Meditiamo il Padre nostro: “che sei”

gen 26th, 2012 | By | Category: Apertura

Il Padre nostro, preghiera filiale del viandante, osservava Cassiano è “una breve formula, un esemplare di preghiera che contiene tutta la pienezza della perfezione ” e Tertulliano lo definiva “il compendio di tutto il Vangelo “.

Ai Serrani e ad altri Amici, con il vivo augurio che possa essere di aiuto nel pellegrinaggio, offriamo questo scritto sulla preghiera del Signore.

E un intimo dialogo tra “creatura dinanzi al suo creatore”; solo dopo aver reso trasparente la propria coscienza si può scoprire ciò che maggiormente appesantisce il cuore, rallentando la corsa verso il Padre, cioè la “tentazione di credersi sufficiente a se stesso” e “quando la paura avanza, trovare più vicine mani d’uomo alle quali aggrapparsi”.

Ma è anche in questi momenti, anzi soprattutto in questi momenti, che si fa vivo il dono dello Spirito che fornisce quella forza che è anche gioia necessaria per gridare: “Papà” !

E allora basta affidarsi a questa paternità per librarsi dalla schiavitù della debolezza del cuore di pietra e così acquistare il cuore di carne e la dignità di figlio per ereditare insieme al Figlio la vita eterna.

“Che sei ”

Al di là dei miei sogni di cartapesta,

al di là delle mie private speranze,

dei miei ingannevoli successi e

delle mie apparenti sconfitte,

al di là di ogni piccolo orizzonte

posto a difendere la mia falsa serenità…

…Tu sei.. .Tu esisti:

può nasconderti la mia fede scarna,

né offuscarti la mia carità confezionata.

La tua luce allaga, inesorabile,

l’angusto spazio della mia esistenza

cento volte strappata e mille ancora

ricucita, perché

Tu sei.

Non ti ha inventato la genialità di un filosofo,

né vagheggiato la disperazione di un uomo solo,

non ti ha forgiato l’illusione di gloria

di un umano inganno.

Dalla infinita profondità del tempo

Che tu hai creato,

hai raggiunto la mia spiaggia

solo per dirmi che esisti,

solo perché le notti,

che inseguono anche i più assolati giorni,

fossero illuminate dalla certezza

che mi ami perché esisti.

Non ho dovuto cercarti

perchè tu mi trovassi,

non ho dovuto andare a te

perché tu venissi,

non ho dovuto invocarti

perché tu chiamassi il mio nome

con la delicata tenerezza di una

volontà che guida e non costringe.

Non le parole

di chi, senza posa, pronunzia il tuo nome,

ti hanno portato nella mia vita

ma la tua mano che

dal mio rifugio di pietra mi ha condotto

dinanzi ai tuoi occhi.

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