Meditiamo il Padre nostro: “…sia santificato”

feb 22nd, 2012 | By | Category: Pastorale Vocazionale

Il Padre nostro, preghiera filiale del viandante, osservava Cassiano è “una breve formula, un esemplare di preghiera che contiene tutta la pienezza della perfezione ” e Tertulliano lo definiva “il compendio di tutto il Vangelo “.

Ai Serrani e ad altri Amici, con il vivo augurio che possa essere di aiuto nel pellegrinaggio, offriamo questo scritto sulla preghiera del Signore.

E un intimo dialogo tra “creatura dinanzi al suo creatore”; solo dopo aver reso trasparente la propria coscienza si può scoprire ciò che maggiormente appesantisce il cuore, rallentando la corsa verso il Padre, cioè la “tentazione di credersi sufficiente a se stesso” e “quando la paura avanza, trovare più vicine mani d’uomo alle quali aggrapparsi”.

Ma è anche in questi momenti, anzi soprattutto in questi momenti, che si fa vivo il dono dello Spirito che fornisce quella forza che è anche gioia necessaria per gridare: “Papà” !

E allora basta affidarsi a questa paternità per librarsi dalla schiavitù della debolezza del cuore di pietra e così acquistare il cuore di carne e la dignità di figlio per ereditare insieme al Figlio la vita eterna.

…  sia santificato

Quale bisogno, Signore,

in questo giorno senza vento,

in questa tregua dell’anima,

di pronunziare alto il tuo nome per lodarti.

Non l’onere di ricordare a me stesso

i prodigi del tuo amore,

non il dovere di figlio di dire grazie

ad un padre generoso,

ma il sospiro spontaneo del cuore quando

libera lo sguardo sulla vita che lo circonda.

Un invisibile, incosciente velo, scende dagli occhi e

timido lo sguardo si muove d’intorno ad incontrare

ciò che nel silenzio, sempre,

mi parlerà di Te.

È allora, quando tra le mani tremanti

accolgo scintille della tua luce

che posso guardare ciò che non avevo visto.

Ed inizia festosa l’avventura:

come il sogno di svegliarmi gabbiano

per congiungere, nell’attimo di un’ala immobile,

la terra al cielo.

No, Padre, non posso dirti “Grazie”,

non posso moltiplicare le parole

di una lode che ti devo quando,

pieno di Te, incantato dalla tua volontà

che mi si svolge innanzi

come la più naturale presenza,

la creatura interamente

si volge al suo Creatore

e, chiusi gli occhi dell’anima,

tra le sue mani riposa.

E quando l’aridità del deserto

mi inviterà ad abbandonarmi

all’ombra di una duna di sabbia,

non dovrò volgere lo sguardo fin sull’orizzonte

per riparare in quell’oasi che,

dentro di me, hai fatto germogliare.


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