infelicità

è il tuo Regno,

ma questo dono sempre nuovo

di scoprire ogni giorno il seme rinnegato

e ignoto di un Amore che sempre resisterà.

In ogni angolo sperduto di un dolore negato,

in ogni fulgido dipinto di una felicità bugiarda

abita la promessa eterna

di un Amore donato.

Cos’è questa invocazione,

questa richiesta dell’anima,

se non la mia promessa

di farmi ad ogni nuovo giorno

cercatore di un seme nascosto,

che avrà dato ragione del sorgere di un nuovo sole

e che consegnerà alla notte il suo frutto?

Ma ciò che l’occhio non sa vedere,

la mano non può raccogliere,

e le ripongo in grembo vuote

quando non comprendo che

infinitamente più ricco è il cuore

quando accolgo le briciole della tua Sapienza

di quando gli uomini mi nutrono delle

loro gemme preziose.

Quanto ancora dovrò attendere

doni che rendano confortevole la mia vita prima che il cuore sappia

che la sua pace nasce ogni istante

dai tuoi doni a quest’anima?

Comments are closed.