Le difficoltà di professare il proprio credo

dic 17th, 2011 | By | Category: Eventi
MALAYSIA – Canti natalizi nelle case solo “se autorizzati dalle forze dell’ordine”

Kuala Lumpur (Agenzia Fides) – Due chiese a Klang, un sobborgo di Kuala Lumpur, hanno ricevuto una nota della polizia che chiede nomi e dettagli delle persone che cantano canti natalizi (i tradizionali “carols”) perché, secondo gli ufficiali, è necessaria una autorizzazione previa delle forze dell’ordine per poterli eseguire nelle chiese e nelle case. Come notano fonti locali di Fides nella comunità cristiana, i credenti definiscono tali richieste “assurde e inammissibili”. Il gesuita p. Lawrence Andrew, Direttore del settimanale diocesano “Herald” spiega a Fides: “Si tratta di una interpretazione restrittiva delle norme esistenti sull’esercizio della attività di culto e della libertà di religione. La polizia è in totale confusione. Dopo le proteste dei cristiani, rappresentanti del governo hanno già smentito la necessità di tali autorizzazioni”.
In una nota inviata a Fides Sua Ecc. Mons. Paul Tan Chee Ing, Vescovo di Melaka-Johor e Presidente della Conferenza Episcopale, afferma che tali restrizioni renderebbero il paese “quasi uno stato di polizia”, se gli agenti continuano a pretendere “tali requisiti burocratici”.
Fonti di Fides vedono motivi politici ed elettorali dietro episodi di tal genere. Il primo ministro Najib Razak aveva sollevato le speranze della società civile sull’avvio di una nuova era di riforme, con la sua decisione di abrogare una serie di leggi molto odiate, come la legge sulla sicurezza interna (ISA), introdotta dalla Malaysia dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1957. La legge consente la detenzione senza processo e impone limiti alla stampa e ai diritti di riunione. Il documento, come promesso dal governo, avrebbe dovuto essere sostituito da una nuova legge nel 2011, progettata per allineare la Malaysia con le norme internazionali. Il governo, notano fonti di Fides in Malaysia, si era pronunciato in tal senso per rassicurare la popolazione, dopo le manifestazioni di piazza del movimento “Bersih 2.0″ (che significa “pulizia”), registratesi a Kuala Lumpur nel luglio scorso, che invocavano “trasparenza e diritti”.
Un nuovo disegno di legge denominato “Peaceful Assembly Bill”, che regola l’esercizio del diritto di riunione e manifestazione, già approvato nelle scorse settimane dalla Camera bassa del Parlamento, attribuisce, invece, più poteri di controllo preventivo all’esecutivo e alle autorità di polizia e ha suscitato proteste nella società civile e anche fra le minoranze religiose, riunite nel “Malaysian Consultative Council of Buddhism, Christianity, Hinduism, Sikhism and Taoism”. Il provvedimento, infatti, specifica espressamente che “i luoghi dove non potranno tenersi assembramenti sono anche i luoghi di culto”. Secondo Teresa Mok, segretario nazionale del Partito di Azione Democratica, le nuove regole sono “un abuso di potere da parte delle autorità” e “un tentativo di violare la libertà religiosa”.

SRI LANKA – Proposta una “Legge anti-conversioni”; cristiani discriminati nei permessi edilizi

Colombo (Agenzia Fides) – Torna in auge con forza sulla scena pubblica la richiesta di promulgare una “legge anti-conversioni” che proibisca a un cittadino di cambiare la propria fede, se non in casi specifici e con l’autorizzazione di un magistrato. A riproporlo è il “Jathika Hela Urumaya” (JHU), movimento ultranazionalista, singalese e buddista, composto da molti monaci buddisti, che da 7 anni ha fatto di tale proposta uno strumento di ascesa politica, giungendo a far eleggere nove monaci in Parlamento . Nei giorni scorsi, informano fonti locali di Fides, il partito ha rinnovato la sua campagna che vede nelle altre religioni “una contaminazione per il paese”, invitando il governo a reintrodurre il divieto di convertirsi. La richiesta desta preoccupazione nei cristiani dello Sri Lanka, che sostengono la piena libertà di coscienza e di religione di ogni individuo, che lo stato non può condizionare.
Un altro campanello di allarme per i cristiani nello Sri Lanka, notano fonti di Fides, è l’atteggiamento del Ministero degli Affari religiosi, che ha disposto la chiusura di “chiese non autorizzate” e continua a rifiutarne la registrazione ufficiale, mentre nega le licenza edilizie (anche per edifici civili, non adibiti al culto) se il richiedente è un individuo o un’organizzazione cristiana. Il Ministero ha diffuso, nel settembre scorso, una lettera circolare in cui si specifica che “la costruzione o il mantenimento dei luoghi di culto deve avere una preventiva approvazione del Ministero”. Secondo fonti di Fides, sono soprattutto le chiese cristiane evangeliche ad affrontare la maggiore pressione nella società, sia da parte dello stato, con la chiusura di locali adibiti a chiese, ma anche da parte dei movimenti nazionalisti buddisti.

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