Volevo fare il commercialista

apr 12th, 2012 | By | Category: La Voce del Seminario

Con queste mie poche parole vi dirò ciò che il Signore si è degnato di fare nella mia vita, sperando che ciò possa essere utile per la riflessione..

Molti anni fa avevo scelto di studiare per poter aprire uno studio come commercialista, ma poi ho iniziato a sentire il desiderio di essere prete, per servire la Chiesa ed i fratelli che mi vivono accanto.

In breve, mi chiamo  Roberto, sono nato nel 1956 a Milano, sono figlio unico, disabile dalla nascita ed ho abitato con i miei genitori fino al 1993; ma il mio cammino di fede e vocazionale in senso stretto inizia nel 1978 durante un ritiro spirituale in cui ho iniziato a sentire il desiderio di essere prete.

Nella vita il Signore mi ha concesso di studiare parecchio, così ho frequentato dall’età di sei anni fino all’età di quindici anni, ossia tra il 1962 e il 1972, le classi delle elementari e delle medie in una scuola speciale a tempo pieno per disabili fisici; mentre il catechismo, con gli altri ragazzi, l’ho frequentato nella mia parrocchia.

Quindi nel luglio 1977 mi sono diplomato in ragioneria, poi nel luglio 1982 mi sono laureato in economia e commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ed infine nel settembre 1988 hó conseguito il baccalaureato in teologia presso la Facoltà Teologica Interregionale dell’italia Settentrionale.

Nel febbraio 1981, dopo tre anni di ricerca personale, mi sono rivolto all’Arcivescovo di Milano, in quanto vescovo della diocesi dove abitavo, per esporre a lui il mio desiderio di essere prete; in seguito ho visto ripetutamente Sua Eminenza, che ha seguito con interesse e partecipazione il mio cammino di ricerca vocazionale.

Dal 1982 al 1988 ho sostenuto gli studi teologici presso la suddetta Facoltà Teologica dell’italia Settentrionale, frequentando regolarmente tutti i corsi del biennio filosofico e del triennio teologico, infine durante il sesto ed ultimo anno di corso ho preparato l’esame finale di baccalaureato.

Poi mi sono maggiormente messo alla ricerca di una comunità che mi potesse accogliere ed aiutare nelle mie necessità, infatti difficilmente avrei potuto vivere da solo come spesso accade ai sacerdoti, invece con l’appoggio di una comunità sono in grado di svolgere in modo soddisfacente il ministero sacerdotale affidatomi.

Durante questa ricerca nel 1990 ho conosciuto il Gruppo “Beati Noi” di Bologna, un luogo di riflessione sui problemi dell’integrazione dei disabili nella Comunità Ecclesiale locale, ossia nella Diocesi di Bologna, e più in generale nella Chiesa Italiana, con il quale collaboro tuttora.

Nel mese di maggio del 1993 ho avuto il piacere di conoscere a Milano un sacerdote, fondatore ed animatore di molte comunità per handicappati, che in quel momento stava sostenendo una piccola associazione nell’apertura di una comunità di accoglienza per disabili nella Diocesi di Milano.

In quella felice occasione, dopo essermi presentato a lui ed avergli esposto il mio cammino, ho avuto l’occasione di parlare, insieme allo stesso sacerdote, con il Cardinale Arcivescovo di Milano, che ha immediatamente gradito ed incoraggiato questo mio approccio con questa rete di comunità.

Infatti, le caratteristiche fondamentali di queste comunità, nate parallelamente al Concilio Vaticano II e sparse ormai in molte regioni italiane, sono l’accoglienza dell’individuo che è nel bisogno, la condivisione possibile ed il progettare in base alle capacità ed alle possibilità della stessa persona.

In seguito a questi colloqui, nel settembre dello stesso anno, mi sono trasferito a Gubbio in una delle suddette comunità per persone in difficoltà, guidata da un altro sacerdote, dove sono stato immediatamente ed anche favorevolmente accolto anche dal Vescovo della Diocesi di Gubbio.

Tale accoglienza è stata possibile anche perché il nuovo Codice di Diritto Canonico, emanato nel 1983, per l’ordinazione sacerdotale non pone più ostacoli riguardo la: salute fisica, ma, al numero 1 del canone 1041, li pone soltanto per ciò che riguarda la pazzia o l’infermità mentale.

Riassumendo quanto detto sopra, la cosiddetta “Chiamata di Dio” l’ho sentita nel 1978, allora avendo da poco compiuto 21 anni, desideravo sapere che cosa volesse fare il  Signore della mia umile vita, considerando anche le diverse difficoltà fisiche, che avevo allora ed ho tuttora, dovute alla mia spasticità.

Da allora sono passati più di 20 anni, ma quel desiderio di servire il Signore ed i fratelli nel sacerdozio ministeriale non mi ha mai abbandonato, infatti quando “Dio chiama qualcuno” è perché vuole realizzare un suo progetto di bene per e con quel suo figlio ed è per questo che “conviene rispondere sempre alla Sua chiamata”.

E così, grazie anche al supporto della suddetta comunità e dopo un doveroso periodo di conoscenza reciproca, il Vescovo di Gubbio, nel settembre del 1996, mi ha ordinato diacono e poi nel giugno del 1997 sacerdote.

Successivamente sono ritornarto a Milano dove abito insieme a mia madre, operando sia nella mia parrocchia nativa, sia collaborando con varie realtà legate alla Caritas e non, che si occupano dei bisogni e dei problemi della persone handicappate, non ultimi la Casa del Giovane di Pavia ed il Gruppo “Beati noi” di Bologna.

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