La vocazione della Bellezza

mar 11th, 2012 | By | Category: Cultura

La filosofia delle forme simboliche di Ernest Cassirer definisce l’uomo un essere culturale che attribuisce significati alle cose mediante relazioni associative di tipo simbolico. In tal modo, egli può riferirsi a cose assenti, impossibili o invisibili, dando vita ad una concezione della realtà più complessa di quella fisica, in cui trovano posto “funzioni simboliche” come il mito, l’arte, la religione e la scienza.

Quale miracolo compie l’arte, quanta Bellezza produce, più persuasiva e comprensibile di fiumi di parole! E’ quanto ho pensato ammirando la produzione artistica di Lavinio Sceral, che mi ha trasmesso emozioni forti, ponendomi alcuni interrogativi sul connubio Proust e la Bibbia, due mondi apparentemente antitetici e distanti, che nella sua arte hanno trovato una coesione, un paradigma costruttivo di pensieri razionali, che sottendono alla sua creatività.

Timidamente mi sono avvicinata alle sue tele, molto apprezzate anche a Parigi, come per non disturbare un mondo già costruito, mi sono inoltrata in questa ricerca promessa, per coglierne il significato, lasciandomi guidare solo dalla Bellezza dei colori, della prospettiva, per coglierne il messaggio intrinseco. Gli oggetti familiari sovrapposti, il profilo di un volto familiare, la presenza nella quotidianità di un amico di nome Gesù, al centro dell’esistenza.

Il Maestro Lavinio Sceral ha risposto alla vocazione della Bellezza, ha espresso con la sua arte il tortuoso cammino dell’uomo alla ricerca della verità, che è anche forse il suo!!

“Il mio cuore era grande come il mondo e aveva una nostalgia infinita di accogliere il mondo in sé” (Zenta Maurina Raudive), un desiderio infinito di spaziare tra il noto e l’ignoto, la consapevolezza che nell’arte si racconta l’odissea dell’uomo che vuol capire il senso del suo andare. E così Sceral si avventura in questo mondo ancestrale con una tale disinvoltura che sembra che gli studi lunghi e faticosi compiuti su Proust, non abbiano per nulla appesantito la sua ispirazione; la sorpresa è che la sua ricerca lo abbia condotto a rivisitare la Bibbia con lo sguardo dell’uomo moderno, attanagliato da tanti dubbi, cosciente delle sue fragilità, ma con il cuore caldo ed aperto alla sete di salvezza.

L’uomo contemporaneo è vittima di una dimenticanza fatale: distratto dai mille stimoli che offre la società globalizzata, ha smarrito il senso profondo della Bellezza e il contatto con le proprie risorse interiori. Ha impoverito così la sua esistenza divenendo prigioniero della solitudine e del desolato grigiore delle metropoli, schiavo di ritmi affannosi e di un tempo che si succede sempre uguale, preda della vacuità scintillante dei centri commerciali o automa che si aggira per i sentieri virtuali di internet. Sviluppare la capacità di percepire la Bellezza – una vera e propria forma di intelligenza estetica – può rivelarsi allora una fonte pura di rigenerazione.

La grande sfida dell’artista, asseriva Giovanni Paolo II, è quella di “carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità”. Forse non riusciamo a carpire più nulla dal Creato o forse è proprio nell’esperienza odierna del “brutto”, che non riesce ad esprimere neanche una bella chiesa, che va ricercato un linguaggio decifratore che ci sveli l’anima segreta delle cose, affinché l’arte torni a ferire come splendore del Vero, e poter credere che in un mondo preda della bruttezza ci sia pur sempre la speranza in una Bellezza salvatrice.

La Bellezza, dunque, con il compito di descrivere il visibile, ma soprattutto di cogliere nel visibile l’Invisibile.

Sì, è possibile.

Dostoevskij nel suo romanzo L’Idiota fa dire al principe Miškin che “il mondo sarà salvato dalla bellezza”. Ci sono espressioni artistiche che sono vere strade verso Dio, la Bellezza suprema, anzi sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui, nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede.

Rimane profondamente vero quanto ha scritto un grande artista, Marc Chagall, che i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che è la Bibbia. Quante volte le espressioni artistiche possono essere occasioni per ricordarci di Dio, per aiutare la nostra conversione del cuore! In ogni tempo, l’arte ha dato testimonianza dell’Unica archetipica Bellezza creatrice, da cui ogni cosa è nata, manifestandosi come metafora e rivelazione parziale e imperfetta della più grande Arte: quella di dar forma e significato al reale, prefigurando l’Assoluto.

La motivazione profonda che guida la mano di Sceral è, pertanto, una ricerca antropologica della Bellezza creatrice che veicola un messaggio poetico e sorprendente di autentica fede, un desiderio di comunicare che il sogno non è un’evasione dalla realtà, ma il fine che consente di alimentare il cuore con dolce perseveranza, mettendo al centro l’Amore. I suoi trascorsi giovanili accompagnati da un sacerdote colto e caritatevole lo hanno reso attento a misurarsi con l’umanità, a saper cogliere nell’altro il volto di Dio, a rendersi utile nella dimensione della fraternità, tanto da figurarsi nella sua interiorità un mondo originale intessuto di bontà e di paziente cura, quello che ha rappresentato nelle sue tele.

Alla luce della sua straordinaria avventura umana, tesa a ricercare il mistero della vita, ho avuto più elementi per confermare la mia prima impressione sulla sua arte, che lungi dall’essere codificata da un giudizio prettamente critico, resta un esempio di grande monito: si può raccontare la letteratura con vari linguaggi, Sceral ha scelto quello artistico e ci ha condotti per mano a sognare la Bellezza, allontanandoci dalle misere angolazioni della quotidianità .

La natura bruta non può produrre Bellezza: deve intervenire l’arte, che crea – laddove non v’è che disordine accidentale – un organismo necessario e inalterabile. Se non altro che per questo, il Maestro Lavinio Sceral è lodevole di grande stima.

Maria Luisa Coppola

Tags: , , , , ,

Comments are closed.