Carcere e libertà: progetti per vivere dignitosamente la detenzione

gen 5th, 2012 | By | Category: Apertura

Numerose sono le associazioni che, superando l’ostacolo di poter entrare nelle carceri ed operare coi detenuti, riescono a portare il loro contributo ai minori detenuti. La crescita della realtà dei minori e degli stranieri detenuti ha creato una riflessione rispetto alle iniziative da intraprendere in loro aiuto; ci si è resi conto della necessità di collaborazione con tutte le realtà- istituzionali e non- del territorio, dell’importanza di nuove figure professionali, come i mediatori culturali, della possibilità sperata di creare, per ogni situazione diversa, un percorso, un progetto che sia calibrato sulla diversa realtà carceraria, e soprattutto sulle persone che ospita.

A Palermo, il progetto “La Rou(t)e” ha visto protagonista la popolazione rom, insieme al Comune, alle scuole, all’Opera Nomadi; un progetto che, attraverso varie fasi- una carta dei servizi, laboratori interculturali, attività sportive- ha portato ad un’integrazione dell’etnia col territorio e alla prevenzione della criminalità minorile dei giovani rom. Nella provincia di Reggio Calabria, il progetto “Lacio Gave”, ha visto un’intensa opera di partnership da parte di Comune, Scuola, Università, associazioni e privati. Attraverso un’analisi di mercato, si è stabilita la carenza di competenze professionali in ambito ambientale. In queste nicchie sono stati inseriti dei giovani rom, che hanno creato delle piccole attività economiche; secondo gli organizzatori del progetto, la collaborazione tra i beneficiari di questa opportunità, è stata la chiave del successo di tutta l’operazione.

Il progetto ‘Beatrice’ ha riguardato i giovani stranieri non accompagnati, dimessi dal CPA di Torino: si tratta di una videoguida, in varie lingue, che mostra ai giovani le opportunità che la città offre ai minori stranieri senza genitori o familiari. Nella stessa città, per i minori a rischio devianza di etnia rom di età compresa tra i 13 e i 18 anni, è stato attivato un centro educativo semiresidenziale, strutturato come una comunità rom: i giovani sono impegnati nei lavori di casa e in progetti educativi costruiti ad hoc, su ognuno di loro. Attraverso la lotta all’analfabetismo, l’apprendimento della lingua italiana, la responsabilizzazione personale, si lotta contro la tendenza dei giovani alla criminalità e alla recidiva. Nella città di Lecce è stato realizzato il progetto ‘Ragazzo fortunato’: un sostegno scolastico, a domicilio, per i giovani rom, affiancati da loro coetanei,  tutor e professori, allo scopo di non interrompere il percorso scolastico dei ragazzi. Bologna è stata protagonista di un progetto di affido di bambini, adolescenti e giovani, a famiglie straniere miste, o di seconda generazione, di etnia simile a quella del minore. Questo progetto ha dato la possibilità ai minori stranieri di avvicinarsi alla realtà italiana, rispettando i propri tempi e modi, e di capire la loro collocazione all’interno di un nuovo tessuto nazionale.

La Cooperativa Giotto da anni opera coi carcerati del penitenziario di Padova, persone, che grazie a questa esperienza, guidata dalla fede, hanno riscoperto la loro dignità di uomini, hanno scoperto che, anche nel luogo in cui la libertà sembra non aver posto- il carcere, appunto-, l’uomo può essere libero: una libertà mai staccata dal bene che, attraverso la Cooperativa, i detenuti ricevono dal cristianesimo. Questo bene si concretizza in moltissime iniziative, da numerosi momenti di vita comune, allo studio, fino alle occasioni di dare prova di sé attraverso il lavoro. Non solo le istituzioni, anche il mondo della cultura è molto attento alla vita nelle carceri; quest’anno, infatti, il concorso ‘Lingua madre’, nato prendendo spunto dalle possibilità che ogni anno la Regione Piemonte offre all’interno della Fiera del libro di Torino, con uno spazio tutto dedicato alla multiculturalità, è stato aperto non solo alle donne straniere residenti in Italia, ma anche a quelle detenute nelle carceri italiane, grazie ad una collaborazione col Ministero della Giustizia. Al terzo posto del concorso si è classificata, col racconto ‘Nanà’ (cioè ‘Regina’) una detenuta di 33 anni, Herrety Kessiwaah, originaria del Ghana, che vive nel carcere di Trapani; la donna, oltre al premio, ha ricevuto – dopo molti contatti tra il sistema penitenziario e i responsabili del concorso- l’opportunità di essere premiata di persona, e quindi di vivere due giorni fuori dal carcere.

Fonte: Agenfides

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