Giustizia e carità: binomio impossibile ?

dic 1st, 2011 | By | Category: Mondo Cattolico

Dice Nietzsche: Solo colui che è veramente Signore istituisce la Giustizia, cioè sottopone le cose alla sua maniera.

A distanza di tempo gli risponde Ratzinger (1991 Svolta per l’Europa): La crisi della giustizia,  la perdita della evidenza tra giusto ed ingiusto… senza trascendenza non  c’è fondazione del diritto.

Giustizia e Carità sono due aspetti inseparabili dell’impegno morale del cristiano. Il cristiano è  chiamato a cercare sempre la Giustizia, ma porta in sé la spinta dell’amore che va oltre la stessa giustizia”.

NON C’E’ GIUSTIZIA SENZA CARITA’

NON C’E’ CARITA’ SENZA GIUSTIZIA.

Giustizia è il derivato di una perfetta corrispondenza tra uomo e Dio? o è  il derivato  ciceroniano del  unicuique suum tribuere?

Nel discorso al Parlamento italiano Giovanni Paolo II disse: Giustizia è la misura minima della carità, il retaggio di diritti umani universali, radicati nella natura umana, nei quali si rispecchiano le esigenze oggettive di una legge morale universale.

Nella  XIII assemblea plenaria della Pontificia accademia delle scienze sociali, Benedetto XVI ha detto:”La Giustizia è lo scopo e quindi la misura  di ogni politica, Giustizia e Carità sono i due  aspetti inseparabili dell’ impegno sociale del cristiano”.

La magistrale lettera enciclica Deus caritas est costituisce l’apoteosi descrittiva dell’Amore di Dio per l’Uomo. Dio è Amore, chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora il lui (Giov.1- 4-16),

Amore è il pieno significato di Caritas.

Fuggiamo dall’intrattenerci sulla prima parte della enciclica, di alto contenuto teologico, per far cenno all’opera dottrinaria, nel tempo, della Chiesa volta a stimolare l’uomo a dare risposta all’Amore di Dio, per concretizzarlo nel mondo, perché regni Carità, Amore e Giustizia.

Dal n.26 dell’enciclica, capitolo Giustizia e Carità, mutuo alcune riflessioni che consentono di porci davanti al nostro interrogativo: Giustizia e Carità binomio impossibile ?

Solo in riferimento ai tempi moderni leggiamo con Papa Leone XIII (1891) la Rerum novarum, con Pio XI (1931) la Quadragesimo anno, con Giovanni XXIII (1961) la  Mater et magistra, con Paolo VI (1967) la Populorum progressio, con Giovanni Paolo II° (1981) la Laborem exercens (1987), la Sollecitudo rei socialis, e la Centesimus annus (1991).

Questi tra i documenti ufficiali più noti, ma numerosi sono quelli elaborati dal Vaticano II°, dalla CEI, da laici cattolici,  ma tutti volti a dare risposta all’interrogativo postoci.

Scrive  Benedetto XVI: ”La dottrina sociale della Chiesa è diventata un’indicazione fondamentale che prepara orientamenti voluti ben al di là dei confini di essa; questi orientamenti di fronte al progredire dello sviluppo devono essere affrontati nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell’uomo e del suo mondo”. Che cosa e’ la Giustizia ? Come realizzare la Giustizia ?

Si chiede il Pontefice. E si dà una risposta: ”Il giusto ordine della società e dello Stato” tra le cose, tra  gli uomini; e ancora: ”Un mondo che si deve creare da sé la giustizia è un mondo senza speranza.”

La Giustizia .

“Questo è un problema che riguarda la ragione pratica; ma per potere operare rettamente, la ragione deve sempre di molto essere purificata, perché il suo accecamento etico, derivante dal prevalere dell’interesse e del potere che abbagliano, è un pericolo mai totalmente eliminabile”.

E’ la Fede che consente alla Ragione di realizzare la Giustizia!

Essa “permette alla ragione di svolgere in modo migliore il suo compito e di vedere meglio ciò che  le è proprio”.

Qui si colloca la dottrina sociale  che non vuole rivendicare poteri sullo Stato….”vuole semplicemente contribuire… a recare il proprio aiuto per far sì che  ciò che è giusto possa, qui ed ora essere riconosciuto e poi anche realizzarlo….. la società giusta è opera della politica”, ma ad essa non può mancare l’essenziale sostegno di quanto è Amore, di quanto è Caritas, di quanto provvidenzialmente emana da Dio.

La carità cristiana:

Carità cristiana è imitare Cristo, espressione di incondizionata donazione espressa nella Redenzione dell’Uomo. Quella “carità tutto copre,tutto spera,tutto sopporta ( 1 Cor-13,7).

E con Paolo viverla condividendo la sua espressione:” se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova” ( 1 Cor 13,3).

“ La carità che ama e serve la persona non può mai essere disgiunta dalla giustizia: e l’una e l’altra, ciascuna a suo modo, esigono il pieno riconoscimento effettivo dai diritti della persona  alla quale è ordinata la società con tutte le sue strutture e istituzioni” (Dives in misericordia).

Al  laicato cattolico spetta il compito di assecondare quei principi perché Carità e Giustizia siano  obiettivi coniugabili e non più miraggi.

E’ “l’amore sociale” (Redentor hominis) che bisogna conquistare, perché trionfi la “civiltà dell’amore” (Caritas in veritate) la  sola che porta allo sviluppo integrale della persona.

Paolo Mirenda

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