Don Andrea Santoro: martire della fede e del dialogo

feb 21st, 2012 | By | Category: Primo Piano

Ricordando il sacerdote di Priverno a sette anni dal suo barbaro assassinio.

Sono passati sette anni da uno dei giorni più bui per la Chiesa di Roma.

Il 5 febbraio 2006, Don Andrea Santoro venne barbaramente ucciso a Trabzon (Trebisonda, Turchia) da un ragazzino islamico sedicenne, con due colpi di pistola nella sua Chiesa “Santa Maria”.

La Turchia è un Paese difficile, composto da 70 milioni di musulmani e da circa 150 cristiani. Nel ’90 Don Andrea, Sacerdote “fidei donum” arriva in Turchia a Trabzon – dove resterà per parecchi anni –  sulle coste del Mar Nero.

Andrea Riccardi lo ricorda così: “Un testimone dell’amicizia, un uomo del crocevia della Storia, una presenza amica. Una delle tante piccole luci sparse qua e là come richiami di testimonianza tra musulmani e cristiani”. Oggi a Tarso non ci sono preti, e tra 200 mila musulmani in tutta l’Anatolia, due piccole suore cattoliche accolgono i pellegrini. Così Suor Bianca Trabaldo parla della loro presenza in Turchia: “Non possiamo indossare l’abito monacale, ma, tra molte solitudini e sofferenze, a Tarso per i cristiani noi teniamo sempre accesa una piccola luce nel tabernacolo: l’ Eucaristia. Il martire è colui che resta, come Don Andrea,  perché l’amore è presenza e non evapora nella paura”. Perché si resta? Per esserci. Essere quella presenza che ama anche il diverso. Perché come ricorda Pascal “ Se esiste l’amore esiste Dio”.

Don Andrea Santoro, originario di Priverno era stato ordinato sacerdote nel 1970. A Roma svolse il suo ministero nelle parrocchie di “Gesù di Nazareth” e dei “Santi Fabiano e Venanzio”. In Turchia, nel Vicariato Apostolico dell’Anatolia, come sacerdote “fidei donum” delle Chiesa di Roma, sentì l’esigenza di ridare vigore alla presenza cristiana nel Medio Oriente e rivitalizzare gli antichi semi e l’Antica Chiesa.

Non si stancava di ricordare che la Chiesa d’Occidente ha bisogno “di abbeverarsi a quella antica sorgente. Ho sentito quanto sia importante e possibile realizzare uno scambio di doni spirituali tra Oriente e Occidente”.

Il Medio Oriente, grande Terra Santa, dove Dio ha deciso di “comunicarsi in modo speciale all’uomo, ha le sue ricchezze grazie alla luce che Dio vi ha immesso da sempre, di illuminare il nostro Occidente”.

Il bisogno e l’importanza di aprire finestre di comunione e di comunicazione tra le stesse confessioni cristiane, finestre di conoscenza, di dialogo, era diventato per Don Andrea una concreta modalità di vivere in Cristo. E, in questa prospettiva, egli aprì la Finestra per il Medio Oriente, tra mondi lontani: tra Medio Oriente ed Occidente, tra Islam, Ebraismo e Cristianesimo.

“ Il mio gregge- scriveva in una lettera al Papa- è formato da 8/9 cattolici, i tanti ortodossi della città e i musulmani che formano il 99% della popolazione… Ha bisogno quindi a sua volta che il Vangelo che da lì è partito vi sia di nuovo riseminato”. Il Vescovo Vincenzo Paglia, compagno di seminario a Roma, afferma: “Oggi mi rendo conto con trepidazione che accanto a me c’è stato un martire della fede”.

Don Andrea fu un sacerdote scomodo per le autorità civili della Turchia,  ma un punto di riferimento luminoso per tutti gli emarginati e i diseredati. Studiare il suo archivio è una rivelazione e una meraviglia: un uomo ricco di impegni, senza più tempo per sé, ma che trovava il tempo per la comunione con gli altri, per la donazione di sé, per isolarsi nella preghiera e nel silenzio e per scrivere i tanti suoi testi… .

La sorella Maddalena Santoro è la continuatrice dell’Associazione da Lui fondata, nel cui Statuto e tra le finalità figurano: la promozione del dialogo interreligioso e culturale tra Oriente e Occidente, ponti e finestre, tra le religioni monoteiste e il rispetto dei diritti umani e civili.

Risuonano profetiche le parole del Martire  scritte pochi giorni prima di morire al Papa “ Voglio cominciare non dalle cose buone, perché è giusto lodare Dio quando c’è sereno e non solo invocare il Sole quando c’è la pioggia. Infine è giusto vedere il filo d’erba verde anche quando stiamo attraversando una steppa”.

Il Vicario Apostolico dell’Anatolia, Monsignor Luigi Padovese, anche lui assassinato,  lo ricorda così: “ Don Andrea ha dato con la sua vita la testimonianza di una Chiesa turca che è viva e mantiene profonde radici nella Storia nonostante le difficoltà”.

Stella Laudadio

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