Natale Mosconi a 6o anni dalla sua ordinazione episcopale

nov 18th, 2011 | By | Category: Primo Piano

Sessant’anni fa, il 17 giugno 1951 nella chiesa cattedrale di Cremona veniva consacrato vescovo per la diocesi di Comacchio il sacerdote Natale Mosconi. Per l’occasione veniva pubblicata la sua prima lettera pastorale al clero e al popolo della diocesi comacchiese. Il titolo: Credo Spero Amo. La base del suo programma pastorale incentrato sulle tre virtù teologali che stanno all’origine di una autentica testimonianza di vita cristiana. A Fede Speranza e Carità fanno diretto riscontro le quattro virtù cardinali, care alla filosofia platonica e che sant’Ambrogio definiva come le virtù umane  principali: Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza. Di queste virtù il vescovo Mosconi si era fatto interprete fin dalla sua ordinazione sacerdotale e di tali virtù voleva cementata la fede del popolo comacchiese a lui affidato.

Il 29 luglio 1951 fa il suo ingresso in diocesi di Comacchio. “La più povera delle diocesi – la definì don Primo Mazzolari – dove non ci sono solo dei preti dei poveri ma preti e vescovi poverissimi”. E in quel 29 luglio mons. Mosconi, rivolto ai propri fedeli nella gremitissima cattedrale di Comacchio affermò: “Soffrirò con voi. Non mi illudo del Tabor, occorre il Calvario. Soffrirò con voi per la formazione cristiana dei bimbi e per la salvezza della gioventù, per lenire le tribolazioni dei poveri, per sollevare e confortare gli infermi, per ricondurre a Cristo tante anime lontane. Non chiedetemi altro. Solo questo. Ma questo io vi darò”. Appena il tempo di impostare il suo programma  pastorale e queste parole divennero profetiche.

La sera del 14 novembre 1951 il Po ruppe gli argini nei Comuni di Canaro e Occhiobello. Fu una tragedia immane. Le case distrutte furono 5674. Circa mille Km di strade impraticabili. Oltre 750 mila quintali di grano e oltre 230 mila quintali di granoturco andati perduti. Decine di migliaia i capi di bestiame annegati. Più di un centinaio le persone morte. Oltre 180 mila le persone  costrette all’evacuazione trasformate in un popolo nomade di sfollati accolti alla meglio nei centri di ricovero allestiti nel circondario ed in particolare in diocesi di Comacchio dove il vescovo Mosconi aveva trasformato episcopio, canoniche e asili in luoghi di accoglienza. Quello che vescovo, clero e popolo comacchiese riuscirono a fare in  quel dramma è semplicemente miracoloso. Grazie alle conoscenze e all’intraprendenza di mons. Mosconi tantissime famiglie di alluvionati polesani poterono rifarsi una vita in diverse località del Veneto, della Lombardia e del Piemonte dove trovarono lavoro e casa. Una testimonianza di carità cristiana che resterà come perla preziosa dell’impegno pastorale e del magistero di Natale Mosconi. Una perla che ha meritato una lettera di gratitudine e di lode della Santa Sede.

Arrivando a Comacchio, la parrocchia, i poveri, gli emarginati, gli handicappati, i disoccupati, i senza tetto, le vedove, gli orfani, i bambini, la loro istruzione religiosa furono per Mosconi le sue priorità, anzi, il motivo principale del suo sì al momento della nomina a vescovo. La palestra della sua “carità nella verità”. Così come titola l’enciclica sociale di Benedetto XVI.

Per un parziale riscatto dalla povertà che affliggeva la diocesi di Comacchio era necessario bonificare migliaia di ettari di terreno paludoso. Era necessaria una riforma agraria. Il 7 febbraio 1951 il Ministero dell’Agricoltura aveva istituito l’Ente per la colonizzazione del Delta Padano. Inizialmente interessati circa 4000 ettari divennero ben presto 23850 di cui 23100 in provincia di Ferrara e precisamente in diocesi di Comacchio.

La situazione di povertà della diocesi comacchiese giustificava l’ansia di far presto e bene che animava la mente e il cuore di Natale Mosconi. La riforma significava finalmente la certezza del pane per tanta povera gente ma soprattutto l’affermazione della dignità di ogni singola persona in quanto tale. Correva spesso a Roma, Mosconi, presso i vari ministeri interessati per sollecitare interventi decisivi per il futuro del territorio. Amico e conterraneo dell’allora presidente dell’Ente Bruno Rossi aveva con lui pianificato la cosiddetta “borgata rurale”. Si trattava di costruire sulle terre bonificate centri di vita dove accanto al lavoro dovevano esserci la casa, la chiesa, le scuole e le opere sociali. La sua visione della bonifica, largamente condivisa dal presidente Rossi, denotava una vera capacità di interpretare le esigenze materiali, morali e religiose della popolazione del delta. Se poi si aggiunge che il vescovo Mosconi operò pressantemente perché l’allora Prefetto di Ferrara Nicola Abbrescia si adoperasse affinché sul litorale comacchiese si desse inizio alla costruzione di strutture turistiche per creare occupazione e sviluppo per tutto il territorio, allora si comprende quanto rivoluzionario e profetico (anche alla luce della successiva enciclica sociale di Paolo VI “Populorum Progressio” e della più recente “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI), sia stato l’impegno apostolico che ha contrassegnato il suo episcopato e, nel contempo, un avvio di rinascita del basso ferrarese. Per questo fu definito “il vescovo del delta e della riforma agraria”. E’ stato l’uomo della svolta. La chiave di volta per il riscatto materiale, morale, sociale, culturale e religioso della gente del delta. Lui sì, fu veramente “l’uomo della Provvidenza” per il basso ferrarese, l’uomo giusto al posto giusto, al momento giusto. Un uomo molto amato dalla sua gente, contestato dagli oppositori ma da questi anche molto rispettato ed ossequiato per l’amore incondizionato che aveva saputo esprimere senza riserve non solo verso il proprio popolo ma per l’intero territorio diocesano.

Ricordarlo a sessant’anni dalla sua ordinazione episcopale e dal suo ingresso in diocesi di Comacchio unendo il suo nome alla ripresa della vita nel Polesine ed allo sviluppo del basso ferrarese attraverso la riforma agraria per la quale si è molto speso è semplicemente un tributo di gratitudine doveroso.

a.f.

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