“Buon Natale” è l’augurio che …

gen 5th, 2012 | By | Category: Eventi

“Buon Natale” è l’augurio che siamo abituati a farci il venticinque dicembre, giorno della nascita di nostro Signore.

La parola “buono” vuole indicare un Natale consapevole che rinnova la vita, ma perché il Natale sia veramente buono, non devono esserci solo la capanna, gli angeli, il Bambino, Maria, Giuseppe, i canti, la festa, tanta gente. Tutto questo non è “Natale”: Natale è nascere, partorire, far germogliare un di più che ci abita dentro.

Il Vangelo racconta di un censimento: l’imperatore Cesare vuole sapere quanti sono i suoi sudditi per poterli spremere; per il “potere”, infatti, essi sono numeri da usare e sfruttare. Il numero, però, è un’entità casuale che ha perso nome e cuore, esso può sparire senza lasciare alcun vuoto. La persona, invece, ha un volto, è fatta di sentimenti e di emozioni, con lei si condividono i giorni, le gioie; si generano dei figli; con lei si litiga, si fa la pace, ci si commuove, si intreccia un’amicizia e le si dona il cuore… la persona non è mai una fra tante: è solamente “lei!”.

Il Natale non è un censimento: il Natale è un volto, una persona, un incontro con qualcuno che ami, altrimenti è niente!

La domanda di Cesare è: “Quanto mi puoi dare? Quanto mi puoi rendere?”.

La domanda del Natale è: “Quanto puoi amare? Cosa puoi essere? Come puoi crescere? Guarda cosa vive dentro di te: l’Immenso, il Divino, l’Altissimo, il Profondissimo”.

In molte famiglie nel giorno di Natale ci si ritrova insieme anche se fra le persone non c’è comunicazione, non c’è amore, anzi, a volte c’è solo invidia e gelosia. Allora il Natale diventa solamente una facciata: deve creare l’immagine della famiglia unita.

Molte persone vanno in chiesa per Natale. Per alcune è un richiamo ad una nostalgia che emerge solo poche volte l’anno, per altri è una “rendita”, produce l’idea che andando in chiesa almeno una volta all’anno si è cristiani, religiosi e buoni… ma è solo un’illusione se non fa nascere qualcosa dentro di noi.

Il centro del Vangelo è la frase: “Si compirono i giorni del parto, diede alla luce un bambino (figlio primogenito), lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia”.

Il Natale è tutto qui: partorire ciò che deve nascere, dare alla luce ciò che deve vivere! Fare nascere, però, è sempre doloroso. Non esiste la “nascita dolce” nelle questioni di vita: chi non vuol soffrire non può fare nascere da sé qualcosa di nuovo, di vitale, di enormemente importante e rigenerativo. Il momento della nascita, poi, non può essere procrastinato: è sempre “adesso, subito, quando il tempo è stabilito e il frutto è maturato”.

Dopo aver partorito, dato alla luce il Bambino, dice il Vangelo, Maria lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia. Questo è il secondo segno del Natale: la cura! Avvolgerlo in fasce, renderlo prezioso, curarlo! Tutto ciò che vive ha bisogno di cura, altrimenti muore. La cura sorge quando qualcosa ha importanza per noi: se non curi i tuoi sentimenti, la tua anima, i tuoi rapporti personali, non dedichi loro tempo, essi muoiono e ti ritrovi arido, freddo, piatto, vuoto, depresso.

Il terzo segno del Natale è la mangiatoia. Essa rappresenta la povertà del Bambino, ma anche la quotidianità degli eventi. Essa, infatti, è il luogo dove gli animali vanno a mangiare il “loro pane quotidiano”: quel bimbo deposto nella mangiatoia è diventato il “pane vivo disceso dal cielo affinché chi ne mangia non muoia” (Gv 6, 50-51). È il nutrimento di ogni giorno. È il vero pane che dà vita, la nuova mangiatoia.

Il Natale esprime il bisogno di mangiare ogni giorno ciò che ci nutre, è un invito a trovare ogni giorno il pane vero, quello che sazia l’anima. Nessuna famiglia può riempirti il cuore, nessun amore può bastare all’anima, nessun figlio può realizzarti, se tu non trovi il Dio Bambino che vive e che dorme dentro di te e che chiede di nascere.

È Natale se tu sai nutrirti, far nascere, risvegliare il Dio che ti abita e a cui puoi rivolgerti ogni giorno, perché di Lui ogni giorno hai bisogno. Non permettere mai che qualcuno venga da te senza che se ne vada via migliore e più contento. Sii l’espressione della bontà di Dio: bontà nei tuoi occhi, nelle tue parole, nel tuo cuore e nel tuo giudizio. Fai che chiunque ti incontri possa dire: “Qui Dio è nato!

fra Renzo Campetella

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