Il Cortile dei Gentili a Palermo

mar 7th, 2012 | By | Category: Cultura

Il Cortile dei Gentili  (Spazio di scambio e dialogo fra credenti e non credenti)

A Palermo e in Sicilia il Cortile dei Gentili pone al centro due valori fondamentali quali la Giustizia, nello snodo tra moralità e legalità, e la Tradizione multireligiosa e multiculturale che ha contraddistinto l’Isola mediterranea rendendola “casa” delle culture che hanno animato le rive del “Mare tra le terre”: buona pratica di una terra chiamata ancor oggi a sviluppare la sua naturale vocazione al dialogo tra le religioni e tra le civiltà. Il Cortile può fare di più, mostrando che quei due valori fondamentali sono intimamente intrecciati, dal momento che il dialogo tra le religioni e il dialogo interreligioso e interculturale costituiscono una risorsa cruciale per elaborare e diffondere nelle pieghe della società siciliana la cultura della legalità e per contribuire a rafforzarne il tessuto democratico e spirituale. Si tratta di un impegno tanto più urgente e nobile se si pensa che la mafia, anche grazie alla crisi economica mondiale, è divenuta la prima impresa italiana per fatturato, assurgendo nel medesimo tempo a inquietante soggetto globale con potenti ramificazioni in Europa, nelle Americhe e in Africa. Ed è, a riguardo, importante ricordare che Palermo, oggi nel mondo, è contemporaneamente un simbolo doppio: è la capitale della mafia, ma è anche la città-simbolo della lotta alla mafia, giacché è stata firmata proprio qui, nel dicembre del 2000, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale.

Arcidiocesi di Palermo – Pontificio Consiglio della cultura – Università degli studi di Palermo

Cultura della legalità e società multireligiosa

PALERMO 29-30 marzo 2012

Programma

29 marzo ore 20,00 Duomo Monreale

Gianfranco Ravasi : Società, cultura e fede – Conferenza introduttiva

30 marzo ore 9,30 Palermo – Palazzo Steri – Sessione mattutina

“Il diritto dei deboli e il diritto dei potenti”

Panel 1: Diritto divino e giustizia umana

Quando don Milani rivendica il diritto alla libertà e alla verità, schierandosi contro il principio di autorità e reclamando la facoltà di critica verso posizioni che – anche dentro la Chiesa – finiscono per avallare la violenza e l’autoritarismo, è emarginato dalle gerarchie ecclesiastiche e condannato dalla giustizia dello Stato.

Quasi che lo spazio tra Dio e l’uomo si trovi sequestrato da poteri disponibili verso un relativismo etico, che concilia il messaggio evangelico con la violenza, la pace con la guerra, la democrazia con la dittatura. In questo scenario, la riflessione sul tema della giustizia – laica o religiosa – incrocia quella sulla libertà e sulla disobbedienza al potere ingiusto, che richiede coraggio, capacità di sopportazione del rischio e assunzione di doveri.

La “santa” trasgressione di Antigone è invocata da Sofocle a difesa di un’esigenza di giustizia che affonda la sua legittimazione nella sfera dell’etica, sfidando il potere, il “pensare come al solito”, il dominio che si nasconde dietro la pretesa neutralità delle leggi dello Stato. Simile è la sfida del Cristo, ucciso “democraticamente” dalla classe dirigente, alleanza simbolica tra Cesare e Caifa: il suo insegnamento sembra porre le basi per una concezione culturale e sociale che avrebbe introdotto profondi cambiamenti.

Dov’è, allora, la giustizia?

Che forma prende e quali contenuti assume, nella dialettica che vuole costringerla tra le istanze del pragmatismo religioso e quelle del rigore laico?

Di quale giustizia parlano i mafiosi e i loro congiunti, quando invocano quella divina, rifiutando i giudizi dei tribunali?

E quale Dio pregano le donne e gli uomini di mafia, che continuano a utilizzare simbologie e rituali religiosi, per giustificare un’ortodossia di facciata e fornire legittimazione alle azioni criminali?

Relatori: Nando Dalla Chiesa, Remi Brague. Moderatore: Alessandra Dino.

Panel 2: Religioni e diritti umani

I diritti umani sono spesso rappresentati come il minimo comune denominatore etico del mondo contemporaneo.

Norberto Bobbio, prendendo spunto da Kant, individua nei diritti umani un segno premonitore del progresso morale dell’umanità. Una forte e favorevole carica emotiva connessa all’età dei diritti è l’idea che, riconosciuti i diritti umani, il più fosse stato fatto.

La questione più difficile da risolvere sarebbe stata trovare un accordo universale su quali diritti dovessero essere riconosciuti; ma, trovato l’accordo, non rimaneva che il problema, pratico, di proteggerli.

Pluralismo e multiculturalismo rappresentano invece una sfida all’“età dei diritti” e alla centralità di questi ultimi nel dibattito etico, giuridico e politico.

L’età dei diritti è dunque chiamata a fare i conti con il problema dell’incommensurabilità dei valori e delle culture senza cedere alla tentazione di una sbrigativa reductio ad unum, almeno se, per dirla con Habermas, l’obiettivo è il raggiungimento di una “inclusione sensibile alle differenze”.

Qual è, e quale deve essere, il ruolo delle religioni in un dibattito pubblico caratterizzato dal pluralismo?

C’è spazio per le religioni in un dibattito pubblico che assuma il pluralismo come valore?

Relatori: Francesco D’Agostino, Gian Enrico Rusconi. Moderatore: Aldo Schiavello.

ore 14,30 Sessione pomeridiana

“Le condizioni per il dialogo interreligioso”

Panel 1: Pluralismo e universalismo

Il pluralismo chiede all’uomo di oggi quasi un rovesciamento di prospettiva, cioè la capacità di mettere in gioco il naturale riferimento del pensiero umano all’unità per accogliere una sorta di “primato” della diversità.

