«L’astrofisica apre a domande ultime che solo la fede chiarifica»

gen 29th, 2012 | By | Category: Primo Piano

Il telescopio sta facendo una mappa delle stelle nella nostra Galassia. Immagine di una nebulosa colta dal telescopio Herschel.

L'astrofisico Michele Pestalozzi

Michele Pestalozzi è un giovane astrofisico di Lugano che lavora a Roma nel progetto di ricerca di osservazione della Galassia nell’infrarosso, usando il telescopio spaziale Herschel.

Il telescopio e i suoi strumenti sono progettati per aiutare gli astronomi a studiare la formazione delle stelle e delle galassie; analizzare la composizione delle comete e delle atmosfere planetarie del Sistema solare e esaminare la polvere emessa dalle stelle morenti – un processo che fornisce materie prime per pianeti come la Terra. «Facciamo una mappa della formazione delle stelle nella nostra Galassia. È la prima volta che si può vedere la nostra Galassia con un così grande dettaglio e che possiamo fare dei confronti con le altre Galassie. Conoscere la formazione stellare è come toccare un po’ del meccanismo dell’evoluzione dell’universo», ci dice. Michele Pestalozzi nei giorni scorsi è tornato a Lugano per un incontro, ospite del Serra Club. Abbiamo raccolto la sua testimonianza personale di uomo di scienza e di credente.

“Con Lui o senza di Lui tutto cambia” è il tema dell’incontro con gli amici del Serra Club. Cosa dice alla sua vita di uomo di scienza questa affermazione?

Vivere la mia vita di ricercatore “con Lui” è avere una visione molto più vasta della realtà rispetto a quella di chi fa scienza ma non crede. La fede apre gli occhi della mente, si pensa non solo in termini di risoluzione di un problema specifico ma collocando il problema in un contesto molto più ampio.

Un po’ come se i singoli aspetti della realtà venissero collocati all’interno di un quadro molto più ampio?

È cogliere ogni oggetto come all’interno di un quadro molto grande, dove si considerano dimensioni diverse oltre a quelle meramente quantificabili. In astrofisica è molto facile che si arrivi a delle domande ultime, importanti e fondamentali. Queste domande hanno a che vedere con tutto l’uomo. La fede aiuta a non negarle ma ad integrarle nella propria attività. “Che senso ha? Dove stiamo andando?”, ad esempio.

La sua fede non entra mai in conflitto con la ricerca scientifica?

La mia fede e la mia ricerca scientifica non sono né in conflitto né in competizione ma vivono perfettamente integrate. Come diceva Giovanni Paolo II “la fede e la ragione sono le due ali della verità”. Dunque io volo con due ali.

Oggi tra gli scienziati ci sono più credenti o più non credenti?

Molti scienziati si professano non credenti ma dalla mia esperienza attuale, in Italia, mi pare si tratti soprattutto di persone che nutrono forme di anticlericalismo. In realtà sono molto pochi gli scienziati che si professano atei anche se si rendono conto che devono venire a capo ad aspetti molto concreti e, senza la fede, non sanno come. Un mio collega mi diceva di non capire bene il rapporto tra creazione ed evoluzione. Il problema con l’evoluzione è semplice e complesso:

“Quando arriva l’anima?”. Un riduzionista e un positivista convinti fanno molta fatica a risolverlo. “Con Lui” è più facile rispondere: l’anima umana è ciò che ci rende simili a Dio, è la differenza dell’uomo rispetto al resto della creazione.

Solo l’anima a far problema?

Molti scienziati vedono nell’idea del creatore un fastidiosissimo “capo” sovrapposto alla propria vita e alla realtà, un capo che limita la libertà. Stephen Hawking, in un libro, scrive che la natura per fortuna agisce secondo delle leggi. Questa idea del creatore – secondo lui – non deve esistere, perché un creatore può fare dei miracoli e dunque, trasgredire le leggi. Questo non lo si deve poter fare perché la natura non lo fa mai, dice Hawking. Ma qual è il ruolo del creatore? Il creatore offre un senso alla realtà, da una cornice alla realtà. Mi pare che dietro a queste posizioni alla Hawking ci sia un doloroso malinteso, dato da una non conoscenza dei fondamenti della fede.

Questo malinteso ha creato un sacco di posizioni dicotomiche e conflittuali, opponendo creazione ed evoluzione. Le due cose sono perfettamente compatibili, infatti, secondo la dottrina cattolica, noi partecipiamo della creazione, dunque la creazione è sempre in atto, non è un atto unico che finisce in un punto.

Oggi qual è il rapporto tra scienza e fede?

Certi filosofi che hanno voluto togliere Dio di mezzo, se lo trovano di nuovo tra i piedi. Scienza e tecnologia vogliono il buono, il vero, il giusto. Tutti attributi che si riferiscono a Dio. Anche se nessuno lo nomina tutto tende a Lui. A ben guardare allora, sia la ricerca, sia la scienza, sia la fede tendono alla stessa cosa: la verità sulle cose e sull’uomo. Viviamo in un tempo di grande speranza perchè scienza e fede si stanno avvicinando non in modo astratto ma nell’esperienza concreta, nella vita di tanti ricercatori

fonte : intervista di Cristina Vonzun-Giornale del Popolo, Lugano

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