Meditiamo il Padre nostro: “…il tuo nome”

mar 9th, 2012 | By | Category: Pastorale Vocazionale

Il Padre nostro, preghiera filiale del viandante, osservava Cassiano è “una breve formula, un esemplare di preghiera che contiene tutta la pienezza della perfezione ” e Tertulliano lo definiva “il compendio di tutto il Vangelo “.

Ai Serrani e ad altri Amici, con il vivo augurio che possa essere di aiuto nel pellegrinaggio, offriamo questo scritto sulla preghiera del Signore. E un intimo dialogo tra “creatura dinanzi al suo creatore”; solo dopo aver reso trasparente la propria coscienza si può scoprire ciò che maggiormente appesantisce il cuore, rallentando la corsa verso il Padre, cioè la “tentazione di credersi sufficiente a se stesso” e “quando la paura avanza, trovare più vicine mani d’uomo alle quali aggrapparsi”.

Ma è anche in questi momenti, anzi soprattutto in questi momenti, che si fa vivo il dono dello Spirito che fornisce quella forza che è anche gioia necessaria per gridare:  “Papà” !

E allora basta affidarsi a questa paternità per librarsi dalla schiavitù della debolezza del cuore di pietra e così acquistare il cuore di carne e la dignità di figlio per ereditare insieme al Figlio la vita eterna.

(… il tuo nome)

La mia vita è piena di nomi,

le mie ore affollate di richiami,

la mia mente di parole

che significano un volto.

E il tuo nome Dio…?

Quale parte di me abita il tuo Nome?

Quando, al mattino,

l’ansia del giorno accompagna il risveglio,

il tuo nome mi dà ragione di aprire gli occhi:

se poi, alla sera, la malinconia

contamina la gioia del raccolto,

il tuo nome mi riconduce

alla casa che per me hai custodito.

Mi fa compagnia, Signore,

il tuo nome ricordato, ripetuto,

invocato, cantato

gridato, sospirato nelle ore di un giorno, troppo lunghe

se non mi accompagna il tuo pensiero,

troppo brevi quando

dai ali al mio cuore per venirti incontro.

Se schiaccio la mia pace

nel mortaio del rancore,

se strappo la mia speranza

con le mani della paura,

se abbandono in un angolo la mia fede

per camminare sulle gambe delle mie

capacità, anche allora, come per caso,

incontro il tuo nome

sulle labbra di uno sconosciuto.

Mi sorprende allora

l’intenso ricordo dite,

e le braccia, scivolando piano sul corpo,

attendono chi ne stringa la mano;

il capo si china sul petto e dalle labbra socchiuse

in un sospiro chiamo

il tuo nome: “Padre”

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