Al Santuario della Madonna di Crea

apr 6th, 2012 | By | Category: Il Serra nel Mondo

I Distretti 69 – Piemonte-Valle d’Aosta – e 70 – Liguria-Lombardia e Svizzera – di Serra Club Italia, guidati dai rispettivi Governatori, Mauro Leporati e Emanuele Costa, si sono riuniti presso il Santuario della Madonna di Crea per una giornata di esercizi spirituali.

Il Cardinal Poletto

Il Card. Severino Poletto, Arcivescovo Emerito di Torino, ha intrattenuto i serrani con una profonda riflessione, in tema con il tempo di Quaresima e in preparazione all’Anno della Fede proposto da Papa Benedetto XVI per il 2013.

Indispensabile per la nostra crescita spirituale, che richiede un serio impegno per tutta la vita, ha detto, è la preghiera. Nel Vangelo di Marco viene descritta una giornata ideale di Gesù (Mc. 1, 29-39). Giunto alla casa di Simone (Pietro), guarisce la suocera, che si mette subito a servirli, dopo il tramonto del sole guarisce i malati che gli vengono portati e, infine, la mattina si alza prestissimo e si ritira in “un luogo deserto a pregare.” I discepoli lo trovano e gli dicono che tutti lo cercano, ma Gesù decide di andare nei villaggi vicini per predicare anche là. Gesù rappresenta qui il modello del “Cristiano” che non deve farsi travolgere da troppe attività, ma deve trovare soprattutto spazio per la preghiera.

Il Card. Poletto si è soffermato sulle parole di Gesù “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc. 1, 14-15). Il tempo, ha detto, è una categoria umana che indica provvisorietà. Dio non è nel tempo, è eterno e per Lui esiste sempre e soltanto il presente. Ha citato S. Paolo, che, nella lettera agli Efesini (Ef.1, 4-5), dice che il Padre ci ha scelti in Cristo prima della creazione del mondo, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo.

Per Dio il tempo remoto è sempre “Oggi.” Nella lettera ai Galati (Gal. 4, 4) dice “ Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna…” Per S. Paolo questa “pienezza del tempo” si realizza quando Dio dalla sua eternità divina entra nel nostro tempo facendosi uomo. Con Cristo si fa “Vertice” perché entra nella storia e diventa il “Centro della storia e del cosmo.”

Ha citato il libro Ecclesiaste o Qoelet, che al cap. 3, 1-8 sottolinea la transitorietà e la variabilità del tempo: Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. Il tempo scorre inesorabilmente e noi non siamo in grado di fermarlo. Dio entra nel nostro tempo come uomo per riscattare i nostri peccati e per renderci partecipi della vita divina. L’espressione “il tempo è compiuto,” ha specificato l’Arcivescovo, significa che viene offerta all’uomo, di passaggio in questa vita, l’occasione di entrare in comunione con Dio e quindi nell’eternità.

Il “Regno di Dio è vicino” indica la persona stessa di Gesù venuto in mezzo a noi, assumendo natura umana, “per raccontarci Dio,” a noi invisibile, come lo stesso Giovanni afferma (Gv. 1, 18): “Dio nessuno l’ha mai visto, proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato,” sia per introdurci nella comunione con Lui, offrendo la sua vita in sacrificio per i nostri peccati, e “per renderci così possibile l’abbraccio d’amore del Padre.”

L’espressione “convertitevi e credete al Vangelo” significa ricostruire in noi l’immagine di Dio, distrutta dal peccato e camminare alla sua sequela, allontanando il male e prendendo ogni giorno la propria croce, ovvero le nostre responsabilità e i nostri doveri. Durante la sua vita terrena, Gesù si è preoccupato di avvicinare i peccatori e di portarli alla conversione (vedi ad esempio Matteo il pubblicano e Zaccheo). “La conversione – ha detto – è un invito che Gesù rivolge a tutti ed è un cammino che dura tutta la vita. Richiede il dono della Grazia di Dio e la decisione della nostra volontà. Tutti devono convertirsi, anche le persone buone, perché bisogna sempre scegliere il meglio.

