Il Martirio visto dal laico

mar 30th, 2012 | By | Category: Mondo Cattolico

Venire a conoscenza, durante una veglia di preghiera del Serra Club di Lugano presso le Suore Clarisse in occasione della XX Giornata di Preghiera in memoria dei Missionari Trucidati nell’anno 2011, del numero di giovani sacerdoti che hanno sacrificato la vita per portare aiuto e sostegno ai fratelli piu’ poveri ed emarginati del mondo è stata una forte presa di coscienza.

Nel 2011 sono stati uccisi 18 sacerdoti, 4 Suore e 4 laici consacrati di una età media di 28 anni.

Una strage che non ha avuto, forse per l’umiltà dei giovani eroi, nessun adeguato riscontro sui media. Non erano Vescovi o alte gerarchie della Chiesa, ma erano solo giovani la cui unica colpa era aiutare, in nome dei valori della loro fede, i fratelli bisognosi senza discriminazione di religione, di razza o di obbligo di conversione.

Tutta la stampa si sofferma volentieri e con giusta indignazione quando emergono vicende drammatiche di azioni delittuose commesse da sacerdoti, ma trascura ingiustamente tutti i comportamenti degni di ammirazione e sostegno, forse perché non abbastanza funzionali ai bisogni commerciali delle varie testate.

Shahbaz Bhatti, Ministro pakistano, martire della fede

Migliaia sono i Sacerdoti, le Suore ed i laici Consacrati, che attraverso la donazione della propria esistenza si sostituiscono , nelle varie parti del mondo, alle strutture sociali perchè inadeguate e talvolta inesistenti, intervenendo con umiltà e senza clamore.

Cerchiamo, quando si pensa a questi fratelli e sorelle, di essere giusti a prescindere dagli interessi particolari che talvolta ci pressano, riconoscendo il valore sociale per quanto questi uomini e donne compiono a favore dell’umanità. Dove si sbaglia intervenga la giustizia ma dove si attua un servizio sociale ci sia il giusto riconoscimento privato e pubblico.

Il drammatico di questi delitti è che si uccide in odio verso valori che concretamente attuano nel sociale amore, fratellanza e sviluppo; concetti che tutti dicono di volere ma che concretamente solo i più umili sanno attuare. I loro strumenti sono la parola di Cristo ed il loro amore per la giustizia sociale, la loro vita il patrimonio investito.

Sua Santità Giovanni Paolo II li definì “una nube di militi ignoti e per quello che mi riguarda sono partigiani della pace e del progresso, sacrificati alla barbarie e all’odio”.

Giampiero Camurati

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