Il LAICO IN J.H.NEWMAN

ott 19th, 2011 | By | Category: Cultura

La figura di“laico” scolpita da Newman deve essere consapevolmente acquisita dal laicato  cattolico tutto e dai Serrani  in particolare, votati come  sono, alla  cura dei Ministri  di  Cristo.

La società, la vigna evangelica, nella quale essi operano, offre un  desolante quadro denunciato a suo tempo dal neo-beato; ancora grave, più grave ai nostri  giorni.

Scrive  Newman: “La bella struttura della società che è l’opera del cristianesimo, sta ripudiando il  cristianesimo”.

La  grave  affermazione  del  grande  dottore  della  Chiesa,ed ora Beato,  è  un grido  di allarme rivolto al laicato cattolico, gran parte dell’essere-Chiesa,che vede  ogni  giorno  di più la scristianizzazione della società e da molte parti il tentativo di totale  eradicazione dei principi del cristianesimo che per secoli hanno costituito il collante più  solido per il vivere civile di quel mondo dove è cresciuto e dove oggi viene  rinnegato.

Una convivenza civile, democratica, rispettosa della verità e della libertà muore, se  non è  plasmata dall’Amore.

E il  cristianesimo è  soprattutto  Amore, senza il  quale ogni legge  fallisce.

A  quella diagnosi pienamente condivisa, sempre più ingravescente, hanno teso porre rimedi, il Vaticano II, l’Evangeli nuntiandi di  Paolo VI, la Cristhifidelis laici di Giovanni  Paolo II e  molti  altri  documenti del  Magistero certamente  noti  a chi  ci  legge.

Ci  piace  citare perché  recente la lettera  apostolica Ubicumque et Semper di Benedetto XVI con la  quale  istituisce il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione.

In esso  si  legge il  grido: distacco della  fede, di società e cultura da secoli impregnati del  Vangelo. E poi: il blasone di identità del cristiano:all’inizio dell’essere cristiano non c’è una  decisione etica o una  grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento,con una persona che dà alla  vita un nuovo orizzonte e  con ciò una  direzione  decisiva.

Commenta Rino  Fisichella, Arcivescovo e  Presidente  del  neonato dicastero: “Il Vangelo non è un mito, ma  la testimonianza di un evento storico, che  ha cambiato il volto  della  storia”.

Della  necessità  di  questa caratterizzazione storica del cristianesimo se  ne era  accorto Newman  che in essa poneva un valore da mettere in campo.

E’  dunque  ancora un  gravoso  compito  per i laici: nuova evangelizzazione.

Ma non prima  di  riconoscersi in un identikit
Quale?

Quello  tracciato  da  Newman

“Voglio un  laicato  non  arrogante, non precipitoso nel parlare, non  litigioso ma fatto  di uomini che conoscono la loro religione, vi entrano dentro, che sanno  benissimo dove si trovano, che  sanno  quello  che possiedono, che  conoscano  la  loro fede così  bene che  sono  in grado  di  spiegarla,c he  ne  conoscano la  storia tanto  da  poterla  difendere.

Voglio  un  laicato intelligente  e  bene  istruito.

Desidero  che  allarghiate  le  vostre  conoscenze, coltiviate  la  Ragione, siate  in  grado  di  percepire il  rapporto tra  Verita’ e Fede, che  impariate a veder le cose  come stanno come  la  Fede e la Ragione si relazionino tra loro, quali siano i  fondamenti e i principi del cattolicesimo”.

Ho  estrapolato  queste  poche  parole,da un discorso molto  più vasto, peraltro  significativo, anche  di   una  semplicità tale da  farci dire: si  lo  sappiamo che ci  vieni  a dire !

In  esse  sono  insite alcune visioni profetiche come il  rapporto  tra Fede e  Ragione e quello che in  questo contesto ci interessa  maggiormente,  cioè la  necessità del  laico cristiano di conoscere e vivere la storicità di  Cristo, del cristianesimo della sua Chiesa, per comprenderli e farli comprendere nella loro dimensione divina ed umana.

