La dimensione comunitaria della fede: una riflessione post-sinodale

nov 20th, 2011 | By | Category: Il Serra nel Mondo

Riflessione del Vescovo di Adria Rovigo mons. Lucio Soravito de Fran­ceschi al Serra Club di Rovigo.

Come custodire e trasmet­tere oggi il patrimonio della fede cristiana, come vivere la dimensione del cristianesi­mo dentro questa società che in questi decenni è venuta a cambiare la sua fisionomia, la sua realtà. Di questo ha parla­to il Vescovo di Adria Rovigo mons. Lucio Soravito de Fran­ceschi incontrando il Serra Club di Rovigo presso la Sala convegni del Centro Giovanile san Giovanni Bosco di Rovigo. Accanto al Vescovo il presidente del club prof. Da­rio Quaglio che nel rivolgere il saluto ha ricordato il cammino sinodale appena concluso, sot­tolineandone gli impegni che il Sinodo ora chiede di attuare e di realizzare insieme come comunità, come Chiesa, e nel­lo stesso tempo come società civile. Il Vescovo nella sua ri­flessione ha anzitutto ricorda­to le motivazioni per le quali la Chiesa di Adria-Rovigo ha voluto celebrare il Sinodo, os­servando che il Serra ha offerto un grande contri­buto alla riflessione sinodale, in modo particolare attraverso il suo impegno di aiuto e di preghiera per i giovani, per le vocazioni alla vita sacerdotale, religiosa e missionaria.

Attraverso il cammino si­nodale, ha detto il Vescovo la Chiesa diocesana si è voluta in­terrogare sul come trasmettere la fede oggi, sulla realtà del cri­stianesimo vissuto dalla gente del Polesine, sulla dimensione comunitaria della fede. Mons. Soravito ha poi ricordato che la Chiesa non è una questione che riguarda solo il Vescovo, i sacerdoti, ma riguarda ogni battezzato. Molti i temi affron­tati dal Vescovo di carattere te­ologico, pastorale, catechetico, ecclesiale e sociale. Purtroppo sempre più si intende la fede come una esperienza privata, vissuta a proprio piacere e in­teresse, una fede personale che non deve riguardare le scelte di vita. Il Vescovo ha spiegato che come credenti, come cristiani, è necessario essere una presenza viva nella comunità cristiana e civile, nella realtà della Dioce­si, nella quotidianità della vita parrocchiale, ricordando nello stesso tempo l’esperienza dei primi cristiani che erano una presenza viva nella comunità attraverso la testimonianza di vita, la preghiera, la carità. E’ questo l’esempio luminoso che viene a noi oggi dalla vita dei primi cristiani.

Il Vescovo ha spiegato che la parrocchia non deve esse­re intesa come una agenzia di servizi, perciò il credente non può rivolgersi alla parrocchia solo per chiedere i sacramenti, la parrocchia è invece una co­munità di vita, una esperienza di vita, perché il cristianesimo, la fede cristiana è il frutto di un incontro con la persona di Gesù, la sua parola. Pertanto nella Diocesi come nella par­rocchia è necessario essere dei testimoni vivi, credibili, deside­rosi di camminare sulle orme del Maestro il Signore Gesù, il Risorto. Su questa linea mons. Soravito ha richiamato l’atten­zione sull’impegno che è oggi affidato ai laici, al laicato cat­tolico, impegno che non deve limitarsi solamente alla propria esperienza di fede ma che deve diventare testimonianza che si dilata poi nel sociale, nel mon­do della politica, del servizio, del volontariato, del lavoro e soprattutto nella famiglia, tra i giovani e accanto ai poveri.

Settimio Rigolin

Fonte: La Settimana

Fonte foto rovigoggi.it

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