Meditiamo il Padre Nostro: “nostro”

gen 16th, 2012 | By | Category: Apertura

Il Padre nostro, preghiera filiale del viandante, osservava Cassiano è “una breve formula, un esemplare di preghiera che contiene tutta la pienezza della perfezione ” e Tertulliano lo definiva “il compendio di tutto il Vangelo “.

Ai Serrani e ad altri Amici, con il vivo augurio che possa essere di aiuto nel pellegrinaggio, offriamo questo scritto sulla preghiera del Signore.

E un intimo dialogo tra “creatura dinanzi al suo creatore”; solo dopo aver reso trasparente la propria coscienza si può scoprire ciò che maggiormente appesantisce il cuore, rallentando la corsa verso il Padre, cioè la “tentazione di credersi sufficiente a se stesso” e “quando la paura avanza, trovare più vicine mani d’uomo alle quali aggrapparsi”.

Ma è anche in questi momenti, anzi soprattutto in questi momenti, che si fa vivo il dono dello Spirito che fornisce quella forza che è anche gioia necessaria per gridare: “Papà” !

E allora basta affidarsi a questa paternità per librarsi dalla schiavitù della debolezza del cuore di pietra e così acquistare il cuore di carne e la dignità di figlio per ereditare insieme al Figlio la vita eterna.

Nostro

Mio.. . quante volte ti ho voluto solo mio…

Non ti chiamavo, forse, solo mio

quando piangevo senza udire

i singhiozzi di chi mi era accanto?

Non ti facevo solo mio quando stringevo a me il tuo amore

senza dare il mio?

Solo mio,

ogni volta che faccio del dubbio un alibi per farmi da parte.

Ma perché Nostro…?

Perché nell’ intimità della preghiera

le mie parole devono contenere altre voci?

Non vuoi, dunque,

questa silenziosa comunione d’amore

tra il mio cuore ed il tuo?

Sì Signore…

come negarti che ancora

gli altri sono pietre d’inciampo al mio cammino,

pesi sul cuore, e non dono della tua Sapienza.

Bruciano, Signore,

queste lacrime da asciugare quando

la mia vita ospita la gioia;

e questa felicità degli altri è scomoda

quando il mio cuore è invaso dalla tristezza.

Eppure, questo appello, ripetuto quasi banalmente,

ogni giorno mi rammenta

ciò che vorrei dimenticare: che

l’amore non è Amore se non è donato

e che un dono non è tale se non

tra le mani che lo accolgono.

Vuoi che li chiami fratelli

queste ombre che si agitano nella mia vita

e spesso spezzano la silenziosa armonia del mio cuore.

Camminare con loro,

lavorare con loro,

pregare ….per loro.

Ma come Signore?

Come si prega per coloro che si amano,

come si prega per coloro che non si conoscono?

Cosa possono aggiungere le mie parole

alla tua preoccupazione di Padre?

Forse che la mia umana solidarietà,

il mio fragile affetto, può dirti di loro

cose che la Carità onnipotente del tuo Spirito

non conosce?

Eppure hai detto: “Chiedete e vi sarà dato;

bussate e vi sarà aperto,

cercate e troverete”.

Ed io, oggi,

ho da chiederti il perdono,

perché sia data la pace

a chi soffre il deserto della tua assenza;

busso al tuo cuore

perché si aprano le porte della speranza

a chi è tentato di chiudersi nel dolore;

cerco il tuo volto, Signore,

per trovare la luce che diriga i miei passi.

E dei miei fratelli, Padre,

di quelli che hai affidato al mio amore,

mille cose avrei da dirti; mille come le parole

che ogni giorno raccolgo dalle loro voci;

mille come le emozioni che li agitano,

come i pensieri che la nostra debolezza condivide.

Ti narrerei storie

che la tua mano ha tracciato,

ti rivelerei i sogni di anime

che tu hai plasmato.

Ma mi chiedo se è questo che vuoi…

O non è forse che il mio cuore

porti incise, in ogni ora,

quelle mani congiunte in preghiera

ad offrirti ogni sorriso ed ogni lacrima

che la tua misericordia ha voluto consegnare alla mia vita.

Sulle strade di questo mondo quante

gioie estranee ci fanno innalzare la lode,

quanti dolori che non ci appartengono

trafiggono la nostra serenità.

E la mia anima smarrita

non conosce parole che muovono

l’Infinito in soccorso di storie finite…

Eppure non credo inutili i segni

che hai lasciato incidessero il mio cuore.

Ecco perché non ho parole…

…perché la mia vita porta con sé

i segni delle preghiere che vogliono

varcare il cielo.

Non ti offrirò parole, Signore,

confezionate dal mio orgoglio

e rese belle da lodi che solo a te appartengono.

Non verrò al tuo altare a deporre

ceste traboccanti di raffinati ragionamenti.

Avrò le mani nude

quando mi inginocchierò innanzi alla tua croce

e lascerò che le loro ferite,

consegnate al mio cuore d’uomo,

si specchino nel sangue del tuo costato,

si raccolgano tra le spine della tua corona.

Sarà anche loro, allora, quel grido

dell’anima che si consegna al Padre:

“Dio mio, Dio mio,

perché mi hai abbandonato?”

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