La pace, frutto di una corretta visione della realtà e della vita

apr 7th, 2012 | By | Category: Primo Piano

Il Cantico delle Creature di frate Francesco ci aiuta a capire cosa dovremmo noi intendere per pace. E’ finito il tempo in cui la pace era intesa (e purtroppo ancora oggi spesso è intesa) come frutto di un buonismo politicamente corretto. La pace, cioè, come frutto della mia bontà; di modo che, una volta che non mi va più di essere buono, la pace si trasforma in conflitto.

La pace invece è il frutto di una corretta visione della realtà e della vita umana, di modo che, il giorno in cui inizio a far conflitto, prima ancora di compiere una mancanza, compio una stupidità di cui il nostro mondo è pieno. E mi spiego meglio.

Il cristianesimo ci offre una splendida lettura della esistenza umana. Se leggiamo la prima pagina della Bibbia, noi troviamo un disegno della creazione che fa dire a Dio (nel linguaggio biblico) che tutto era buono nella creazione e quindi in sintonia con l’Essere Divino. Di poi la Bibbia ci parla di un peccato, quello che noi indichiamo come “peccato originale”, e di lì noi ne vediamo le conseguenze deleterie, cioè di conflitto, a cominciare dall’uccisione di Abele da parte di Caino, alla paura ed al terrore.

Naturalmente, attraverso il racconto che non è giornalistico, la Bibbia ci offre tre insegnamenti: il primo è che tutte le cose create sono meravigliosamente in vari modi a Dio somiglianti; il secondo è che questa somiglianza ha subito una catastrofe tale da imbarbarire la realtà che è divenuta realtà in conflitto; terzo è che l’imbarbarimento della realtà ha una luce davanti a sé che è la luce del Regno di Dio che, come dice il Vangelo, è già in mezzo a noi.

facciamo dunque una lettura biblica che ci offre una risposta a quel che siamo e vediamo e ci illumina circa il nostro futuro.

Ebbene, il vero concetto di pace, si inquadra in questo racconto.

Noi, dalla situazione di peccato, siamo chiamati a ricreare l’Eden in cui Dio ha collocato la prima coppia umana.

E non si dica che questa è fantasia religiosa, perché l’insegnamento religioso non è fantasia, ma fonte di conoscenza. Dobbiamo smetterla di pensare solo la razionalità come fonte di conoscenza per noi, dimenticando che noi conosciamo anche attraverso l’amore, la musica, la pittura ed ogni altra umana espressione.

San Francesco aveva chiaramente in testa questa lettura appresa dal suo amore per la Parola di Dio posta a fondamento della sua contemplazione ed ha impostato la propria spiritualità come cammino verso la redenzione, cioè verso la pace. Nel testamento infatti egli presenta a noi l’annuncio della pace come una delle due rivelazioni avute dal Signore.

Ed ora leggiamo il suo Cantico delle Creature, sotto questa luce interpretativa. Ci accorgeremo subito che oltre ad essere un bellissimo brano letterario, è molto di più: un insegnamento di pace agli uomini del suo tempo.

Ed ecco come e perché.

Oggi, quando noi pensiamo a frate sole, immaginiamo una bella spiaggia caraibica; quando pensiamo frate focu, immaginiamo un bel caminetto acceso nelle serate d’inverno; quando pensiamo sora aqua, immaginiamo una romantica sorgente fresca che sgorga dalla roccia; quando pensiamo frate vento et aeree et nubilo et sereno et omne tempo, noi ci immaginiamo dietro una bella vetrata di salotto. E così via.

Ma al tempo di Francesco, non si aveva il benessere ambientale sopra descritto in modo forse un po’ esagerato.

Frate sole ai suoi tempi come pure oggi, era anche il sole che brucia le messi e fa scarseggiare il pane; frate focu incendiava le messi (immaginate le scorrerie guerresche) e le casupole di paglia; sora aqua allagava i campi come accade in questo inverno 2008-2009 senza che vi fosse una dichiarazione statale di calamità naturale.

Nel Cantico si parla anche di quelli che perdonano e di sora nostra morte corporale; ed in questo noi siamo spesso incapaci di perdono ed impauriti per morte e sofferenza, come al tempo di Francesco.

E’ vero o sbaglio nel fare questa analisi?

Se la lettura fatta è accettabile, allora Francesco quando compose il Cantico volle fare operazione di pace e ricordare ad ogni uomo che l’Altissimo Dio ha fatto tutte le cose belle e quindi, quando queste cose ci fanno paura, ripensiamo il cammino della pace che si compie allo stesso modo di quel che ha fatto Gesù: soffrendo e morendo anche in croce fino alla sua resurrezione che è pace ossia reintroduzione nostra nel paradiso terrestre (io compio in me quel che manca alla passione di Cristo, dirà san Paolo in Col. 1,24).

Guardiamo cioè la dimensione positiva e del sole e del fuoco e dell’acqua, che è quanto Dio ha immesso in loro. Di fronte a chi ha paura del fuoco, sembra che Francesco voglia dire: ma fratello ricordati che il fuoco non è soltanto quello che brucia le messi, ma anche illumina la notte. E a chi ha paura delle inondazioni sembra che Francesco ancora voglia ripetere: ricordati che l’acqua è sorella, cioè creata dallo stesso Dio che ha creato te e quindi non fermarti alla considerazione negativa, ma guarda quanto di positivo è in essa che è utile ed umile e preziosa e casta.

Il tutto è come dire: fa pace con quanto oggi ti fa paura.

Torna nel regno del Paradiso Terrestre.

Non abbiate paura; se riusciremo a vivere così la nostra realtà ed a sentire così il nostro cristianesimo, noi avremo capito il senso della vita.

G.P.

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