Il dolore degli innocenti

mar 11th, 2012 | By | Category: Il Serra nel Mondo

Il Serra Club di Genova Pegli ha organizzato nella propria sede un incontro sullo spinoso e complesso tema “Il Dolore degli Innocenti” guidato da P. Vittorio Casalino O.F.M.

P.Vittorio Casalino ofm

P. Vittorio è da circa tre anni Cappellano dell’Ospedale San Martino e quindi in costante contatto con la sofferenza dei malati, che visita quotidianamente nei reparti del nosocomio.

Per la sua riflessione su questo difficilissimo argomento ha preso come riferimento, per analogia, l’intervista a Benedetto XVI il Venerdì Santo del 2011, trasmessa nel programma di Rai Uno: “A sua immagine. “Domande su Gesù”. In tale occasione una bambina giapponese di sette anni di nome Elena, sopravvissuta al terremoto in Giappone, e una mamma il cui figlio è in stato vegetativo dal giorno di Pasqua 2009 chiedono al Papa il perché di tanta sofferenza in persone innocenti, soprattutto nei bambini.

Nella Bibbia, ha detto P. Vittorio, si possono trovare le risposte a tutte le problematiche umane e in particolare in Giobbe, un Libro Sapienziale che tenta di rispondere a questo difficile quesito dell’uomo. Dio ha creato un mondo armonioso, ma l’uomo e la donna con il peccato hanno distrutto l’armonia, con tutte le conseguenze che ne sono derivate. E’ significativa la frase che Giobbe pronuncia dopo che terribili disgrazie si sono abbattute sulla sua famiglia (Gb 1, 20-22). Malgrado il grande dolore, si prostra e dice “… Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”

Il Libro di Giobbe, ha affermato il relatore, si può applicare “all’uomo innocente” di fronte al mistero di Dio. Giobbe è un uomo giusto, timorato di Dio, che ha sempre compiuto il bene. Secondo la mentalità antica, la malattia e le disgrazie erano il risultato di uno stato di peccato, come si evince anche dal Vangelo di Giovanni nel dialogo tra Gesù e il cieco nato (Gv 9, 1-3). E’ qui interessante la risposta di Gesù: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.”

I libri Sapienziali, ha spiegato P. Vittorio, non raccontano fatti realmente accaduti. Giobbe, pertanto, potrebbe essere un personaggio protagonista di una vicenda drammatica frequente a quei tempi, che cerca di dare una risposta alla domanda “perché la sofferenza innocente?” E’ un interrogativo universale che gli uomini si pongono da sempre. Il Libro di Giobbe risale al periodo della deportazione degli Ebrei a Babilonia e quindi esprime la sofferenza di un popolo oppresso, situazione che si ripete spesso nella storia. Il tema centrale è la giustizia di Dio: “Perché permette che gli innocenti soffrano?” Siamo al cospetto di un Dio che tace, che non viene in soccorso del popolo sofferente e non viene a condannare chi fa soffrire.

Giobbe riceve la visita di amici molto cari che restano sette giorni e sette notti con lui senza parlare perché troppo grande è il suo dolore. Giobbe stesso rompe il silenzio con un lamento (Gb 3, 1-3). Gli amici, anziché incoraggiarlo, lo condannano (secondo la mentalità del tempo), chiusi nei loro limitati ragionamenti umani. Giobbe sfida Dio e il Signore gli risponde parlando delle bellezze dell’universo ma anche del male, delle forze caotiche che attentano all’armonia del creato. Il dolore rientra nel mistero insondabile di Dio. Il libro di Giobbe non risponde all’interrogativo sulla sofferenza degli innocenti, perché non esistono risposte razionali a tale quesito. Bisogna probabilmente capire, come dice Papa Benedetto XVI alla bambina giapponese, che “dietro la sofferenza vi è un progetto buono, un progetto di amore. Dio ci ama.” La nostra mente limitata è incapace di comprendere questo mistero.

Nell’ultimo capitolo Giobbe esprime fiducia nel Creatore e dice “…Chi è colui che senza aver scienza può oscurare il tuo consiglio? … Io t’interrogherò e tu istruiscimi. Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono.” Malgrado tutte le traversie e la dura lotta che ha dovuto sostenere tra il credere e l’avere sfiducia, ha proseguito P. Vittorio, Giobbe scopre Dio: “Perciò mi ricredo e ne provo pentimento su polvere e cenere.”

Per entrare nel mistero della sofferenza, bisogna entrare nel mistero di Cristo che si è addossato le nostre colpe. Lui che era senza peccato, innocente, si è caricato di tutte le nostre debolezze e si è offerto per noi, facendo sue le sofferenze degli innocenti.

P. Vittorio ha concluso sottolineando come sia grande il mistero della nostra offerta con Cristo delle nostre sofferenze. Ha citato il brano del Vangelo di Luca: “Il figlio della vedova di Nain (7, 11-15)” dove Gesù compassionevole partecipa profondamente alla sofferenza della donna vedova privata anche dell’unico figlio. E’ morto, ma Gesù glielo restituisce vivo.

Gesù si è fatto uno di noi per condividere la sofferenza degli innocenti, affinché gli innocenti possano trovare in Lui la forza necessaria per sopportare il dolore.

Ha quindi parlato della propria esperienza accanto ai malati leucemici trapiantati, in gran parte giovani, che soffrono perché consapevoli della fragilità della loro vita, tuttavia animati da una grande speranza di guarigione e in essa trovano la forza di lottare e la pace. E’ un’esperienza molto commovente ed edificante. Il Signore non fa mancare ai sofferenti la forza di accogliere questo difficile momento della loro vita e solleva anche i familiari, che li assistono con grande amore e dedizione, ha ribadito P. Casalino. E’ un amore grande, “ scintilla di quell’amore infinito che Dio ha per tutti gli uomini e particolarmente per coloro che sono toccati dalla sofferenza.”

Come ha detto il Papa alla piccola Elena, in merito al problema della sofferenza di tante persone, di per sé inspiegabile, non vi sono risposte, ma “sappiamo che Gesù ha sofferto come voi, innocente, che il Dio vero che si

Lidia Pistarino

mostra in Gesù, sta dalla vostra parte, e siate sicuri che questo vi aiuterà… Sappiate “Dio mi ama.””

Lidia Pistarino

fonte “Il Cittadino”

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