Guardiamo i pastori per affrontare l’ora difficile

dic 28th, 2011 | By | Category: Mondo Cattolico


Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore

Guardare il presepe è come ritornare a casa. Per questo ne abbiamo bisogno: non solo perché sprigiona ricordi cari dell’infanzia, ma anche perché ci richiama alla vita,  a  quello che dovrebbe essere, alla sua verità.

Al centro troviamo la grotta con la sacra Famiglia: è un punto luminoso nella consueta penombra del presepe. Tutto deve condurre il nostro sguardo a quel punto di luce che è il mistero del Dio fatto uomo. Infatti il “tutto” del presepe è variegato ma non per gusto di cornice, bensì per sapienza di fede e di umanità. Chi sono, infatti, i pastori? Non sono solamente l’espressione fedele dei testimoni di quell’evento di grazia, ma sono anche dei messaggeri di qualcosa che  riguarda noi oggi: qualunque sia la nostra vocazione e la forma della nostra vita, qualunque il nostro lavoro e i compiti, infatti, tutti  dobbiamo essere come i pastori del  presepe. Innanzitutto, umili e semplici. Non sembrano di moda queste virtù che danno peso e sostanza alla vita: piuttosto, l’umiltà è considerata  timidezza o paura di misurarsi, viene ritenuta a volte l’atteggiamento dei vili. La semplicità invece sembra sinonimo di poca intelligenza, quasi di animo insipiente. Pare che gli umili e i semplici siano dei perdenti perché poco attrezzati nella lotta della vita.

Ma, ci chiediamo,  tra gli umili pastori e il potente e arrogante Erode, chi è stato di fatto più partecipe della storia, chi ha vinto la battaglia della vita, chi ha assaporato le cose che contano? Le vie di Dio – che sono quelle che restano – non sono le vie degli uomini. E ci chiediamo ancora: tra i semplici pastori e coloro che non hanno riconosciuto il Mistero che si stava compiendo, chi ha visto meglio la realtà delle cose, tanto da cogliere l’Infinito avvolto nei panni di una grotta? E’ più grande la fede dei sapienti secondo il mondo, spesso tronfi delle loro conoscenze tanto da non arrendersi alla maestà del Mistero, oppure la semplicità dei pastori che sono aperti alla realtà intera, e che la fede l’hanno radicata nel cuore più che affidata alla cultura? Lo sappiamo e ne siamo convinti: la fede dev’ essere coltivata e approfondita anche tramite l’intelligenza -  ragione e fede si richiamano – ma quando la scienza rende orgogliosi ci allontana dalla verità non solo di Dio ma anche dell’uomo. L’invisibile – che rende possibile e sensato tutto ciò che tocchiamo – si vede solo con l’umile lente della semplicità.

Nel presepe però non ci sono solo i pastori: sono raffigurate molte altre situazioni di lavoro e di vita. E ci sono anche i Re Magi. Anche in questo caso non è voglia di coreografia poetica: l’intuito della fede vuole dirci che Gesù è venuto per farsi trovare nella concretezza della nostra esistenza. Ovunque vi è l’uomo, in qualunque circostanza, Dio è con lui, Dio è con noi. Egli è venuto per farsi trovare là dove viviamo nel mondo; ma, dobbiamo aggiungere, anche e innanzitutto là dove viviamo nel nostro mondo interiore. Sentimenti di gioia o di dolore, di peccato o di grazia, di incertezza o di luce, di turbamento o di pace…lì Dio si fa trovare, anzi ci precede e ci attende. Ecco il presepe! In quella notte, veramente la terra è fiorita, quella notte ha illuminato le notti del mondo, le notti degli egoismi che dividono e che rendono la terra un deserto, che impediscono agli uomini di vivere non solo accanto ma insieme, capaci di quella comunione che diventa solidarietà, sostegno, condivisione nelle cose quotidiane, nelle prove  che feriscono l’esistenza, turbano gli animi, rendono incerto il domani. Sono le ansie che vive oggi la società, che vivono molti dei nostri fratelli e sorelle anche nella nostra Città.

Ma se tutti  diventiamo  come i pastori – umili e semplici – ritroveremo anche il coraggio della dedizione e della generosità, dell’altruismo e della concordia a qualunque costo pur di superare insieme le prove. Stringerci di più gli uni agli altri a tutti i livelli di responsabilità, lasciando da parte divisioni e particolarismi, è in imperativo in quest’ora di preoccupazione per il lavoro, specialmente per alcune delle  aziende cittadine. Altrimenti perderemo l’occasione di cambiare in meglio il nostro vivere insieme.

Cari Amici, fermiamoci a guardare il presepe: dalla grotta alla notte dei  pastori e dai pastori alla luce della grotta, dove il divino Bambino attira a sé con dolcezza, illumina i  sentieri accidentati e  contorti, scioglie gli egoismi che rinchiudono nel perimetro soffocante dei nostri interessi particolari. Quando si  soddisfa un obiettivo o un tornaconto individuale fuori dall’orizzonte del bene generale,  ogni vittoria  presto si ritorce e si rivela una perdita più grande.

A tutti auguro i sentimenti dei pastori: a tutti, cristiani o no, i pastori suggeriscono quei  propositi che, nella luce della Natività di Gesù, daranno corpo alla speranza di tutti.

Angelo Card. Bagnasco

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