La benedizione nella vita della Chiesa

gen 9th, 2012 | By | Category: Pastorale Vocazionale

Fedele al “testamento” di Cristo, la Chiesa ha benedetto sin dall’inizio: l’Apostolo Paolo inizia quasi sempre le sue lettere augurando una benedizione: “Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1,7; cf. 1 Cor 1,3; 2 Cor 1,2; Gal 1,3; ecc.). Tutti i fedeli sono esortati a benedire “Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite” (Rm 12,14). “Non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario, rispondete benedicendo; poiché a questo siete stati chiamati per avere in eredità la benedizione” (1 Pt 3,9).

Nel corso del tempo furono usate nella Chiesa molte diverse benedizioni, raccolte in un libro liturgico proprio, il “Benedizionale”. Ci sono benedizioni nel corso dell’anno liturgico (benedizione delle candele, di San Biagio, ecc.), benedizioni per occasioni particolari (benedizione della madre prima o dopo il parto, benedizione del sacerdote appena ordinato, ecc.), benedizioni nella vita della famiglia e benedizioni nella vita pubblica (benedizione di un’abitazione, di un’auto, ecc.). Con questa grande scelta di benedizioni la Chiesa esprime la sua sollecitudine per il bene dell’uomo, specialmente per la sua salvezza.

Anche ogni sacramento è ricco di forme e segni di benedizione. Le benedizioni, annoverate dalla Chiesa tra i sacramentali, sono “segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali” (CCC, 1667). Così preparano gli uomini “a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita” (CCC, 1667).

La Chiesa conosce molteplici forme di benedizioni: le benedizioni semplici (di persone, di oggetti, di luoghi o di pasti) sono “una lode di Dio e una preghiera per i suoi doni”, la Chiesa “impartisce la benedizione invocando il nome di Gesù, e facendo normalmente il santo segno della croce di Cristo” (CCC, 1671).

Un tipo particolare di benedizione è costituita dalla consacrazione di persone (benedizione dell’abate o dell’abbadessa di un monastero, consacrazione delle vergini, rito della professione religiosa, ecc.) – da non confondere con l’ordinazione sacramentale – o di certi luoghi od oggetti (dedicazione di una chiesa, benedizione di un altare, delle campane, ecc.). Tali benedizioni “hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare delle persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all’uso liturgico” (CCC, 1672).
Infine la Chiesa parla di esorcismo quando “domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del Maligno e sottratto al suo dominio” (CCC, 1673). L’esorcismo è praticato, in una forma semplice, durante la celebrazione del Battesimo, ma anche quando preghiamo con fede di essere protetti dalle insidie del Demonio, o chiediamo l’aiuto del Santo Arcangelo Michele, o ci facciamo il segno di croce in modo consapevole con l’acqua benedetta, ecc. L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo”, può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo.

Quando consideriamo con fede il potere e la ricchezza della benedizione divina nella vita della Chiesa, possiamo capire le parole di Madre Giulia: “La benedizione è una luce più sfolgorante di quella del sole”.

A cura di p. Hermann Geissler FSO – Per gentile concessione della Famiglia spirituale “L’Opera” – Agenzia Fides

Comments are closed.