Il Regno di Dio

gen 16th, 2012 | By | Category: Pastorale Vocazionale

Il delicato passaggio da una sovranità diretta di Dio sul popolo di Israele ad una sovranità mediata da un re terreno avvenne con Saul e con Davide, i quali ricevettero l’unzione per mano di Samule (! Sam.10,24; 16,12): essi detenevano, per così dire, la regalità divina, agivano per conto di Dio. Dopo il tormentato regno di Saul (circa 1030-1010 a.C.), l’insediamento di Davide, che regnò per lunghi anni, portò ad un consolidamento anche territoriale e politico.

Una scelta speciale di Dio proclamata per bocca di Natan anticipava un regno lontano: Quando i tuoi giorni saranno compiuti – diceva Natan a Davide da parte di Dio – e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il tuo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio(2 Sam. 7,12-14).

Il regno di Dio aveva dunque come base in terra un regno umano, soggetto a tutti i conflitti politici dei popoli vicini, e tuttavia i re di Israele esercitavano una sovranità diversa, e Jahvè li considerava figli, come è descritto nel Salmo 2: Perché le genti congiurano,/ perché invano cospirano i popoli?/ Insorgono i re della terra,/ e i principi congiurano insieme,/ contro il Signore e contro il suo Messia/……Se ne ride chi abita i cieli,/ li schernisce dall’alto il Signore/….Annunzierò il decreto del Signore:/ Egli mi ha detto “Tu sei mio figlio,/ io oggi ti ho generato”.

Si profilava in lontananza un regno diverso, messianico, oltre quello terreno, che Dio avrebbe compiuto nella pienezza del tempo.

In contrasto con queste prospettive, l’esperienza storica della monarchia nei successori di Davide rimase ambigua, segnata da infedeltà profonde alla legge di Dio, da cedimenti di fronte agli idoli dei popoli vicini; la divisione dei due regni ne aumentò la debolezza. Alle cadute morali di alcuni re si alternò l’impegno riformatore di altri, soprattutto di alcuni. I profeti non cessarono di rimproverare i re per i loro peccati.

La caduta di Gerusalemme e la deportazione a Babilonia di gran parte degli ebrei mise fine al regno iniziato con Davide: di questo evento così inaudito rimase traccia in molti salmi che esprimono il rimpianto e l’incredulità dell’orante. La distruzione del Tempio fece scomparire il riferimento principale delle fede dell’israelita, e le promesse di Dio sembravano cancellate per sempre.

Proprio nei decenni dell’esilio alcuni profeti tornarono ad annunciare la speranza, perché Dio avrebbe liberato il suo popolo e avrebbe instaurato il suo regno. Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore…io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse in tutti i giorni nuvolosi e di caligine. Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutte le praterie della regione (Ez.34, 11-13). O ancora: Parlate al cuore di Gerusalemme/ e gridatele/ che è finita la sua schiavitù/… (Is. 40,2)

Il ritorno in Israele e la ricostruzione del Tempio non ridettero vita ad un regno come il precedente; l’attesa di un Messia figlio di Davide che avrebbe restaurato il regno si fece strada in vario modo nel popolo ebreo.

(cfr. X. Léon-Dufour “Dizionario di teologia biblica”)

Fonte: Newsletter Diocesi S.Miniato

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