Credere nel Vangelo vuol dire avere fede quindi nella persona di Gesù figlio di Dio, salvatore, crocifisso e redento per noi. La Fede è una virtù che dobbiamo attualizzare sempre. Mai dare nulla per scontato” Gesù stesso si è fatto promotore della fede, ha puntualizzato il Card. Poletto citando in proposito l’episodio di Lazzaro, della guarigione del cieco nato e la confessione di Pietro che dice: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, ” al quale Gesù replica “…né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.”

Il Card. Poletto ha concluso la sua riflessione con una sottile osservazione: “Credere non è sentire, ma è sapere. So perché me lo ha detto Gesù. L’Ostia consacrata so che è Gesù. Credo non perché sento, ma perché so e so perché mi è stato annunciato.”

Dopo l’incontro con il Card. Poletto, i serrani hanno visitato le sale dove sono raccolti trecento reliquari di Santi e Beati italiani e stranieri religiosi, laici e sposi e il bellissimo Santuario dove è custodita una statua della Madonna con bambino in braccio, probabilmente risalente al XIV secolo, alta 70 cm. in legno di cedro, rivestita di un manto prezioso dono della Regina Elena di Savoia agli inizi del ‘900.

La giornata si è conclusa infine con un momento di raccoglimento guidato dal Rettore del Santuario Mons. Francesco Mancinelli, che si è soffermato particolarmente sul concetto di “fede e conversione.” L’esperienza della fede cristiana, ha spiegato, richiede una continua conversione ed è caratterizzata dalla “relazionalità.” Non è un fatto privato. Ha citato il Vangelo di Luca (10, 25,37), dove Gesù, in risposta ad un dottore della legge che gli chiede cosa deve fare per ereditare la vita eterna, cita la Legge: “…amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso…” e alla domanda di questi che gli chiede chi sia il suo prossimo, risponde con la parabola del “Buon Samaritano,” che rivela il modo proprio di amare di Cristo che in sé riassume l’amore di Dio e del prossimo. In Giovanni diventa il Comandamento Nuovo nella formulazione “…che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato …” “Il Dio cristiano – ha detto – non è una monade solitaria, ma è una perfetta pericoresi: perfetta unità tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Unità di una perfetta relazionalità.”

“Le parabole del Regno, della Misericordia e del Buon Samaritano dicono la verità di Dio – ha precisato Mons. Mancinelli – Il Buon Samaritano è Gesù Cristo, il Prossimo è l’Altro: può essere individuo se lo allontaniamo, è prossimo se lo avviciniamo. Il tutto si fonda sull’atto di libertà del Samaritano buono. L’alleanza tra Dio e il suo popolo presuppone una relazione libera, strettissima. Dio si dona e attende la risposta nella fiducia, nella speranza, nella pazienza. E’ questo il senso profondo dell’esperienza di fede. Il sacramento della riconciliazione è un dono della misericordia di Dio che ci rigenera a vita nuova.”

Rivolgendosi ai Serrani, ha ricordato loro che il fine proprio del Serra è aiutare in una relazione di fraternità e di rispetto, con pazienza e benevolenza, i presbiteri e i seminaristi. Il Sacramento dell’Ordine, ha detto, è un dono gratuito per il bene della Chiesa, che costituisce il sacerdote “Segno Sacramentale di Cristo Re Pastore.” E’ quindi importante il dialogo tra due cammini di santità, sacerdotale e laicale – che si esprime anche nel matrimonio – nella perfetta aderenza alle promesse battesimali. Solo attraverso un reciproco aiuto fondato sulla fede e sulla convinzione del battesimo, attraverso cui la Chiesa genera a Cristo Sposo nuovi figli, si diventa veramente testimoni di Cristo.

Lidia Pistarino

Lidia Pistarino

fonte:il cittadino
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