La ministerialità del serrano

gen 21st, 2012 | By | Category: Il Serra nel Mondo

I1 Serra, movimento laicale al servizio della Chiesa cattolica ritengo che possa e debba definirsi come una comunità cristiana ministeriale, che si colloca nella Chiesa per collaborare in campo vocazionale; il suo carisma, infatti, è rivolto in modo particolare verso i Seminaristi e i Sacerdoti.

Del Beato J. Serra il Serra Club ha conservato due salienti caratteristiche: l’amore per le vocazioni sacerdotali e religiose, e l’impegno costante per una testimonianza di fede cristiana nell’ambiente lì dove il serrano svolge la sua attività, e ciò in obbedienza al comando del Signore: pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe (Lc 10,2).

Da quanto detto ne consegue che obiettivi primari per gli aderenti al Serra Club sono innanzi tutto quello di sostenere ed accompagnare i giovani a comprendere l’importanza della vocazione sacerdotale e di rivolgere attenzione verso ogni vocazione, specialmente per quelle consacrate, impegni, questi, che necessitano soprattutto della preghiera insistente al Padrone della messe.

E’ ormai divenuto un problema di grande rilevanza per la vita della Chiesa la crisi delle vocazioni al sacerdozio; in particolare nel nostro mondo occidentale dove il consumismo e il secolarismo hanno prodotto un inaridimento religioso che impedisce il fiorire delle vocazioni. E’ quindi necessario ed urgente impostare una vasta e capillare opera per le vocazioni che raggiunga le parrocchie, i centri educativi, le famiglie al fine di suscitare una più attenta riflessione sui valori essenziali della vita che trovino la loro sintesi nella risposta che ciascuno deve dare alla chiamata di Dio, specialmente quando questa chiamata sollecita la donazione totale di sé e delle proprie energie alla causa del Regno.

La promozione per le vocazioni richiede quindi un’attenzione per ogni vocazione, specialmente per quella consacrata e una maturazione vocazionale dei singoli individui in un cammino comune all’interno della pastorale ordinaria.

Il Cardinale J. Saraiva, consulente episcopale del Serra italiano, rivolgendosi ai serrani in un incontro loro dedicato, profferiva le seguenti parole: “Cari serrani, dimostrate a tutti, con limpidezza e senza compromessi, la vostra sincera adesione a Cristo, alla Chiesa; dimostrate in famiglia, nel lavoro, nelle associazioni, che il messaggio di Gesù è capace di formare veri uomini, pronti ad affrontare con serenità, la durezza della vita quotidiana; disponibile a contribuire con tutte le proprie forze alla costruzione di una società civile più giusta e più degna. Alimentate la vostra fede con la preghiera assidua e una catechesi approfondita. Adoperatevi affinché le vostre famiglie abbiano i requisiti per poter diventare luogo privilegiato per la nascita e la crescita d’una vocazione sacra. Cercate di avere una conoscenza adeguata della situazione vocazionale delle vostre Diocesi, per essere in grado, precisata la diagnosi, di contribuire, secondo le vostre possibilità, alla conseguente terapia. Siate accanto ai sacerdoti, cominciando dal vostro parroco e procurate di diventare amici, fedeli e sinceri, soprattutto di quei sacerdoti che per la loro situazione, maggiormente abbisognano di appoggio morale o di aiuto materiale. Dimostrate, infine, in tutto il vostro comportamento che, con la grazia di Dio, è possibile vivere nel mondo contemporaneo il discorso della montagna e le Beatitudini con tutto il radicalismo che comportano, ma anche con il fascino che suscitano”.

Ogni serrano trova contenuta in queste parole grande ricchezza per potere realmente essere sale e luce per le vocazioni.

Anche i Vescovi italiani già nel documento Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, al numero n. 51 chiedono per gli anni a venire un’attenzione particolare ai giovani ed alla famiglia.

In quei giovani ai quali va riconosciuto un talento che il Signore ci ha messo nelle mani perché lo facciamo fruttificare, il nostro movimento non può che guardare con grande attenzione e con grande amore; a loro deve essere insegnato e trasmesso il gusto della preghiera e della liturgia, l’attenzione alla vita interiore e la capacità di leggere il mondo attraverso la riflessione e il dialogo con ogni persona che incontrano.

Le giornate mondiali che il Santo Padre ha fortemente voluto per fare riflettere i giovani sui temi essenziali della vita ci danno grande conforto, perchè molti sono stati i giovani, in quelle particolari occasioni, attirati da Gesù e dal suo Vangelo; ma ritengo che ciò non possa essere sufficiente in quanto necessita una consapevole responsabilità educativa nei loro confronti nella trasmissione dell’amore per la vita interiore, per l’ascolto perseverante della Parola di Dio, per l’assiduità con il Signore nella preghiera, per un’ordinata vita sacramentale nutrita di Eucaristia e riconciliazione.

