Nuove frontiere della comunicazione.

nov 15th, 2011 | By | Category: Apertura

Il messaggio del Santo Padre per la  Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, oltre che per l’impianto decisamente propositivo, visibile attraverso l’enunciato stesso del tema, si lascia godere anche per l’approccio singolarmente positivo con cui tutto l’argomento delle “nuove tecnologie” viene affrontato dal Papa.

Si sarebbe infatti potuto abbastanza facilmente prevedere che un discorso sulle nuove tecnologie di comunicazione potesse anche comportare nuove preoccupazioni sugli usi e i comportamenti perlomeno impropri, se non proprio deviati e devianti, che quasi certamente ne deriveranno. Il Papa ha voluto invece che l’apertura sulle “nuove tecnologie” fosse fatta con l’occhio aperto sulla prospettiva delle forme e dei modi di “nuove relazioni”, più umanamente ricchi e arricchenti, che se ne potranno ricavare. «Le nuove tecnologie — scrive il Papa — hanno anche aperto la strada al dialogo tra persone di differenti paesi, culture e religioni. La nuova arena digitale, il cosiddetto cyberspace, permette di incontrarsi e di conoscere i valori e le tradizioni degli altri».

Naturalmente “forme” e “modi”di intrecciare nuove relazioni saranno davvero umanamente ricchi e arricchenti solo se sarà osservato al meglio, al di là delle grammatiche

specifiche delle nuove tecniche, lo stile dell’incontrarsi. A quest’ultimo proposito il Papa non manca di osservare, sempre al positivo, che gli «incontri, per essere fecondi, richiedono forme oneste e corrette di espressione insieme ad un ascolto attento e rispettoso»; e che pertanto «il dialogo deve essere radicato in una ricerca sincera e reciproca della verità, per realizzare la promozione dello sviluppo nella comprensione e nella tolleranza». Non manca però neppure di raccomandare che la nuova moltiplicata possibilità di incontrarsi nel cyberspace avvenga sempre senza detrimento dell’incontro fisico e quotidiano: «Sarebbe triste – osserva il Papa con realismo affinato dalla delicatezza del pastore – se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare online le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero».

Per il credente cristiano, abituato a comprendere “comunicazione” e “dialogo” nei loro orizzonti più propri, teologali e missionari, si tratta sempre del desiderio di condividere un bene percepito come sommo e non più rinunciabile. e l’esperienza di esso come il caso decisivo per la propria vita e per quella di ogni uomo divenuto irresistibilmente prossimo.

In un tempo come il nostro, che sempre più appare caratterizzato da una sorta di istintivo rifiuto di certezze e che inclina perciò a vivere “all’insegna del provvisorio e del fuggevole”, non pochi sono tentati di cercare nella rete e nelle nuove tecnologie solo occasioni per evadere dalla realtà e da precise responsabilità. In tale contesto vale ancora la duplice possibilità che in un documento della Santa Sede di quindici anni fa veniva prospettata per gli strumenti della comunicazione di massa, che essi cioè possano essere usati «per proclamare il Vangelo o per ridurlo al silenzio nel cuore degli uomini».

Di fronte a tale duplice possibilità chi ha l’incommensurabile grazia di credere in Dio e di conservare la giusta fiducia negli uomini non può non sentirsi interpellato dalla prima di esse, quella che vuole che nella grande arena mediatica sia proclamato, anzi, più in linea con lo slogan programmatico della Chiesa in Italia per questo decennio che volge al termine, sia “comunicato il Vangelo in un mondo che cambia”.

C’è qui una sfida seria, soprattutto per i genitori, le famiglie e per quanti sono responsabili dell’educazione delle nuove generazioni. Quanti poi hanno professionalità e attitudini riguardo al mondo dei media vi colgano la sfida motivata dalla loro fede, e dalla amicizia genuina verso tutti gli uomini che dalla fede deriva.

Non esitino pertanto a farsi professionisti del dialogo nella sua vera caratura cristiana: quella, per intenderci, a cui la Prima Lettera Pietro ha impresso il marchio di autenticità valido per sempre:

Non sgomentatevi… e non turbatevi, ma adorate il Signore Cristo nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto sempre con dolcezza e rispetto, con una coscienza retta.

Salvatore Di Cristina, Arcivescovo

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