Il coraggio e la sensibilità di Giovanni Paolo II a teatro: una missione di memoria e forza per tutti

gen 16th, 2012 | By | Category: Primo Piano

“Il Papa e il Poeta” di Mimmo Muolo è il titolo di uno spettacolo svoltosi a Roma nel teatro Aurelio che ha saputo restituire, in versi e parole essenziali, Giovanni Paolo II Poeta, uno dei molteplici aspetti della sua personalità. Karol poeta, è stato testimoniato fedelmente dagli attori, attingendo dalla sua stessa produzione, che non solo non prescinde dall’approccio di Papa ma laddove le sue parole prendono forma proprio da quel bagaglio di esperienza, fucina anche delle coordinate dell’attività pontificia. E’ Mimmo Muolo a sottolinearlo sia nei suoi articoli che nel suo saluto a teatro ricordando gli studi sulla poesia di Sua Santità del filosofo Giovanni Reale: “Quattro sono nelle opere poetiche di Wojtyla i concetti chiave: la persona, la sofferenza, la morte e l’amore. In fondo, queste tematiche sono anche le coordinate fondamentali del suo Pontificato”. In realtà in quanto al concetto di coordinate lo spettacolo ricorda a tutti si suggerimenti di Giovanni Paolo II proprio su questi temi. In particolare la dignità della persona, la vita, la famiglia al centro della società, il tutto espresso nella chiave di immediatezza e modernità che ha contraddistinto questo Papa e che lo ha portato a dialogare intensamente e intimamente con il mondo, con i piccoli e i grandi della terra.

“Mi piace pensare – ha detto Mimmo Muolo alla presenza ad esempio del Responsabile del Progetto Culturale della Cei Dott. Vittorio Sozzi, tra i tanti amici e colleghi – che ricordandolo così com’è, Giovanni Paolo II possa essere qui in mezzo a noi”. “In alcuni casi – ha scritto Muolo anche su ‘Avvenire’ nell’articolo ‘Il Papa controcorrente’ – la corrispondenza tra la poesia e concetti del suo Pontificato, anche dal punto di vista testuale, è impressionante. Sul tema del dolore, ad esempio, il poeta Wojtyla riflette usando l’originale dell’innesto ove il Pontefice gli farà eco 28 anni dopo applicando questa metafora alle proprie molteplici sofferenze. “A me stesso devo guardare come, a un tronco/ (…) Ho compreso: bisogna ferirlo per fare posto all’innesto./ Ho compreso: bisogna ferirlo perché ne stilli la vita.! (.. Disse l’albero:/ non temere, se sto morendo/ la morte ha toccato solo la scorza./ Non temere di morire con me per rivivere. Il segno risanerà”. I versi risalgono agli anni ’60 e sono tratti da un componimento intitolato Veglia Pasquale 1966. Il 29 maggio 1994, in un memorabile Angelus, Giovanni Paolo II – che è appena tornato dal Policlinico Gemelli, dove ha subito una nuova operazione – afferma: «Voglio ringraziare. per questo dono della sofferenza. Ho capito che devo introdurre la Chiesa di Cristo in questo Terzo. Millennio con la preghiera, con diverse iniziative, ma ho visto che non basta : bisognava introdurla con la sofferenza, con l’attentato di 13 anni fa e con questo nuovo sacrificio. Perché adesso, perché in questo Anno della Famiglia? Appunto perché la famiglia è minacciata, aggredita. Deve essere aggredito il Papa, deve soffrire il Papa perché ogni famiglia e il mondo vedano che c’è un Vangelo, direi, superiore: il Vangelo della sofferenza , con cui si deve preparare il futuro, il terzo millennio delle famiglie”. E tra le scene della kermesse teatrale ricordiamo ad esempio proprio il riferimento testuale e recitato Familiaris Consortio, “Come ciascuno dei sette sacramenti, anche il matrimonio è un simbolo reale dell’evento della salvezza, ma a modo proprio. Gli sposi vi partecipano in quanto sposi, in due, come coppia, a tal punto che l’effetto primo ed immediato del matrimonio (res et sacramentum) non è la grazia soprannaturale stessa, ma il legame coniugale cristiano, una comunione a due tipicamente cristiana perché rappresenta il mistero dell’Incarnazione del Cristo e il suo mistero di Alleanza. E il contenuto della partecipazione alla vita del Cristo è anch’esso specifico: l’amore coniugale comporta una totalità in cui entrano tutte le componenti della persona – richiamo del corpo e dell’istinto, forza del sentimento e dell’affettività, aspirazione dello spirito e della volontà -; esso mira ad una unità profondamente personale, quella che, al di là dell’unione in una sola carne, conduce a non fare che un cuor solo e un’anima sola: esso esige l’indissolubilità e la fedeltà della donazione reciproca definitiva e si apre sulla fecondità (cfr. Paolo PP. VI “Humanae Vitae”, 9). In una parola, si tratta di caratteristiche normali di ogni amore coniugale naturale, ma con un significato nuovo che non solo le purifica e le consolida, ma le eleva al punto di farne l’espressione di valori propriamente cristiani”. (Giovanni Paolo PP. II, Discorso ai Delegati del “Centre de Liaison des Equipes de Recherche”, 4 [3 Novembre 1979]: “Insegnamenti di Giovanni Paolo II”, II, 2 [1979] 1032)”.

Una tappa riuscita ed apprezzata del percorso culturale della Chiesa Cattolica promosso dalla Cei, un reportage di 60 anni in versi (dal 1938 al 2003) ideato da chi come Muolo tanto ha raccontato e seguito Giovanni Paolo II per il tramite di ‘Avvenire’ e che ci ha consentito di vivere nell’atmosfera teatrale e nel particolare rapporto attore-palco-spettatori la profondità e la forza dell’animo dapprima di un uomo, poi Papa. Giovanni Paolo II, che amava così tanto tutti i bambini, gli uomini del domani, in un momento delicato e storico qual è stato il passaggio al 2000, è riuscito a condurci tutti al terzo millennio, non solo la Comunità ecclesiale. Un merito e un esempio da cui trarre risorse e spunti per affrontare anche questo passaggio di crisi della nostra società ed andare avanti.

Viviana Normando

Il Serra International Italia rappresentato e presente all’evento ha accolto la testimonianza teatrale su Giovanni Paolo II con entusiamo impegnandosi a diffonderne notizia e contenuti, affinchè la vocazione di Giovanni Paolo II sia sempre da esempio, condividendo e promuovendo il progetto culturale della Chiesa ed anche orgoglioso di avere Mimmo Muolo come direttore responsabile della rivista Il Serrano a favore e sostegno delle vocazioni sacerdotali. Nelle foto il saluto di Mimmo Muolo e l’immagine di Muolo, noto giornalista di Avvenire, peraltro pugliese come l’attuale presidente di Serra Italia Avv. Donato Viti, insieme alla Prof.ssa Maria Luisa Coppola Vice Presidente ai Programmi Cnis in occasione del Convegno Cnv 2012 a Roma.

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