Sono queste parole che ci obbligano a intensificare le nostre riflessioni sullo status di  militanti-laici per meglio vivere e diffondere nella società il prezioso scrigno di  valori datici dal cristianesimo.

Compito gravoso, impari, è la inculturazione evangelica, così come il nostro lodevole tentativo di far nascere e crescere le vocazioni.

E’ sotto i nostri occhi peraltro il  magro risultato.

La  società è sorda, ci  schernisce, ci  deride  quasi.

Che  fare  oltre al meglio conoscere ?

Tra  i  tanti  insegnamenti  che  ci  vengono dal beato J.H.Newman ne scegliamo uno, forse il  più  elementare, forse il più disarmante, forse il più efficace: parlare  da cuore a  cuore – cor ad cor loquitur –  il suo  metodo  di  evangelizzazione.

Cor ad cor loquitur fece imprimere sul suo stemma  cardinalizio.

Ancora  un  mezzo a nostra disposizione.

I campi  culturali  sui quali agire.

Come Newman, ieri contrastò il liberalismo, noi oggi dobbiamo con  tutta forza contrastare il relativismo, perché  entrambi  nemici subdoli della Verità e origine di tante non verità   che sono alla base della disgregazione e scristianizzazione della struttura  societaria.

Con questi obiettivi, alfine di sostanziare ancor di più l’impegno serrano nella società, non è affatto da escludere la nostra presenza nelle istituzioni che declinano la  vita democratica. So di ripetermi, ma sono altrettanto convinto della necessità di farlo.

Il  mondo, la  Chiesa e noi serrani con essa, siamo in cammino. Cammino  non è rinnegare, ma  vivere una  nuova vita.

L’invito ci  viene dalla  titolazione della citata nuova istituzione ecclesiale : Ubicumque et semper. Ripeto  ubicumque.

“Come può un cristiano vivere nel mondo senza essere del mondo!

E’ lì, dove  non  possiamo  mancare !

E  le citazioni dottrinarie del Magistero volte ad incoraggiare la presenza dei cattolici alla vita politica del paese sono innumerevoli e datate .
Ne  ricordiamo ancora tre: la prima: E’nella politica che si esercita la  più efficace  forma di carità (Paolo VI).

La seconda:  “Non solo rinnovo dell’auspicio sulla presenza dei cattolici in politica ma  un impegno concreto da  parte dei vescovi per accompagnare tale presenza”.(Mariano  Crociata, Segretario Generale CEI, a  commento di una recente riunione CEI.)

La  terza : “Aspettarsi che i cattolici circoscrivano il loro apporto sempre importante della carità, fosse pure per contribuire ai doveri dello Stato in ordine al bene comune,  significa scadere in  una visione utilitaristica, quando non anche autoritaria.

I cattolici non possono consegnarsi all’afasia ideologica o tattica: se lo facessero  tradirebbero le consegne di Gesù ma anche le attese specifiche di ogni democrazia partecipata”. (Angelo Bagnasco Presidente CEI Assisi-8-11-2010 Assemblea generale della  Conferenza episcopale.)

Newman “nella sua lunga vita,dagli inizi nella chiesa d’Inghilterra e dell’influenza che vi esercitò,in particolare a Oxford,alla fine, come cardinale della chiesa cattolica romana,è possibile rintracciare  nel suo pensiero un modello costante ed armonioso.

In Newman rintracciamo sempre la preoccupazione di rendere il laicato una forza attiva,all’opera sia nella chiesa sia ne mondo in generale”(Ian Ker)

Abbiamo orecchie  per  sentire?

Vogliamo  rimanere nel limbo?

Paolo Mirenda

Paolo Mirenda col prof.don Rino La Delfa studioso a livello internazionale del Newman

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