Imporre no, ma proporre perché no?.

nov 18th, 2011 | By | Category: Mondo Cattolico

Quello dei cattolici veri ormai sembra un esercito in ritirata. Come l’esercito napoleonico dopo l’incendio di Mosca nella campagna di Russia o dopo Lipsia. Non dopo Waterloo perché per i cristiani Waterloo non ne possono esistere…

E invece di proporre teorie politiche e strategie programmatiche vorrei collocare all’attenzione del lettore, e potranno capire coloro che sono ascoltatori attenti di una Parola che viene dall’Alto e parla il linguaggio dell’Alto, il pensiero di Cristo che sta alla base di qualsiasi scelta cristiana e senza del quale la prassi cristiana non è più tale: “Chi vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. La legge del sacrificio, come elemento pedagogico necessario alla vita e alla crescita cristiana sta alla base del cristianesimo, che ebbe le sue prime ripercussioni in un mondo edonistico e godereccio molto peggiore del nostro. Pochissimi seguaci infatti avevano gli stoici che propugnavano la filosofia del “substine et abstine” (sopporta e astieniti).

Né del resto il cristianesimo si può fare coincidere con questa scuola filosofica, controriformista per l’epoca, ma poco adatta alla maggior parte della gente, in quanto priva di modelli veri e capaci di incidere sulla storia del mondo.

Il cristianesimo invece consiste, più che in una mutazione del comportamento etico, indispensabile ma tanto subordinato quanto insufficiente, quanto piuttosto nel confronto con un Modello: Cristo.

E il confronto inteso non in uno scambio di punti di vista con Lui, quasi si fosse entrambi ricercatori della Verità, quanto in un guardare a Lui come Verità e fonte delle Verità, come pienezza di Luce. Cristo è Colui che osò dire al cieco che aveva guarito e che era stato scomunicato dai capi della comunità più temibile del tempo e del luogo in cui viveva: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”

E l’ex cieco aveva creduto, ricevendo un secondo miracolo e una seconda Luce, quella della Fede…

Ma credere in Gesù Cristo significa seguirlo. Ma non seguirlo come al giorno d’oggi molti seguono i leader politici nel senso che si informano sulle loro vicende, ma nel senso che si spendono per la causa in cui essi credono o, per i più coraggiosi o i più coerenti, nel senso che ne imitano il comportamento e sacrificano la loro vita per i loro ideali. Quelli che ne hanno qualcuno, evidentemente…

Seguire Gesù Cristo non è curiosare tra le pagine del Vangelo e/o ammirare la sublimità del suo insegnamento, per poi concludere che è troppo bello, ma nessuno può metterlo in pratica perché poco “pratico”. Tanto è pratico il Van-gelo che coloro che lo hanno messo meglio in pratica sono gli uomini migliori e quelli che meglio hanno servito la causa di una umanità migliore: i santi.

E i santi sono coloro che non hanno esitato a rinnegare se stessi, pur di seguire Cristo, perchè hanno capito due cose fondamentali della vita: 1) che seguire e imitare Cristo è il modo più semplice e più sicuro per essere veramente se stessi; 2) che è impossibile seguire Cristo senza abbracciare con amore tutta l’amarezza che deriva dal seguirlo in pienezza e senza sconti in termini di emarginazione, di persecuzione, di privazioni, di sacrifici, di Croce… Ma non esistono vette senza scalate, né traguardi senza percorsi. Vero è che oggi hanno inventato i diplomi e le lauree senza studio, ma qui entriamo nel mondo della virtualità e, forse, della falsità. Chi andrebbe a sottoporsi alle terapie di un medico con la laurea “ad honorem” o affiderebbe la costruzione di un ponte ad un ingegnere con la stessa qualifica o chi andrebbe a confessarsi o a comunicarsi alla Messa di un falso prete? Così falsi sono tutti i cristiani che rifiutano il cammino del sacrificio, della palestra, dell’allenamento, della rinuncia. Per questo il vero cristiano è il martire.

E per questo il cristianesimo riprenderà a trasformare la società quando i cristiani torneranno a desiderare il martirio. Per adesso, nella stragrande maggioranza desiderano soldi, divertimenti, comodità e dominio. “E se il Sale diventa insipido con che cosa lo si potrà trasformare?…”     -

G.R.

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