Se non sapremo trasmettere questi valori, unitamente a un’attenzione verso tutto ciò che è umano, (la storia, le tradizioni culturali, religiose e artistiche del passato e del presente), saremo, così come ci ha detto Mons. L.Bonari, Direttore emerito del Centro Nazionale Vocazioni, in un incontro di formazione per i responsabili del Serra Italiano, “corresponsabili dello smarrirsi del loro entusiasmo, dell’isterilirsi della loro ricerca di autenticità, dello svuotarsi del loro anelito alla libertà”.

In particolare, poi, per noi serrani, laici impegnati nel servizio alla Chiesa cattolica, è necessario vivere con grande responsabilità il “mestiere” di genitori.

Non possiamo sorprenderci quando i nostri figli ci tradiscono, perchè abbiamo dedicato loro poco tempo e abbiamo consegnato loro una gioventù con l’immaturo possesso di denaro e tutto ciò che da questo ne consegue.

Ormai si trascorre poco tempo con i figli in casa, nelle quali abbiamo tre o quattro televisori, due o tre telefoni; in una stanza il padre naviga al computer e cerca gente lontana con cui chattare, mentre in un’altra il figlio manda scheletrici SMS dal suo cellulare.

Sono consapevole che questo quadro che sto offrendo non è fortunatamente generalizzato, ma, ritengo che le vere famiglie costituiscano purtroppo una minoranza; occorre pertanto, sapere trasmettere ai nostri figli veri valori facendo loro intendere che la vita non è un gioco, ma che al contrario è un impegno responsabile nel quale bisogna operare delle scelte e debbano scoprire valori che si traducano in vocazione e sequela del messaggio di Cristo.

Un Serra Club che funziona deve quindi coinvolgere tutti i suoi membri ad una collaborazione attiva affinché si adottino delle scelte e delle decisioni che portino avanti gli obiettivi suddetti in piena comunione e con l’impegno di tutti i suoi membri.

A tale scopo diventa importante l’incontro di preghiera mensile che deve essere uno dei tratti distintivi di ogni serrano, e deve quindi rivestire una straordinaria importanza per la nostra formazione, per la vita e per il conseguimento degli obiettivi del nostro movimento.

Non vi può essere infatti una cultura della vocazione senza un coinvolgimento nella nostra missione e senza essere sorretti da uno spirito di preghiera che ci aiuterà indubbiamente per testimoniare l’impegno che come serrani siamo chiamati a svolgere.

Si comprende bene che il nostro non è un club di opinione, bensì di servizio che non può limitarsi all’incontro di preghiera, o agli altri incontri che mensilmente; è infatti necessario che sia il club, che i singoli membri, lavorino nell’ambito del territorio nel quale si trovano, dando la propria disponibilità al Vescovo, ai parroci, ai sacerdoti ed ai seminaristi per collaborare alle loro necessità.

Il Papa nella lettera apostolica Novo millennio ineunte ci invita a prendere il largo. Questo invito non ci deve lasciare indifferenti, anzi ci deve dare un ulteriore impulso affinché comprendiamo ancor meglio il nostro compito, e la nostra responsabilità sia di avere accettato la chiamata ad essere figli di Dio, sia di essere soci del Serra Club.

Non potremo che essere allora missionari, così come il nostro Beato Junipero Serra che della missionarietà ha fatto la sua esistenza.

Le vie di azione da perseguire potrebbero essere tante; in modo esemplificativo e sommario mi vengono in mente le seguenti iniziative: fare conoscere il Serra Club usando a tal fine tutti i mezzi di informazione; fare conoscere alle parrocchie le attività del Serra ; creare nelle famiglie dei momenti nei quali si possa discutere dell’importanza della vocazione in particolare di quella consacrata; promuovere nelle scuole medie un concorso al fine di familiarizzare con i giovani sulla problematica della vocazione.

Il Cardinale S. Pappalardo in occasione di un Congresso serrano a S.Giovanni Rotondo, disse che tra i compiti che il Serra deve svolgere istituzionalmente “mi pare che si possano indicare come primari quelli di informare e formare spiritualmente e culturalmente i suoi aderenti, di tenere vivo all’interno della comunità ecclesiale il tema delle scelte vocazionali sia di quelle che si proiettano sull’orizzonte più comune di ogni vita cristiana, sia di quelle che si realizzano mediante una speciale consacrazione religiosa o secolare o di quelle ancora che impegnano nel ministero sacerdotale diocesano… la prima testimonianza che il serrano è chiamato a rendere è quella della sua fede personale nella trascendenza del destino umano.

Siano pertanto questi i propositi dei membri del Serra all’inizio di un nuovo anno sociale, e sono certo che il nostro lavoro, sorretto dall’azione dello Spirito Santo, potrà diffondere e testimoniare la bellezza, il valore e la dignità della vocazione sacerdotale nell’ambito del popolo di Dio per attirare i giovani a raggiungere il sacerdozio.

Carlo Varvaro

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