Questa “conversione” può apparire dapprima come costrizione epocale a un esercizio inedito di adattamento all’estraneo, tale da richiedere l’esodo senza ritorno da un mondo di valori, principi e sentimenti condivisi, e l’ingresso definitivo in uno spazio nel quale le proprie attese, le proprie convinzioni più intime non troveranno più una conferma ma soltanto il logorio di un interminabile processo di sradicamento.

Tuttavia il pluralismo attrae oggi come un valore irrinunciabile perché evoca una forma di vita caratterizzata dalla convivenza possibile di intenzioni, opinioni, religioni di per sé divergenti, raccolte però in unità dal riferimento paradossale a quanto mette in scacco ogni posizione che pretenda di farsi misura dell’autentica forma di unificazione.

Siamo allora al tramonto definitivo di una prospettiva universale, o si può pensare il pluralismo come un’esperienza nuova dell’unità?

Il dialogo interreligioso, considerato anche con uno sguardo storico capace di scorgere nel passato dell’Europa esperienze di grande attualità, può produrre modelli di sorprendente efficacia per superare i passaggi più difficili dell’incrocio, problematico ma inevitabile, di unità e pluralità.

Relatori: Henry Bresc, François Bousquet. Moderatore: Leonardo Samonà.

Panel 2: Religioni e spazio pubblico

Lo spazio pubblico sembra istituirsi, per contrasto con lo spazio privato, come sfera che include tutti ma che non appartiene a nessuno singolarmente. Al suo interno, l’ammissione di un ruolo pubblico della religione è rischiosa sia perché sembra far violenza allo spazio più intimo della coscienza singola, inglobandolo in un superiore potere pubblico, “oggettivo”, sia perché sembra far violenza alla stessa religione, costringendola nello spazio ristretto che la mette a servizio della stabilità dell’ordine politico.

L’idea di uno spazio pubblico della religione può acquistare un rilievo politico non trascurabile se si guarda al suo aspetto più caratteristico, quello che mantiene costantemente aperto lo spazio dell’altro, innanzitutto come riferimento a un altro “regno”, sempre più ampio, di ogni “società particolare” di appartenenza, fatalmente soggetta a meccanismi occulti d’inimicizia e di esclusione.

Così inteso, lo spazio pubblico della religione può divenire quel luogo di confine della dimensione pubblica cui è affidato il compito di coltivare forme sempre rinnovate di convivenza possibile tra fedi, culture, stili di vita diversi e perfino difficilmente compatibili.

Si può dire in questo quadro che la democrazia sia l’unico sistema in grado di tollerare la libertà di un’agorà interreligiosa?

Si può dire d’altra parte che, senza una tale agorà, la democrazia perda il suo massimo punto di forza, che è la rinuncia di ciascuno dei contraenti, di ogni gruppo o partito o movimento, ad appropriarsi dell’ultima parola, riaprendosi incessantemente alla parola che viene da altri?

Relatori: Ugo Perone, Giuliano Amato. Moderatore: Franco Viola.

ore 20,45 Palermo – Sagrato della Cattedrale

Dal dibattito accademico e universitario il confronto si sposta e penetra il cuore della città e della diocesi, svolgendosi sul sagrato della Cattedrale, aperto a tutti i palermitani e ai giovani dell’Isola.

Si amplia lo spazio fisico, ma soprattutto lo spettro delle voci: non soltanto scambio di idee e opinioni, ma attestazioni di gesti, di scelte, con immagini, suoni e canti.

La vasta gamma dell’umana espressività è chiamata a raccolta per dare carne e sangue alle argomentazioni della giornata, traducendole nel linguaggio dell’esperienza quotidianamente vissuta dalla gente di Palermo e della Sicilia.

Il Cortile dei Gentili è cultura viva!

E su questo terreno le necessarie distinzioni tra le diverse posizioni teoriche, che il dialogo non deve annullare, ma mettere in reciproca comunicazione, convergono spontaneamente nelle diverse, innumerevoli forme della cooperazione solidale.

Difatti s’incarnano in persone che pur avendo visioni diverse sul piano dei princìpi, spesso s’incontrano e lottano fianco a fianco nel dar vita a iniziative coraggiose di prossimità ai più poveri e ai più emarginati, di lotta contro le ingiustizie – anche quando sono travestite sotto il manto della legalità formale -, di difesa e valorizzazione delle differenze.

Denunzia dei mali antichi di questa città, della Sicilia intera, ma anche dimostrazione vivente del bene che in esse cresce silenziosamente, alimentato giorno dopo giorno dai sacrifici di tanti, credenti e non credenti, affratellati da una comune speranza.

Dalle ore 20 Libreria Paoline di fronte al Sagrato della Cattedrale

Spazio Comunicazione

Interviste, testimonianze, confronti a cura delle Figlie di San Paolo e di altri giornalisti in onda su Radio e TV

“L’incontro tra credenti e non credenti avviene quando si lasciano alle spalle apologetiche feroci e dissacrazioni devastanti e si toglie via la coltre grigia della superficialità e dell’indifferenza, che seppellisce l’anelito profondo alla ricerca, e si rivelano, invece, le ragioni profonde della speranza del credente e dell’attesa dell’agnostico …

Per attuare questo incontro ci si deve armare di coerenza e di rispetto: coerenza con la propria visione dell’essere e dell’esistere, senza slabbramenti sincretistici o approssimazioni propagandistiche; rispetto per la visione altrui alla quale si riservano attenzione e verifica” .

Gianfranco Ravasi

fonte: ilcortiledeigentili.com

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